Napoleon Da Legend Interview

Napoleon Da Legend: “L’Hip-Hop ha bisogno di più equilibrio tra bene e male”.

Napoleon Da Legend ci ha raccontato la sua interessante storia personale e carriera: dalle sue origini afro-francesi a diventare un fortissimo MC bilingue, a Brooklyn, con messaggi positivi e una grande passione per i manga. Leggete questa bellissima intervista, anche, perchè NDL ci ha anticipato un progetto in collaborazione con una leggenda del rap francese. 

Top Works
  • Steal This Mixtape Too
    2016
  • Coup D’Etat 2
    2019
  • Charles De Gaulle
    2020
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LEGGI L’INTERVISTA IN LINGUA ORIGINALE » 

Grazie bro, per averci concesso questa intervista, in quanto fan della tua musica e realmente interessati alla tua storia personale… Perciò, partiamo proprio chiedendoti di raccontarci del tuo intrigante e misto background: infatti, se non ci sbagliamo, sei nato a Parigi da genitori delle Comore (un magnifico arcipelago africano), poi siete emigrati negli Stati Uniti, giusto? Puoi parlarci del tuo passato e di quando e perché i tuoi genitori hanno deciso di volare fino agli Stati Uniti?

Si, giusto. Poi, mio padre ebbe un’opportunità di lavoro negli Stati Uniti e ci andò per qualche mese, prima di farci venire li’ a stare con lui. Gli Stati Uniti avrebbero significato la promessa di una vita migliore per la mia famiglia. C’erano molto pochi Comoriani in America, allora. L’attrattiva che esercitava l’America a quei tempi, era anche più grande di adesso. Io e mia madre cogliemmo l’occasione.

Sei ancora molto legato alle tue origini, tuttora, e torni spesso in Francia o nelle Comore?

Mi sento fortemente legato alle mie origini. Sono cresciuto in una famiglia fortemente Comoriana da un punto di vista culturale. Ci sono tornato un po’ di volte quando era più giovane. Le Comore sono un posto piuttosto piccolo, ma i Comoriani hanno un forte senso di orgoglio. Ormai però non torno nelle Comore da almeno 10 anni… Invece, sono stato in Francia parecchie volte prima del Covid per concerti e tour, soprattutto negli ultimi 4 anni.

Ho un background e un’esperienza di vita unica e conoscere da dove arrivo mi tiene ancorato ai miei principi e mi aiuta a non perdere la mia testa in pazzie. Arrivo da un paese del terzo mondo, e beneficio dei lussi che porta vivere in uno dei paesi più ricchi del mondo, per quanto ora mi sembri “normale”.Mi forma e mi motiva sia in come mi muovo, che nella mia musica”.

Una volta negli Stati Uniti , come è evoluta la tua storia?  Quando e come hai iniziato ad approcciarti alla Cultura Hip Hop? Hai anche giocato a Basket, vero?

Come dicevo prima, sono cresciuto come un ragazzo normale, che andava a scuola e faceva sport. Anche da ragazzino mi sentivo privilegiato a vivere in America, come se percepissi che la gente dall’altra parte dell’oceano, invidiava la mia posizione. Vivevo in posti che loro avrebbero visto solo nei film. L’Hip-Hop era quello che sentivo in radio o provenire dalle auto che passavano. La collezione musicale di mio padre consisteva soprattutto in Soul, R&B, Reggae e African music.

Quando ho cominciato a vedere i video Hip-Hop in TV, allora mi è scattata la cosa che fosse una cultura, che mi circondava ovunque. Vestivamo in una certa maniera, imparavo l’inglese soprattutto grazie l’Hip-Hop, quindi ecco da dove presi il mio accento di New York, anche se sono cresciuto a Washington D.C.

La musica era tutto per me al tempo, era un rifugio. L’energia era nuova e comunque la sentivo familiare. Amavo, anche, il basket. Hip-Hop e basket andavano mano nella mano per me. Crescendo con gente come Stefon Marbury e Allen Iverson, tutto ciò che ruotava attorno al basket era Hip-Hop.  Lo amavo ancora prima di capire da dove venisse e fosse qualcosa di cui sarei vissuto anni dopo. Immagino fosse che stavo vivendo qualcosa prima ancora di capire cosa fosse.

Quando hai realizzato che la musica Hip-Hop fosse la tua strada? Secondo te quali sono i tuoi primi progetti importanti? 

Non sono sicuro di quando abbia realizzato fosse la mia strada. Non è una cosa semplice. La vita è tumultuosa, la cosa principale è che uno pensa come sopravvivere e come fare i soldi per vivere, sostenere me stesso, i miei amati e fare ciò che voglio. Dovevo capire questa parte. Sono sempre stato uno che si sbatteva, che fosse rappare, fare movimenti in strada o lavori temporanei qua e là. Posso dire che avessi un approccio orientato su diversi fronti.

