Robin: «Quel giorno sembrava di essere nel film I Guerrieri della Notte»

Abbiamo realizzato un’ interessantissima chiacchierata con Robin, leggendario writer della storica crew milanese dei Lordz Of Vetra, che ci ha raccontato diverse avventure del suo passato, delle crew che si contendevano i muri, i tunnel e le yard di Milano, di piazza Vetra, l’inizio della guerra ai writer e quella riunione in stile “Guerrieri della Notte”…

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Bella Robin, è un piacere ed un onore fare qualche domanda ad una leggenda e pioniere del Graffiti writing a Milano e in Italia! Cosa ti ha spinto ad iniziare a prendere in mano le bombolette, quando questa era ancora una cultura di nicchia, all’avanguardia e soprattutto in Italia ancora sconosciuta ai più?

ROBIN: La frustrazione! Verso settembre del’93 la tipa con cui stavo da tre anni mi piantò e così visto che stavo sbroccando mi son messo a dipingere. Non scherzo…questa forte tensione interiore è stata la molla. Come diceva Fritz da Cat, siamo una manica di disadattati! La roba della cultura di nicchia poi non saprei rispondere. Non è che mi sia mai posto il problema, io non mi sono inventato niente, voglio dire, ai tempi già si vedeva roba in giro, bombing e murate. Semplicemente la cosa mi attraeva e volevo saperne di più. Sai, vedi una cosa che ti attrae, la provi e ti piace. Neanche te ne accorgi e ci sei dentro.

Io fortunatamente avevo un amico che disegnava già da anni e con lui ho cominciato a scarabocchiare. Parlo di Rash, il mio compare. È Il writer con cui ho dipinto con più piacere. In yard saremmo andati centinaia di volte insieme. Ci si capiva con uno sguardo… I whole car, le notti in macchina a cercare depositi o le serate a ballare insieme. Si perché per un pò abbiamo pure brekkato ma alla fine non era la roba nostra.

Lordz of Vetra - Wholetrain Ferrovie Nord - Novara 1997

Lordz of Vetra Wholetrain (Ferrovie Nord – Novara, 1997)

Qual’ è la storia dietro la tua tag “Robin”?

ROBIN: Ai tempi, ero alla ricerca di un nome che fosse facile da ricordare e d’impatto e ricordo che vidi una polaroid fatta da mio nonno di me da bambino vestito da Robin Hood per carnevale. Quella foto era un ricordo speciale perché legata ad un nonno molto affascinante e che poi persi poco dopo. Poi mi piaceva l’idea di un personaggio ammirato ma segreto, ricercato ma che la fa sempre franca.

Raccontaci di come è nata la leggendaria crew dei Lordz Of Vetra e come sei entrato a farne parte. Secondo te, quali sono gli episodi, i momenti o gli aneddoti più iconici che hanno segnato la storia di questa crew?

ROBIN: La storia dei Lordz of Vetra, nome coniato da Rain se non sbaglio, è partita all’incirca nella metà del ’96 grazie alla fusione di due crew, i GR e gli RNS, più altri cani sciolti come Shampo, lo zio Cake e, da non dimenticare, Hekto e Panda. (Se poi chiedete a Mind lui si ricorda di tutte le date e i dettagli precisi.)

I GR stavano in piazza Vetra già da un pezzo e quando ci incontrammo (di noi RNS c’ero io, Rash, Dumbo e Onemen) nacque subito una bella amicizia. In generale l’atteggiamento dei Lordz è sempre stato molto aperto. Infatti in tanti si sono poi aggiunti negli anni a venire.  Venivano in piazza, gradualmente si integravano nella compagnia, diventavano amici e naturalmente entravano a farne parte. Penso ai vari Risk, Dance o anche Fritz Da Cat per esempio. Prima è sempre venuta l’amicizia. Infatti se venivi in plaza e ti presentavi e non eri un cazzone, nessuno ti trattava male. Ci piaceva fare casino ma alla buona, zero menate, tanta birra e cannoni e poi via a dipingere.

Poi a ben vedere il primo contatto tra le due crew avvenne il primo maggio del ‘95 quando in una giornata surreale passammo dal ritrovarci inconsapevolmente a disegnare insieme in una fabbrica abbandonata con un’altra crew, i SAD, ed essere cacciati da una guardia giurata che sparò pure più colpi in aria, al disegnare tutti insieme la metro, cosa rarissima ai tempi (credo che l’idea venne a Nitro, ma chiedi a Mind! ahah). Così da un momento all’altro eravamo tutti fuori dal deposito di San Donato pronti a dipingere. Quella fu una giornata unica piena di emozioni fantastiche, dalle luci al neon del deposito, l’odore unico dei treni della metro, il fischio fisso e l’adrenalina a mille!

