Rome Streetz: rispetta la tua visione e fatti pagare per essa.

Non è la dimensione del pubblico a definire cosa sia underground, ma la coerenza con cui si concepisce la propria arte. Dai marciapiedi di New York a Mass Appeal Records, senza scorciatoie né compromessi. Con la release di Sock It 2 My Pocket, senza cambiare una virgola del suo suono, Rome Streetz ha dimostrato come la coerenza e la determinazione, supportate da una precisa consapevolezza di sé e della propria visione artistica, possano ripagare, obbligando l’industria a bussare alla porta e riconoscere la sua arte senza edulcorazioni.

C’è un modo sbagliato di raccontare la firma di un artista indipendente con una label importante (ok, Mass Appeal Records, fondata da Nas, non è un’etichetta qualsiasi). È la favola del “prima e dopo”, l’illusione mediatica che sia il contratto a farti diventare un artista vero. Ma la realtà è quasi sempre l’esatto opposto: l’industria non ti eleva, ti spoglia. Ammaliati dalla fame di successo e fortune, gli artisti troppo spesso hanno accettato questi contratti come un rapporto verticale, dall’alto al basso. La major acquista la tua musica, il tuo personaggio, la tua visione artistica e la rivende a proprio piacimento, plasmando tutto ciò che essa rappresenta in base alle proprie esigenze di mercato. 

L’approccio di Rome Streetz rappresenta l’ultimo esempio di una rinnovata consapevolezza tra gli artisti che, come lui, hanno passato anni a costruire — a forza di un numero impressionante di release, video e live — una fan base solidissima. Una fan base fondata su un preciso immaginario e sistema di “valori” culturali, non solo sul gusto estetico, disposta a spendere anche centinaia di euro per sostenere non solo la musica, ma ciò che l’artista rappresenta attraverso di essa. Gli artisti stessi lo hanno capito: questo è un asset troppo prezioso agli occhi dell’industria musicale per poterlo svendere e, di fatto, cedere al primo offerente in completo gessato. Perciò, finalmente, l’artista può sedersi al tavolo in una posizione di forza — “prendere o lasciare” — e soprattutto dettare le condizioni: il rapporto non è più verticale, dall’alto verso il basso, ma orizzontale, tra due parti che negoziano alla pari. Un vero contratto, non una svendita.

Ma se non conoscete Rome Streetz, facciamo un passo indietro. Nasce a Londra da genitori giamaicani, cresce a New York per poi tornare a Londra da adolescente, prima di stabilirsi definitivamente a Brooklyn. Un percorso a cavallo dell’Atlantico che si sente ancora oggi nel suo modo di scrivere e di stare sul beat. Dopo anni di gavetta vera nell’orbita della scena che ruota intorno a Griselda, feature su feature, collaborazioni con alcuni dei nomi più credibili dell’underground, un catalogo profondissimo costruito strofa dopo strofa prima ancora che il pubblico più ampio sapesse chi fosse, viene notato da Westside Gunn che lo prende sotto la sua ala e gli dà la visibilità meritata. Nessuna hit studiata a tavolino. Solo talento, consistenza e un’attitudine cruda come la propria musica

Per capire il peso di questa ascesa, bisogna guardare chi ha aperto la strada. Roc Marciano e Westside Gunn restano i punti di riferimento indiscussi — gli architetti geniali che hanno dimostrato, per primi, che un’estetica cruda e allo stesso tempo di classe poteva avere un mercato reale, non solo una nicchia, riuscendo a rendere la propria musica un prodotto d’eccellenza. Rome Streetz non li imita: dimostra che quel modello regge anche oltre il nucleo originale, con una label importante che gli produce il disco . Non è stato un caso isolato, ma l’inizio di qualcosa di più grande.

Non sappiamo ancora se “Sock It 2 My Pocket”, uscito il 17 luglio, è al momento il miglior disco di Rome Streetz, ma se lo avesse pubblicato senza il timbro Mass Appeal, nessuno si sarebbe accorto della differenza per quanto riguarda la sostanza del suono e questo dice tutto. Solo un budget maggiore ed una distribuzione migliore.

Ed è qui il punto centrale: Rome Streetz non ha cambiato niente per arrivarci. Stesso flow tagliente, stesse produzioni polverose e dirette, stessa scrittura senza fronzoli pensata per chi ascolta un disco intero e non una playlist casuale. Non ha smussato gli angoli. Non ha inseguito un sound radio-friendly.

È stata Mass Appeal Records a doverlo cercare così com’era. D’altronde Nas e i suoi collaboratori sanno benissimo riconoscere che il valore di un artista risiede in ciò che rappresenta in modo autentico, non nella sua malleabilità commerciale.

Le foto inedite che accompagnano queste pagine, scattate a Milano nel backstage di un live, raccontano esattamente questo. Nessuna posa, nessun sorriso di circostanza: c’è solo lo sguardo stravolto di chi ha appena scaricato ogni oncia di energia sul palco (e di altro nei polmoni). È l’istantanea di un artista che sa di doversi conquistare ogni singolo ascoltatore armato solo delle proprie abilità, calpestando i palchi dei club underground. È la prova visiva di chi porta dal vivo la stessa attitudine e la stessa coerenza spietata incisa sui dischi. D’altronde, questa è l’essenza del rap. O per meglio dire, del vero MC: una presenza reale, viva, che si tocca con mano, lontanissima dagli eventi-karaoke dove si spendono centinaia di euro per guardare un artista grande come un puntino in un mare di decine di migliaia di smartphone.

Questo non significa che firmare con una realtà del genere sia semplice o privo di rischi. Aumenta il pubblico, cambiano le aspettative, cambia la pressione attorno a ogni uscita. Ma è proprio questo che rende la firma una vittoria e non un compromesso: l’industria ha dovuto adattarsi a lui. Nessuna scorciatoia, nessun progetto di costruire un artista. L’artista ha già un’identità chiara e solidissima, si è costruito da solo anno dopo anno, barra dopo barra.

Non è solo la storia di un rapper che ce l’ha fatta. È la conferma che consistenza, consapevolezza di sé e integrità artistica restano la strada più solida per arrivare lontano. Mentre il mainstream rincorre il trend della settimana, Rome Streetz ricorda una cosa semplice: se hai talento e un piano non ti devi adattare al sistema. È il sistema che, prima o poi, deve fare i conti con te.

L’underground vince ancora.