Abbiamo portaot a casa il Kemp
Il festival salta. Noi restiamo. E nelle 72 ore successive finiamo sul palco con Onyx e Conway The Machine.
È assurdo. Sono circa vent’anni che scrivo musica e mi sento strano a dover scrivere un articolo. Ma ci proverò. Questa storia, in realtà, dura poco più di 72 ore.
Tre giorni in cui siamo partiti per suonare all’Hip Hop Kemp, abbiamo scoperto che il festival era stato annullato quando eravamo già a Praga e, invece di tornare a casa, abbiamo provato a costruirci da soli qualcosa da fare. Quello che è successo dopo non avremmo potuto programmarlo neanche volendo.
Giorno 0 – Milano, si parte
Ore 7:00 del mattino. Direzione Praga. Meta: Hip Hop Kemp.
Per chi non lo sapesse, il Kemp, per noi teste underground italiane, è sempre stato una specie di sogno. Quelli più grandi di noi ce lo hanno sempre raccontato come la jam suprema: un posto quasi mitologico dove, per qualche giorno, tutte le arti di questa cultura si incontrano. Concerti, contest di freestyle, breakdance, graffiti, workshop. Hip-hop, punto.
Mentre penso a quanto sono gasato per essere stato invitato quest’anno, sto salendo sull’aereo direzione Milano. Lì devo incontrare i ragazzi del mio collettivo rap, la Santini Family, composta da Espo, R3dneck, Don Tonius, Stoma, Febbo e Willy Zaghe.
La prima notte a Milano passa da dio. Talmente bene che decidiamo di allargare la spedizione: con noi vengono anche Carlo Flow, Secco e MastaFive, che, in quanto papà del Tecniche Perfette, viene praticamente investito del ruolo di accompagnare questa delegazione di italiani in Repubblica Ceca. Con lui ci sono anche Nicola Braga, super fotografo e già amico di Conway, e Casco aka Helmet, ultimo campione italiano di freestyle.
Io parto una notte prima del festival insieme al mio migliore amico Fabrizio. Direzione Praga. Il resto della squadra ci raggiungerà la mattina successiva, quello che avrebbe dovuto essere il primo giorno ufficiale del Kemp.
Giorno 1 – Praga, il festival non c’è più
Arrivati a Praga l’umore è altissimo. Fabri affitta una Mercedes e andiamo in centro. Abbiamo deciso di concederci una prima notte in hotel, comodi, prima di raggiungere il festival il giorno dopo insieme a tutti gli altri.
Ci incontriamo con Sick Boy Simon, che in quel momento sta seguendo gli Onyx nelle loro date europee. Io e Simo ci supportiamo da anni, ma incredibilmente non ci siamo mai incontrati dal vivo. Quindi facciamo la cosa più logica possibile: hamburger e birra. La carne qui è buona e mezzo litro di birra costa 2,50 euro.Volare.
Sono circa le 21:30 della nostra prima sera a Praga quando nei gruppi WhatsApp legati al festival comincia a girare una voce: “Forse il festival non si farà.” Dopo circa mezz’ora di blasfemia arriva la conferma direttamente dagli Onyx. Il festival è saltato.
Quindi ricapitoliamo… Noi siamo già a Praga. Il resto dei ragazzi sta per partire o è in viaggio dall’Italia. La mattina successiva avrebbe dovuto iniziare il Kemp. E il Kemp non esiste più. In quel momento so con certezza due cose:
- Il festival non si fa.
- Noi siamo qui e gli altri stanno arrivando.
Io e Simon ci guardiamo. Siamo già qui. Qualcosa dobbiamo farlo. Perdiamo la prenotazione della casa che avevamo preso nella zona del festival e decidiamo di rimanere nell’hotel di Praga.
Da quel momento parte il cronometro.
Giorno 2 – Dal festival annullato al palco con gli Onyx
La mattina successiva arrivano gli altri dall’Italia. Quello avrebbe dovuto essere il nostro primo giorno di Hip Hop Kemp.
Invece non abbiamo più un festival, non abbiamo più il programma che avevamo immaginato e, soprattutto, non sappiamo ancora esattamente cosa faremo quella sera. Ma nel giro di circa dodici ore dall’annullamento riusciamo a trovare un’alternativa: un pop-up con gli Onyx. Se oggi mi chiedete esattamente dove fosse, probabilmente non saprei neanche dirvelo. So solo che la situazione era figa: una specie di gigantesca festa della birra.
A Praga piove. Ci buttiamo tutti su un Uber. Anzi, due Uber. Perché sembriamo i Wu-Tang: ognuno con tre affiliati dietro.
Arriviamo al pop-up. Gli Onyx preparano il loro meet & greet e noi ci organizziamo per suonare. Pensate alla situazione: meno di 24 ore prima avevamo scoperto che il motivo per cui eravamo venuti fino a Praga non esisteva più. Adesso siamo di nuovo davanti a un palco.