Comunque troppo ci sarebbe da raccontare perché eravamo sempre in azione ed ogni giorno ne capitava una! Dalle fughe più assurde alle feste uniche in piazza e alle battaglie serali per chi si prendeva i posti in macchina per andare a pittare. Abbiamo vissuto anni intensissimi, difficile scegliere gli episodi.

Il Parco di Piazza Vetra, in zona Navigli Milano, poi, per chi non conosce Milano o è troppo giovane per ricordarsi, all’epoca era malfamato, una vera “giungla” di spacciatori e gente di ogni tipo… Perché la vostra crew ha deciso di “fare piazza” in quel parco, riunendo writers storici milanesi provenienti da zone differenti, da Dumbo a Bean? Cosa rendeva Vetra un luogo di riferimento e iconico di una Milano che non c’è più?

ROBIN: A Milano per qualche anno ci sono stati due parchi molto conosciuti per lo spaccio: Parco Sempione e Parco Vetra. Parco Sempione è un grande parco che allora, a differenza di Vetra, era recintato, chiuso e sorvegliato di notte. Il parco Vetra invece, più piccolo e in zona Navigli, era sempre aperto e illuminato. In sé il parco Vetra non era un gran che, era tenuto abbastanza male, i prati erano rovinati e l’area non era molto curata però la zona era di quelle più ricche di locali così se volevi berti una birra o farti una canna in tranquillità, ai tempi andavi in Vetra e ti passavi una serena serata con gli amici. Anche grazie alla sua posizione centrale il parco era sempre affollato.

Nel ’96, noi RNS cominciammo a frequentare Piazza Vetra perché era il punto di ritrovo dei TAK-GR con cui nacque una grande amicizia. I GR erano formati da ragazzi di diverse zone di Milano così la piazza era una buona via di mezzo per tutti. Prima, puntello in Cadorna (Stazione Ferroviaria n.r.d) e poi ci si ritrovava lì. Ne facevano parte Spice, Duplo, Rain, Mind, Bean, Cleph e altra gente simpatica e allegra come la Fede, Patricia e Kauto.

In Vetra poi potevi trovare di tutto, era frequentata dalle persone più disparate, dai barboni ubriaconi ai San Carlini, dagli spacciatori, spesso nordafricani agli alternativi dei centri sociali, dai discotecari con il loro stereo sempre a palla con la musica tekno  ai signori per bene che passavano ad acquistarsi qualche grammo di fumo o di coca da farsi con moglie e amici. Poi, tra venditori di bibite ambulanti, i fumatori incalliti e i personaggi di ogni sorta, c’eravamo noi.

Comunque, a parte rari casi, in realtà il parco era un posto tranquillo. In 4 anni non ho mai visto risse o cose del genere. C’era spazio per tutti e tutti si rispettavano. In più un paio di volte a settimana veniva offerto gratis a tutto il parco uno spettacolo stile Real Tv in diretta. Le retate della polizia. Era divertente, uno spettacolo. La polizia arrivava sparata con le auto, tipo film e vedevi partire una fuga generale. Non meno di 20 persone cominciavano a scappare in tutte le direzioni. In mezzo al caos della gente gli sbirri inseguivano i malcapitati che il più delle volte la facevano franca, infatti gli accessi al parco erano diversi ed era difficile bloccarli tutti. E alla fine ovviamente ci scappava pure l’applauso… per i fuggiaschi, chiaramente!

Ad un certo momento, le autorità e le istituzioni a Milano decisero di imprimere una stretta in nome della sicurezza e del “decoro”: oltre a recintare Vetra e altri parchi pubblici, in quel periodo, dichiararono guerra anche ai graffiti. Cosa ci puoi raccontare di quel periodo? Allora, fu anche indetta da Atomo una storica riunione tra tutte le crew della città per provare a capire cosa fare, giusto?

ROBIN:In realtà questa cosa negli anni si è ripetuta più volte, di sentire politici sventolare la bandiera contro i graffiti! Comunque la famosa riunione indetta da Atomo mi pare fosse all’inizio del ’95. In pieno periodo elettorale a Milano tirava una brutta aria. Da settimane sui giornali non si parlava d’altro che di graffiti e graffittari. Albertini, poi diventato sindaco, aveva lanciato l’idea di mettere le taglie sui writers e Atomo riuscì ad organizzare in un piccolo centro sociale in zona Ticinese un incontro a cui erano invitate tutte le crew per parlare della situazione.

