Def Soulja: «È un Rinascimento invisibile: New York sta tornando al suo suono originale»

Def Soulja, rapper emergente del Bronx, ci ha raccontato della rivoluzione silenziosa nei “bassifondi” della scena Hip-Hop newyorkese, di com’è cambiato il suo quartiere negli anni, come si è avvicinato all’Hip-Hop da ragazzino, come ha incontrato il producer del Bronx, 183rd, con il quale ha realizzato il suo ultimo album “42 Square Miles” e molto altro.  

Essential Projects
  • There's a Soulja in Every Saint (x Saint Micheal)
    2021
  • Militant Minded
    2022
  • 42 Square Miles (x 183rd.)
    2022
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photo credits @sinematic.studios

Ciao bro. Grazie per dedicarci il tuo tempo. La tua biografia dice che sei nato nella Carolina del Sud, ma sei cresciuto nel Bronx, uno dei leggendari quartieri della città di New York dove si dice abbia avuto origine l’hip-hop. Quando ti sei trasferito lì? E com’è stato arrivare nel caotico Bronx da un posto come la Carolina del Sud? È stato difficile adattarsi per te e per la tua famiglia e com’era il Bronx quando sei arrivato e com’è oggi?

Grazie a voi per questa chiacchierata, bella a voi! Mi sono trasferito a New York quando avevo 2 anni. A quel tempo eravamo a Brooklyn, poi qualche mese dopo ci siamo trasferiti nel Bronx. Quando avevo 12 anni, mia madre mi ha mandato di nuovo laggiù in Carolina perché a New York facevo troppe cazzate e dopo circa un anno e mezzo sono tornato.

Il Bronx all’epoca era violento, molto violento, specialmente da dove arrivo io, la 180 esima e la Southern Blvd: un sacco di palazzi abbandonati, cani randagi, case distrutte, infestazione di droga etc etc etc semplicemente, povertà. Oggi è molto più pulita, ma ancora abbiamo i nostri problemi, ma è molto migliorata.

Come hai iniziato a prendere parte alla scena hip-hop del tuo quartiere? Quali sono stati i tuoi primi passi nella cultura da bambino? C’era qualcuno che ti ha introdotto inizialmente?

Crescendo a casa mia non c’era Hip-Hop, non si suonava nient’altro che R&B e musica gospel. Ho dovuto scavallare di nascosto le cassette VHS di mio fratello maggiore per guardare i video hip-hop. La prima canzone hip hop in cui mi sono imbattuto e di cui mi sono innamorato è stata “I Got It Made” di Special Ed. Probabilmente mettevo questa canzone ogni mattina prima che mia madre si svegliasse lol.

Mia madre mi teneva al guinzaglio quando ero giovane, quindi non uscivo molto da piccolo, ma quando ho iniziato a uscire da solo ho iniziato a sentire nel mio blocco un sacco di roba di Pun (Big Pun), Big (Notorious BIG), Busta (Busta Rhymes), The Lox ecc…

Uno dei nostri film preferiti di tutti i tempi è “A Bronx Tale” (“Bronx”)… Ovviamente, un’epoca diversa dalla tua e un contesto diverso. Ma come sarebbe il tuo “racconto del Bronx” dal tuo punto di vista? Puoi raccontarci la tua giornata tipo nel quartiere da bambino?

Come ho detto prima, non uscivo così tanto da bambino, ma una volta uscito sono entrato in ogni genere di stronzata. Una giornata tipo era giocare a caccia all’uomo, giocare a poliziotti e ladri con le pistole a berretto e cercare di ottenere un bacio dalle ragazzine piu’ fighe del blocco. Poi sono cresciuto e ho iniziato a fare cazzate illegali, RIP ai miei bro Black & PJ perché ho imparato molto da quei ragazzi su come muovermi per le strade e come fare soldi.

Di recente, hai pubblicato “42 Square Miles” con 183rd, un produttore proveniente dal tuo stesso quartiere e, secondo noi, tra i produttori più forti di New York. Come hai conosciuto 183rd. e come è nato l’album in questione? Puoi spiegare il significato del titolo?

Ho sempre conosciuto 183rd, non siamo della stessa zona, lui è del lato ovest del Bronx ma non è troppo lontano da me. Ma la prima volta che ci siamo incontrati  è stato grazie al mio manager Coach al concerto di Baby’s All Right. Non abbiamo parlato di fare musica, era più che altro riconoscere il lavoro dell’altro e mostrare il reciproco apprezzamento.

