Meyhem Lauren: «La costanza è fondamentale»
Uscita nel 2023 in esclusiva sulle pagine del Volume 3 cartaceo del nostro magazine, arriva oggi online — a pochi giorni dal live al Gate di Milano insieme a Conway The Machine e Daringer — l’intervista con una vera underground legend newyorkese: Meyhem Lauren. Direttamente dal Queens, Meyhem è considerato uno degli MC più continui e solidi di NYC. Grazie al suo liricismo crudo e al suo stile, ha colmato il divario tra la golden age dell’hip-hop newyorkese e l’era attuale, tramandando i codici tradizionali della Cultura. Ci ha raccontato della sua carriera, del suo album prodotto da Dj Muggs e Madlib, di Action Bronson e del suo coinvolgimento nella scena dei graffiti.
Fratello, è un grande onore per noi poterti fare qualche domanda, sei una vera leggenda dell’underground. Cosa ti ha motivato e spinto negli anni, scommettendo tutto sulla tua costanza e coerenza? Come hai fatto a mantenere la rotta sempre dritta?
La costanza è la chiave. Ho sempre visto la mia carriera come un castello che stavo costruendo mattone dopo mattone. Non tutto ciò che ho ottenuto è stato celebrato singolarmente, ma quando faccio un passo indietro e guardo quello che ho costruito, la mia visione architettonica non può essere messa in discussione. In termini di motivazione, è facile quando ti piace quello che fai. Sono a un punto in cui sarebbe più difficile fermarsi che andare avanti.
Sei emerso nella scena rappando al fianco di Action Bronson. Ci ricordiamo bene quel periodo: la maggior parte del rap in quel momento stava virando verso suoni da club o commerciali e poi, all’improvviso, sono spuntati due ragazzi nuovi dal Queens, fedeli al classico hip-hop crudo e hardcore di NY, ma portando un approccio “nuovo”. Come vi siete conosciuti tu e Action Bronson e come avete iniziato a fare musica insieme? Quali sono i tuoi ricordi o aneddoti migliori di quel periodo, qualcosa che forse in pochi sanno dei tuoi esordi?
Io e Action siamo una famiglia, ci siamo conosciuti in prima media, avevamo 12 anni. È sempre una benedizione fare la storia con qualcuno con cui sei cresciuto. Ho un sacco di ricordi con lui, ma alcuni dei migliori riguardano letteralmente la conquista del mondo. Saltare i tornelli e rubare vestiti e spray da ragazzini fino a volare in giro per il globo godendoci le migliori risorse che la Terra ha da offrire: è una storia speciale.
Per quanto riguarda la musica, restare fedeli alla tradizione è facile: guidavamo per ore e facevamo lunghi viaggi in treno ascoltando la roba che ha ispirato la musica che facciamo noi. È quasi come prendere le vitamine. Quello che ascolti è importantissimo, un po’ come leggere ti rende uno scrittore migliore…
Uno dei tuoi primi pezzi che ci ha fatto impazzire e che ha mandato fuori di testa un sacco di writer in tutto il mondo è stato “Got The Fever”, dove parli della cultura dei graffiti a New York. Come è nato quell’inno? Qual era la tua connessione con la scena del writing allora e quale è oggi?
“Got The Fever” è stata speciale… quando ho fatto quel pezzo era da un punto di vista più retrospettivo: non ero davvero attivo in quel periodo, stavo solo ricordando i vecchi tempi. I graffiti sono sempre stati una parte importante della mia vita.
Sentivo che, per quanto i graffiti siano fondamentali per la cultura, c’erano in giro solo 2 o 3 veri inni dedicati al writing, e mi sono sentito in dovere di farne un altro.
Ero connesso alla scena allora e lo sono ancora oggi, e darò sempre il mio contributo quando il tempo me lo permette.
Il background delle tue azioni, sia nel writing che nel rap, sono sempre state le strade e i muri del Queens. Il tuo nome è rispettato e conosciuto in tutta la città… Com’è stato per te crescere nel Queens da ragazzino e cosa ti ha spinto a rappare?