Per me fu affascinante vedere i vari gruppi di Milano arrivare, molti di noi non si erano mai neanche visti! Mi sembrava di essere in un film. Mi immaginavo i “Guerrieri della notte”. Alcuni però, ricordo, non si presentarono proprio temendo fosse una trappola. Per me era la prima volta che vedevo così tanti writers di Milano riuniti a parlare, proprio come una comunità, ed ero molto curioso di vedere cosa potesse venire fuori da questo meeting. Atomo, uno dei primi a colorare i muri a Milano, faceva parte dei centri sociali e voleva farsi nostro portavoce. Così propose, per placare le acque, di fare un comunicato per i giornali nel quale noi come comunità dei writers ci impegnavamo a non scrivere su monumenti e a scrivere meno in città. Era una cosa un po’ poco credibile e infatti ci fu un dibattito acceso tra Flycat e Atomo e, come c’era da immaginarsi, non se ne fece nulla. Di fatto la cosa non poteva funzionare per vari motivi.

Robin (Milano, Alzaia 1998)

Robin (Milano, Alzaia 1998)

Primo, Atomo non era proprio uno di noi, cioè non era un writer e non godeva della stima di tutti. Secondo, di fatto noi non eravamo una comunità, eravamo centinaia e metterci d’accordo tutti era praticamente impossibile. La realtà era molto variegata e complessa. Tra di noi, a causa della competizione, non si andava molto d’accordo e litigi e invidie erano all’ordine del giorno!

Ognuno voleva essere il migliore e “spaccare” con il suo stile e si avevano idee diverse su come raggiungere questo obiettivo. C’era chi dipingeva solo i treni, chi solo i muri legali, chi riempiva la città di tag, ovvero di firme, chi ce l’aveva con chi devastava la città di firme, chi ricercava solo l’adrenalina… Queste differenze di vedute creavano molte tensioni che però erano anche il sale della scena milanese. Infatti questi scontri erano estremamente producenti sia per lo sviluppo del proprio stile che per l’evoluzione del movimento, oltre che per la crescita della nostra personalità”.

Ad una certa è stata fatta una scoperta importante a Milano e da dipingere i treni delle Ferrovie Statali, la competizione passò sui treni regionali delle Ferrovie Nord, che circolavano molto più a lungo: cosa comportò questo cambiamento?  Chi erano stati i primi ad avere questa intuizione? 

ROBIN: La scena di Milano nella metà degli anni ’90 è cambiata, spostandosi dai muri ai treni e, come spiega bene Spice nel video Nero Inferno, l’azione è diventata altrettanto, o addirittura, più importante della qualità del pezzo per cui chi era più spregiudicato si metteva al centro della scena. Dumbo, per esempio, è stato senza dubbio il più grosso bomber e molti lo considerano il King per questo.

Come crew, i Ckc spaccavano parecchio e da anni anche… loro di fatto diedero inizio alla storia della FN (Ferrovie Nord). Come crew li ho sempre visti come gli unici con cui mi sentivo onorato di essere in competizione. Noi Lordz eravamo tutti bomber e quindi eravamo davvero ovunque, su tutte le linee FN e FS, Metro, bombings e megablocks in città, ma anche sui muri nei vari hall of fame. Tanto per dire, di wholetrains a Milano, prima di noi, non se n’erano mai visti.

Poi noi in collaborazione con i VMDOAS e CRZ fummo i primi a fare girare la metro dipinta. Cosa complicata perché l’Atm era molto attenta a non far girare nulla. Fu un’impresa. Ricordo che Neuro era fissato con l’idea! Ahah! All’inizio entravamo nei depositi 3 o 4 volte alla settimana in 7,8 o a volte anche in 15. Disegnavamo ognuno un treno diverso per costringerli a fare uscire almeno qualche carrozza dipinta. Immaginati quando partivano le fughe, 15 persone che corrono in tutte le direzioni! Ci siamo divertiti parecchio e infatti eravamo tutti magri e famelici eheh.

A ripensarci eravamo folli, ma faceva parte del mestiere del writer che fa bombing scavalcare i muri, nascondersi nei posti più assurdi, dipingere al buio o in pieno inverno con le mani che si congelano intorno alla bomboletta o respirarti la polvere di vernice degli spray. Questo era il prezzo da pagare, oltre al rischio di denunce, ma se ci permetteva di raggiungere i nostri sogni ne valeva la pena.