Poi qualche giorno dopo ricevo un’e-mail con un pacchetto di beats da 183rd e ho iniziato subito a mettermi al lavoro. Una volta che ho mandato indietro alcune canzoni che ho fatto, abbiamo iniziato a parlare di un album.

Il significato del titolo di  “42 Square Miles” è che questa è la dimensione del Bronx. Volevamo dare all’album un titolo unico, qualcosa che rappresentasse da dove io e  183rd  arriviamo, senza dire veramente da dove arriviamo. È divertente che nemmeno un sacco di gente del Bronx lo sappia.

Come è stata la sinergia nello studio di registrazione? Qual è la tua canzone preferita dell’album o quella che senti più personale e perché?

Siamo entrati in sintonia appena entrati nel “laboratorio”.183rd lavora velocemente e intendo proprio velocemente. Non avevo mai visto prima nessuno creare un beat così rapidamente, perciò è stato figo vedere ciò e mi ha spinto a scrivere più rapidamente, e con dei beati così belli, scrivere non è stato difficile.

La mia canzone preferita dell’album è “Henny Privi“, non solo la mia canzone preferita ma anche la più personale che abbia mai scritto. Dalla morte di mio figlio non mi sono mai seduto a scriverne davvero perché era troppo difficile, capiscimi.

Facendo quest’album sul mio quartiere, mi sono sentito come se DOVESSI dare tutto, non intendo che non lo faccia per tutti i miei progetti, ma questo sembrava proprio quello giusto. Perciò quando ho sentito quel beat è scattata quella roba e ho tirato fuori il mio dolore e ho lasciato il mio cuore parlare.

Oltre a “42 Square Miles”, quali sono gli altri progetti più importanti della tua carriera? Come mai?

Bella domanda, tutti i miei progetti sono importanti perché giocano tutti un certo ruolo nella mia carriera ma devo andare con “There’s A Soulja In Every Saint” & “Militant Minded”.

There’s A Soulja in Every Saint” che è prodotto da Saint Michael è stato il mio concept-project. Penso che la mia capacità di scrivere è stata testata con quel progetto. Anche se è un breve EP il concept e la modalità che ho dovuto avere mentre lo scrivevo, è stata una cosa diversa per me.

Con “Militant Minded” che è prodotto da Streeta G, sento che ho avuto finalmente la possibilità di dimostrare chi è esattamente Def Soulja. Il contenuto su quell’album ha dimostrato che ho un’ampia gamma di possibilità, dalla selezione dei beats al tipo di canzone che ho scritto. Questi 2 progetti, secondo me, sono quelli che ti fanno capire esattamente che genere di problema sarò per questo gioco.

Quali sono i tuoi rapper del Bronx preferiti di tutti i tempi? E oggi?

Big Pun e Drag-On.

Da quello che ci arriva qui, sembra che ci sia ancora una scena underground attiva e forte a New York, ma che sia totalmente oscurata a livello social e mass media dal fenomeno della wave “drill”… Qual è il tuo punto di vista dall’interno ? Come descriveresti la scena rap di New York oggi?

Sta accadendo un Rinascimento invisibile. New York sta tornando al suo suono originale ed è semplicemente autentico. Un sacco di media non vengono a vedere qui giù in strada cosa sta succedendo, perché non è di tendenza, ma c’è grande movimento e presto sarà troppo grande per perderselo.

Rispetto per Roc Marci e GXFR (Griselda Records) perché hanno giocato un ruolo enorme nel mantenere vivo quel suono HIP HOP della Golden Era.

Il tuo ultimo album sembra un decisivo passo avanti nella tua carriera musicale, puoi anticipare quali saranno i prossimi? Cosa possiamo aspettarci dal prossimo Def Soulja?

Certo che posso! Sento che ora sto ricevendo l’attenzione che merito, ma c’è ancora molto lavoro che devo fare. Voglio il mio nome inciso nella pietra, voglio un catalogo che duri per sempre. Non voglio essere un artista qui oggi e che domani non c’è più. Non è per questo che sono in questo gioco. Potete aspettarvi GRANDEZZA da Def Soulja!

So solo che sto lavorando sulla mia musica e lavorando a costruire Social Misfit, Questa è la Famiglia. Il 2022 è stato l’anno in cui il mio nome è apparso sui radar, il 2023 è l’anno in cui non avranno altra scelta che menzionare il mio nome. Stay Militant”.

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