Ed è proprio mentre stiamo suonando che succede qualcosa che cambierà completamente il nostro weekend. Gli Onyx decidono di salire sul palco e fare il loro show insieme a Sick Boy Simon — SIIIIIMOOON! — alternandolo al nostro.
Da quel momento il mio Instagram comincia a esplodere. Storie, tag, video. Io ricondivido tutto mentre gli Onyx sono ancora sul palco. Ed è lì che mi arriva uno di quei messaggi che normalmente finiscono nelle richieste di Instagram e magari non leggeresti mai.
È Sosa aka BornBaked, manager di Conway The Machine.
All’inizio mi chiede qualche consiglio “floreale”. Poi vede dalle mie storie che siamo insieme agli Onyx e mi scrive: “FERMA TUTTO BRO. SE SEI LÌ CON GLI ONYX, ARRIVO CON CONWAY THE MACHINE E E-MURDA. ANCHE NOI SIAMO QUI CON IL FESTIVAL ANNULLATO.”
Venti minuti dopo stiamo brindando con shot di tequila insieme agli Onyx, Conway e tutto il loro team.
Pensateci. La sera prima eravamo davanti a un hamburger a chiederci cosa cazzo avremmo fatto. Adesso siamo lì con Onyx e Conway The Machine. E non è ancora finita…
Conway ci invita ad andare insieme a lui al pop-up di The Alchemist, organizzato quella stessa notte su una nave cargo. Partiamo.
Arriviamo al pop-up di Alchemist, conosciamo Marco Polo e Masta Ace e passiamo una notte fatta di alcol, rap, beat e soprattutto conversazioni con alcuni degli artisti che, in un modo o nell’altro, ci hanno portato fino a qui.
Sono circa le quattro del mattino. Siamo quindi entrati nel terzo giorno di questa storia quando Sosa arriva da me, mi guarda e dice: “LET’S DO IT, BRO. TOMORROW YOU GUYS CAN PERFORM WITH US AND OPEN FOR CONWAY.”
Il mio cervello non ha mai tradotto una frase inglese così velocemente. Rispondo: “Yes bro, fo’ sure.” Come se fosse la cosa più normale del mondo. Torno dai ragazzi: “RAGA. DOMANI APRIAMO CONWAY AL ROCK CAFÉ DI PRAGA.”
Grida. Occhi lucidi. Festa. Andiamo avanti fino alle cinque del mattino. Credo fossimo anche i più molesti durante il set di Alchemist, che nel frattempo tira fuori due ore di live incredibili.
Giorno 3 – Apriamo Conway
Qualche ora di sonno e siamo di nuovo in piedi. Questa volta abbiamo una missione precisa: la sera apriamo Conway The Machine al Rock Café di Praga. Ci organizziamo bene. Prepariamo la scaletta, facciamo le prove. Tutto sembra perfetto. Sembra.
Perché succede una cosa che a me, come “James Bong”, teoricamente non dovrebbe mai succedere. Qualcuno compra dei fiori sintetici e finiscono nel mio bong. Io, Carlo Flow e Secco fumiamo e iniziamo a stare malissimo. Io svengo. Finisco a terra. Sudo. Tachicardia, svarioni, ansia, disagio totale.
Sono le 16:00. Alle 17:00 abbiamo il soundcheck. Fortunatamente dopo circa quaranta minuti la situazione rientra e corriamo al locale. Ci siamo tutti. Nel frattempo abbiamo recuperato anche MastaFive, Nicola Braga e Casco con la sua ragazza, che ci hanno raggiunti.
Soundcheck. Cena. Qualche birra. E si va in scena. Espo apre con una routine di due minuti sulla sua Akai. Io presento tutti i ragazzi della Santini Family e iniziamo a suonare.
La gente è calda. Applaudono. Gridano. E penso solo: che figata il rap.
Secco e Carlo spaccano tutto. Finiamo il nostro live e corriamo nel backstage. Conway si sta preparando per il suo show, ma noi abbiamo ancora troppa adrenalina addosso.
Quindi riaccendiamo l’Akai di Espo e cominciamo a fare freestyle nel back. Ed è lì che succede un’altra cosa: Conway tira fuori il telefono e comincia a filmarci. Rimane lì con noi fino a quando non lo chiamano sul palco. “THIS IS MY BROTHER”
A quel punto perdo praticamente tutti. Rimango a lato palco insieme a MastaFive e Braga a guardare il live di Conway. Emozioni, lacrime, sorrisi. Tutto insieme.
A un certo punto Conway si gira. Mi vede. Mi indica. E mi chiama sul palco: “THIS IS MY BROTHER! BIG SHOUT OUT TO HIM AND HIS CREW!”