Come raccontato da altri tuoi ex colleghi, negli anni ‘90, i punti di ingresso e come muoversi nei tunnel della Metropolitana erano informazioni custodite gelosamente dai writers e dalle crew come un segreto inviolabile. Puoi raccontarci dal tuo punto di vista queste affascinanti dinamiche dell’epoca e di questo periodo? Nella vostra crew, chi custodiva questi segreti e come organizzavate solitamente le vostre missioni nei sotterranei di Milano?

ROBIN: Mah sta roba dei segreti tra noi non c’è mai stata, tra di noi abbiamo sempre condiviso tutto. Gli RNS per esempio avevano più esperienza sulle FN (Ferrovie Nord n.d.r) e I GR avevano delle belle yard in FS (Ferrovie dello Stato n.d.r) e condividevamo le dritte. Si, appena ho cominciato, c’erano ‘ste cose di tenersi i segreti, nessuno ti diceva niente. Per esempio c’era chi aveva le chiavi della metro e se le custodiva gelosamente, ma non è mai stato nello spirito della nostra crew. Certo c’era competizione e ogni crew si trovava le proprie dritte, ma i segreti comunque duravano poco e gira e rigira le cose poi si scoprivano. Bastava fare 2+2.

Poi secondo me non era un atteggiamento che pagava. Per esempio, chi veniva da noi e si mostrava aperto, poi finiva per disegnare con noi nei posti che noi conoscevamo meglio. Mi ricordo che grazie agli OAS dipinsi un wholecar colorato in linea 2 in tunnel, ma poi la volta dopo fui io a portarli con me a dipingere.

Quali erano le crew più attive ai tempi in cui hai iniziato e durante i primi anni ‘90? Quali sono state le rivalità più accese tra crew che avete avuto voi Lordz Of Vetra e in generale che hanno segnato la storia dei graffiti a Milano?

Qua c’è da fare una precisazione perché è difficile stabilire quanto attive fossero le crew che disegnavano in città. Molti per esempio dipingevano principalmente in hall of fame. Quindi i nomi che potrei fare sono principalmente per crew che facevano treni e bombing in modo esteso in tutta la città e oltretutto dipende anche molto dai periodi. Di sicuro però ci sono i CKC, che a mio modesto parere sono stati per anni la crew n°1 in città. Così la vedo io, ma sono cosciente che il mio è un punto di vista molto personale e non voglio offendere nessuno.

Ti potrei fare una lista di crew ma se ne nomino 5 ne faccio incazzare altre 5 che non ho citato! Ognuno ha la sua storia e ognuno di quelli sulla scena che si davano da fare hanno il mio rispetto anche se non erano amici miei.

Dipingere nei posti più ambiti, visibili e pericolosi, in cui nessuno era ancora riuscito a dipingere senza farsi beccare, è stata sempre una delle competizioni più prestigiose per i writers. Chi erano secondo te i writers più impavidi da questo punto di vista? E quali sono state le azioni più clamorose dell’epoca, che ricordi? E le azioni più incredibili a cui hai preso parte tu?

ROBIN: “Mah per la lista di imprese folli non basterebbe un film! Una volta Orma mi raccontò di in una fuga clamorosa in tunnel dove riuscì a farla franca sollevando una botola pesantissima solo con la disperazione e si poi ritrovò nel fossato del castello Sforzesco (Monumento situato nel centro di Milano n.d.r). In quegli anni se andavi in giro la notte in viale Monza potevi vedere Rae scendere in tunnel alzando le grata e nel frattempo se guardavi in su trovavi Noce che faceva un tetto funambolico.

Delle fughe mie di quegli anni c’è n’è una che mi ricordo di più delle altre: è quella  in linea 1, con Rain e Nitro nel ‘96. In quegli anni in linea 1 alla stazione di Inganni lasciavano un treno nel tunnel. La tecnica era semplice. Entravi in stazione, andavi in fondo alla banchina, giusto sotto la telecamera. Restavi lì 10-15 minuti.  Se il guardiano non veniva a controllare di persona ti infilavi nel tunnel. Difficilmente in tre saremmo passati inosservati ma, come spesso capitava, ci provammo lo stesso. Aspettammo per un po’ e nessuno venne a controllare così, anche se io non ero molto convinto, ci infilammo nel tunnel.

Una volta dentro, dato che il treno stava in mezzo tra due binari, la tecnica per dipingere era questa: ogni volta che stava per arrivare il treno ci si nascondeva nel treno. Normalmente queste sortite si facevano la sera perché i treni passavano ogni 10 minuti circa. Arrivati al treno, evitando di toccare i binari con la corrente, cominciammo a dipingere e nasconderci. Dopo una decina di minuti però Rain notò che in banchina c’erano due persone che guardavano verso di noi. Da lontano non si vedeva bene, ma sembrano due atiemmini.