Non ero sempre focalizzato, sapevo che la mia passione era fare musica, non avevo dubbi su quello. Conoscevo i rischi di fare certe robe nelle strade e che non poteva essere un piano a lungo termine. Sapevo anche che non ero contento di fare un lavoro salariato. Nel subconscio o forse sapevo fin troppo bene, che la mia strada era l’Hip-Hop ben prima di esserne risucchiato. Testi e idee per le canzoni continuavano a girarmi in testa, ogni volta che facevo una pausa o mi fermavo.

Ho capito che era la mia strada quando mi sono trasferito a Brooklyn con l’obiettivo principale di inseguire questa carriera. Ho fatto la mia prima mossa, prima di sapere che la stavo facendo.  Sono arrivato a Brooklyn e l’ho capito.  Il mio primo vero progetto importante è “Awakening””.

Perciò nel 2013 hai pubblicato il disco “Awakening” con i featuring di leggende come Raekwon e Sean Price ( R.I.P): come sei entrato in contatto con queste leggende?

Napoleon Da Legend in front of a Sean Price dedicated mural in Brooklyn, NY

Un mio amico è entrato in contatto con Raekwon quando ha incontrato suo fratello Don P. , mentre per Sean Price è successo appena trasferito a Brooklyn, l’ambiente underground mi ha reso facile essere in contatto con diversi emergenti e leggende. Ho sempre saputo dentro al mio cuore che tutto ciò di cui avevo bisogno, era un’opportunità. Perciò ho colto la mia, appena me li hanno presentati.

La tua produttività musicale sembra essere incrementata molto negli ultimi 3-4 anni…Come mai?

Penso che la mia conoscenza del “gioco”, la mia arte e il livello di concentrazione hanno iniziato ad essere dove dovevano essere attorno al 2016, Ero a Brooklyn e stavo facendo un po’ di rumore nella scena locale. In ogni caso, ho realizzato che la longevità risiede nelle tracce e nei progetti che sarebbero stati ricordati e avrebbero avuto impatto sulla gente. Ho rallentato con i live e ho cominciato a registrare “Steal This Mixtape”. Questo mi ha portato in una zona, che da quel momento ho continuato a cavalcare.

Ho cominciato a divertirmi a mettere insieme progetti, invece di affrontarli come una montagna da scalare, diventando così più facile e divertente. Era anche terapeutico, non sapevo di quante robe mi tenessi dentro, finché’ ho permesso ai miei sentimenti ed esperienze di venir fuori.

Anche il 2020 è stato un anno super produttivo, infatti, hai pubblicato almeno 5 progetti: a nostro parere il tuo progetto più’ importante dell’anno potrebbe essere  “Charles De Gaulle”, un progetto bilingue, dove hai dimostrato la tua versatilità e le tue skills sia in inglese che francese… Perché hai deciso di fare un progetto in doppia lingua? E qual’è il significato dietro al titolo in riferimento al famoso ex-presidente della Francia ?

Come detto prima, andavo in Francia molto di più negli ultimi 4 anni . Ciò mi ha fatto tornare la voglia di parlare e comunicare in francese. Ho ricominciato a leggere e guardare cose in francese. Ho fatto un’intervista con più’ di  100,000 views su un canale Comoriano in francese e ho capito che grazie a quella lingua potevo comunicare con molte più persone che non avevo ancora raggiunto fino quel momento. Ho provato a scrivere una canzone in francese e ho scritto “De Rien”.

Mi sono sorpreso di quanto fosse divertente e non così difficile come pensavo. Ho deciso di introdurre canzoni in francese accanto a canzoni in inglese in quanto non volevo alienare completamente la mia fanbase che stava crescendo. Perciò sono stato in grado di proporre e mettere sul mercato il progetto, sia in paesi di lingua francese, sia negli Stati Uniti.

Charles de Gaulle è il secondo nome che mi viene in mente quando penso alla Francia o a roba francese, dopo Napoleone. Quando atterri a Parigi, arrivi all’aeroporto “Charles de Gaulle”. Ho pensato rapperò in francese per la prima volta per molti ascoltatori, perciò boom ecco “Charles de Gaulle”. E’ entrato nella storia in questa maniera.”

In realtà, quest’anno, hai realizzato diversi altri progetti di spessore come “Street Universe”, “The Stuff of Legend” (con Ro Data) , “Chikara” e l’ultimo “Dragonball G”. Quali di questi hanno ricevuto il migliore feedback? E qual’è il tuo favorito?

Tutti loro hanno avuto una grande risposta e venduto molto bene e velocemente. 4 vinili in un anno, è stata una prima volta per me e al momento ognuno di loro è diventato un pezzo da collezione. Non sono sicuro quale sia quello che ha avuto il feedback più positivo. E’ difficile per me stabilirlo, e anche troppo presto. Penso che il tempo dirà quali di questi e del resto del mio catalogo sono i migliori. Non li classifico o penso ai miei progetti in questa maniera. Tutti rappresentano come mi sentivo in quel periodo, registro e li metto assieme, poi mi muovo al prossimo progetto. Lascio giudicare la gente, è più importante rispetto a cosa ne penso io.