Poi chiama Espo. Solo che Espo… è fuori al telefono. Io sono sul palco con Conway The Machine mentre Conway e tutto il pubblico gridano: “ESPO! ESPO! ESPO!”
Ed Espo è fuori. Il live continua. Dopo un paio di minuti Espo finalmente rientra e io gli dico: “Prendi l’Akai e vai sul palco con Conway.” Espo ci crede. E lo fa. Tre minuti dopo sta suonando un beat dal vivo per Conway The Machine.
A quel punto saliamo tutti sul palco mentre nostro fratello sta spaccando tutto e Conway fa esplodere il posto. Guardo gli occhi dei ragazzi. Pelle d’oca. E parte una cypher finale. Uno dopo l’altro facciamo tutti delle barre sul palco. Tutti. Abbiamo fatto rappare MastaFive. Siamo riusciti a far rappare perfino Casco. Sono salite anche altre persone che avevamo conosciuto poco prima del live. Perché in quel momento volevamo condividere quel sogno. Soprattutto con gli italiani che erano lì.
72 ore dopo: abbiamo portato a casa il Kemp
Finito il concerto torniamo nel backstage insieme ai ragazzi di Drumwork Music. Brindisi. Bottiglie. Foto. Video. Discorsi. Paolo del Kemp viene a farci i complimenti. MastaFive pure. Siamo tutti felici. E io, in quel momento, mi sento forte. Pieno di energia. Protetto dalla mia musica e dalla mia gente.
Durante il live Tonius è riuscito anche a farsi male a un ginocchio, continuando comunque a saltare per mezz’ora. Quindi alle quattro del mattino lo lasciamo finalmente in hotel. Noi, invece, finiamo la serata in un locale steampunk a ballare drum’n’bass. Perché evidentemente non ne avevamo ancora abbastanza.
L’ultimo giorno che non sembra l’ultimo
Quando arriva il momento di tornare a casa sono passate più o meno 72 ore da quella sera in cui, davanti a un hamburger e una birra, avevamo scoperto che l’Hip Hop Kemp era saltato.
In mezzo è successo di tutto. Un festival annullato. Un pop-up organizzato praticamente dal nulla. Il palco condiviso con gli Onyx. L’incontro con Conway. Una notte al pop-up di Alchemist. E poi il Rock Café, l’apertura di Conway, Espo che produce per lui dal vivo e quella cypher finale tutti insieme sul palco.
Tre giorni prima non sapevamo neanche se avremmo suonato. Adesso stiamo tornando in Italia con l’agenda piena di richieste di booking, contatti e collaborazioni caldissime. Ma soprattutto torniamo pieni di energia, con la sensazione di aver rappresentato il rap italiano a Praga. Il nostro rap, quello fatto come piace a noi.
Non mi va, almeno qui, di parlare del perché il festival sia stato annullato. Del perché non sia stato comunicato prima. Di chi abbia sbagliato e di chi abbia ragione. Questo articolo voleva raccontare un’altra storia… La storia di chi fa. Di chi, quando sembrava non esserci più niente da fare, ha deciso comunque di fare qualcosa. Di chi si è trovato lontano da casa, in un Paese straniero, a rappare in una lingua che quasi nessuno capiva, ed è riuscito comunque a far saltare tre locali. Di chi, in quelle 72 ore, è passato da un festival annullato a condividere palchi, backstage, beat, bottiglie e giornate intere con artisti che hanno contribuito a formare la nostra mentalità. Artisti che, parlandoci da vicino, ci hanno anche confermato molte delle cose che già pensavamo.
Forse è proprio questa la cosa più hip-hop che poteva succedere. Non avere più un palco. E costruirsene uno.
Un ringraziamento particolare
Prima di chiudere questo racconto voglio ringraziare personalmente HASHY, il mio sponsor ufficiale. Senza il loro supporto non avrei potuto vivere tutto questo. Quando qualcuno decide di supportare davvero un artista e di credere nel suo percorso, non sta semplicemente mettendo un logo accanto a un nome: gli sta dando la possibilità di continuare a muoversi, creare, viaggiare, fare connessioni e trasformare esperienze come questa in qualcosa da raccontare.
Quindi grazie HASHY per credere in me, nella mia musica e in quello che sto costruendo. Perché alla fine questo viaggio doveva essere la storia di un festival. Il festival non c’è stato. La storia, invece, sì.
Io sono Fatt MC aka James Bong. E questo è quello che ha fatto la Santini Family a Praga
PS: Questa storia incredibile non si ferma in Repubblica Ceca. Quando l’attitudine è reale, le connessioni autentoche continuano. Il prossimo 18 settembre, Bella Espo accompagnera come DJ ufficiale Conway The Machine durante la data del rapper di Buffalo in programma al Casilino SkyPark a Roma organizzata da Soulfood promotion e Clockworkmusic.