Ci fu un momento di panico. “Che si fa?” “Usciamo dall’altro lato!” Ci girammo verso l’altra stazione, ma c’era già fermo il treno pronto a partire. “Sta arrivando il treno”. Rain “ Andiamo addosso alle guardie e sfondiamo!!” “Pesante” pensai, ma inevitabile “Ok”. Nitro sembrava d’accordo e cosí, mentre loro andarono avanti, io feci le foto ai pezzi. Fu un attimo, ma quando cominciai a correre per il tunnel, il Treno nell’altra stazione era già in partito. Saltai sulla banchina di sicurezza e corsi con tutta l’energia che avevo. Sentivo il treno arrivare dietro di me. Mi girai a guardare e vidi il conducente sbracciarsi. Il treno partí a suonare! Non so se o quanto abbia dovuto frenare, ma fatto sta che dal tunnel sono uscito prima io di lui!

In banchina poi non c’era nessuna guardia e uscire dalla stazione fu facile. Ricordo solo che passando di fianco il mezzanino (dove stanno i monitor) vidi l’atiemmino telefonare per dare l’allarme. Vedendomi passargli davanti urlò qualcosa. Poi appena usciti per allontanarci dalla zona prendemmo giusto un bus dell’ATM che passava lì vicino…  Questo è il bello della città! La cosa divertente che mi raccontò Nitro era che aveva visto la scena come in un film, la mia immagine con il treno in corsa dietro e le sue luci che mi raggiungevano.

Quali sono stati i graffiti writers internazionali e italiani che ti hanno influenzato maggiormente? Secondo te, chi sono stati i personaggi piu’ importanti della scena milanese che hanno rivoluzionato il movimento nel nostro Paese?

ROBIN: Personalmente ho sempre avuto in mente Subway art. Dondi e Seen principalmente. Poi a Milano c’erano un sacco di writers di talento, ma è una questione di gusto. TawaDropCRae quando vedevo la loro roba rimanevo sempre a bocca aperta, ma in tempi diversi anche Cake, Chob, Mind, Spice e Dumbo spaccavano di brutto. Poi, dire chi ha influenzato la scena… cazzo qui mi metti in un’altro campo minato! Un po’ anche noi Lordz direi…

Nel ‘99 hai creato ciò che è poi diventato non solo un’eccezionale testimonianza ma anche una sorta di “Vangelo” della cultura dei graffiti in Italia e non solo, tramandata per generazioni: “Nero Inferno”. Raccontaci di com’è nato e se eri consapevole di cosa stavi creando.

ROBIN: Si, ero consapevole di avere fatto qualcosa di unico perché non c’era niente del genere in giro ai tempi. Quanto poi avrebbe influenzato le generazioni a venire non potevo immaginare. Il video voleva essere solo il primo di molti. C’erano altri writers e storie che meritavano di essere raccontate. Era un periodo ricco di avvenimenti e anche se non ce ne rendevamo conto era arrivato al suo picco, almeno a Milano.

Comunque il video è stata una collaborazione con Phast, che aveva già fatto diverse riprese e Andrea “Falco” Rasoli che mi aiutò con le interviste e altro materiale delle FN e Metro. Poi il montaggio lo feci di nascosto in studio dove lavoravo durante le ferie di Natale!

Purtroppo le reazioni ai tempi furono un po’ freddine, poi era un momento di cambiamento della mia vita per cui mi sono fermato lì. A ben vedere un seguito sulla storia della metro negli anni 2000 avrebbe meritato, ma ho lasciato spazio agli altri. Era il loro turno di fare qualcosa di nuovo, io il mio per la Cultura l’avevo fatto!

Chi è e cosa fa oggi Robin, Lordz Of Vetra?

Oggi lavoro nel campo degli effetti speciali e dopo anni di duro lavoro sono al top della mia professione. É un lavoro bello e creativo, ma molto complesso e ogni giorno è una nuova sfida a creare immagini belle, nuove e accattivanti. Qui ci vorrebbe un’altra intervista, ma non in una rivista di writing!

1 commento

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  • Ross ha detto:

    Un idolo per chi come me è sempre stato e sempre lo sarà appassionato a questo mondo ma praticandolo poco…ancora oggi con 2 figli si scarabocchia qualsiasi cosa in casa!

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