Penso, anche, che gli artisti spesso si fanno troppi viaggi se si soffermano troppo su cosa pensa la gente. Io voglio che la gente apprezzi e ami ciò che faccio. Ma allo stesso tempo, devo essere in grado di apprezzare il processo di creare e avere qualcosa da dire senza preoccuparmi troppo delle conseguenze. È una linea che devi seguire per essere bilanciato. L’ Hip-Hop è musica e libertà per me.

Giusto per nominare qualche tuo altro progetto degli anni passati, che ha catturato la nostra attenzione, possiamo citare per esempio, i due “Coupe D’Etat” del 2018-2019 prodotti dal beatmaker inglese Giallo Point… Avete rinnovato la vostra collaborazione anche quest’anno pubblicando “Street Universe”. Come vi siete conosciuti e come sono venuti alla luce questi album?

Siamo entrati in contatto online per il rispetto e la stima reciproca per i lavori e la “hustle” di entrambi. Entrambi abbiamo pubblicato uno tsunami di tracce in un periodo di pochi mesi, che più o meno rispecchiano l’uscita di quei tre progetti. Noi abbiamo giusto scelto e selezionato quali canzoni andassero in quale progetto. Per “Street Universe” abbiamo deciso di interrompere il concetto di “Coup d’Etat” e dargli un aspetto fresco. E’ stato ricevuto bene.

Quali sono gli altri album che consideri più importanti per la tua carriera e suggeriresti a chi non ha mai sentito la tua musica?  E perchè ?

Consiglierei alla gente di ascoltare la serie “Steal This Mixtape”, per via dei diversi aspetti della mia vita e i diversi concetti di cui parlo. “Tupacrypha”  è stato un mixtape raccontato da Tupac (RIP), che mi riascolto molto. Oltre a questi, anche “Bronze Saints”, che è stato il mio primo progetto prodotto interamente da me.

Tra i concetti e testi dei tuoi album spesso fai riferimento alla cultura giapponese e dei Manga. Perchè?  Da dove arriva questa passione? Invece, in che modo il tuo background afro-francese ha influenzato la tua musica?

Io amo i manga e gli anime giapponesi fin da quando ero giovane, per via dello stile, le storie e la musica. E’ come per la gente che è influenzata dai gangster movies. Perchè ripetere una cosa fatta mille volte? È comunque tutta finzione. I creatori dei Manga avevano un incredibile etica del lavoro e una grinta incredibile. C’è molto di correlato nel essere un’artista e un MC.

Per quanto riguarda le mie origini africane ho pubblicato due progetti “Afrostreet” e “Afrostreet 2” che esplorano le mie influenze. Ho anche fatto 4 “African Drum” canzoni nella mia serie di “Steal This Mixtape.

Un altro tratto distintivo della tua musica è che spesso provi a diffondere messaggi positivi, ma in realtà, abbiamo letto da qualche parte, che sei davvero coinvolto attivamente in diversi programmi sociali al di fuori della musica. Puoi parlarci meglio di questo tuo lato? 

La musica riflette ciò che sono e i valori per cui vivo. Ho un amore profondo per l’umanità, voglio vedere la gente felice e fare bene. Perciò do il mio meglio per mettere positività nel mio suono. La negatività vende, ma per me non è tutto incentrato sul “vendere”, è anche incentrato su cosa posso dare alla gente. Faccio diverse chiacchierate con i giovani qui e all’estero. Prima del Covid, stavo facendo laboratori Hip-Hop nelle scuole di Brooklyn, nel Bronx e nella prigione di Riker’s Island. E’ qualcosa che mi piace fare perchè mi tiene in contatto con la gioventù e fa parte del donare. Una persona riceve veramente, quando dà”

Non mi piace quanto sia diventato “normale” per l’Hip-Hop essere associato a vibrazioni non-positive, perchè ciò significa che il marketing delle multinazionali ha preso il sopravvento nel racconto dell’Hip-Hop. Dobbiamo uscire da questa bolla. Il bilanciamento tra il bene e il male è più “real”  dell’opposto. Se tu registri solo brani negativi, ci sono buone probabilità che stai promuovendo un’immagine falsa. L’ Hip-Hop deve essere “real”.

Ok, dopo un ottimo 2020 da un punto di vista musicale, che piani hai per il futuro?

Sto lavorando su un sacco di musica. Io e il producer Amerigo Gazaway stiamo finendo un album insieme. Sto lavorando a un progetto prodotto da Akhenaton del gruppo IAM . Saranno pubblicati al momento giusto.

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