Il Queens è speciale, il posto più diversificato del mondo. Puoi avere un assaggio del mondo intero semplicemente girando per il Queens. Per quanto fosse la mia base, ho passato un sacco di tempo anche in Uptown e a Brooklyn. Sento che la combinazione di tutti e tre questi posti mi ha aiutato a diventare più completo sia come uomo che come artista. Alla fine ero solo un fan che voleva fare di più quel tipo di rap che mi piaceva ascoltare… è così semplice.
L’anno scorso hai creato qualcosa di epico, riunendo DJ Muggs nella stessa stanza con un altro producer leggendario come Madlib per produrre il tuo nuovo album “Champagne For Breakfast”, uscito ad aprile di quest’anno. Come e a chi è venuta l’idea di realizzare “Champagne For Breakfast”? Com’è stato il processo creativo dietro al disco?
Per farla breve: stavo lavorando a un album con Madlib e a un altro album con Muggs. Eravamo tutti nella stessa stanza, facevamo suonare i rispettivi joint e abbiamo deciso che prima di far uscire i progetti solisti, avremmo dovuto sganciarne uno collettivo. Un po’ di tracce erano già registrate e altre le abbiamo fatte da zero.
Le cose migliori della vita di solito nascono per caso… Questa è una di quelle situazioni.
Detto ciò, “Champagne For Breakfast” è fuori ora.
Il tuo legame con Muggs era già noto, ma com’è stato lavorare con un produttore come Madlib? Cosa pensi abbia aggiunto alla chimica tra te e Muggs e puoi raccontarci qualche dietro le quinte su di lui e Muggs al lavoro?
Al 1000%. Io e Muggs ormai abbiamo perfezionato la nostra formula al millimetro, a questo punto è più difficile sbagliare che fare fuoricampo. Detto questo, aggiungere all’equazione un genio come Madlib è come avere davanti il pasto migliore della tua vita e grattugiarci sopra del tartufo. Proprio quando pensavi che non potesse andare meglio di così, si aggiunge un nuovo livello di pura esaltazione.
Dietro le quinte c’erano un sacco di chiacchiere, risate e whisky giapponese. Questa è la parte più importante del fare musica, secondo me. Gli album fatti col copia e incolla ci stanno, ma quando i creativi se la vivono davvero assieme durante il processo, la differenza si sente sempre.
Sei stato uno dei primissimi a supportare la Griselda Records e questa solida relazione non si è mai interrotta nel tempo, tanto che nel 2022 ha visto la luce “Black Vladimir”, il tuo album interamente prodotto da Daringer, producer in-house e membro originale di GxFr. Com’è stato lavorare a questo disco e da dove nasce il titolo?
Black Vladimir era necessario… l’universo ne aveva bisogno. Abbiamo dato alla gente ciò di cui aveva bisogno. Solo roba seria, niente cazzate. Quell’album ha catturato un periodo di tempo e un’energia specifici. Lavorare al disco è stato una figata. Ci siamo presi il nostro tempo e l’abbiamo chiuso a dovere.
Il titolo è nato da un mio vecchio alias… alcuni mi conoscevano come Vladimir l’architetto, ma non posso scendere troppo nei dettagli su questa storia.
Come hai conosciuto Westside Gunn e i ragazzi della Griselda?
Credo ci siamo conosciuti tramite Alchemist, ho sempre sentito che eravamo sulla stessa missione… La prima volta che li ho sentiti ho pensato “questa roba è speciale”, e all’epoca non mi piaceva quasi nessuna delle nuove uscite. Un ringraziamento a Daringer, Gunn, Conway, Benny e a tutta la Griselda… Questi ragazzi sono stati solidi fin dal primo giorno e meritano tutti i trofei e i riconoscimenti che stanno ricevendo.
Nel corso della tua carriera hai collaborato con un sacco di produttori e rapper leggendari… Una cosa che pochissimi possono vantare. Hai ancora dei sogni nel cassetto, tipo fare un altro joint album con qualche altro producer o magari un MC, o qualsiasi altra cosa? E hai già qualcosa di pronto in canna?
Ci sono sicuramente altri produttori e MC con cui mi piacerebbe lavorare, ma come ho detto prima le cose migliori succedono per caso, quindi continuerò semplicemente a fare la mia parte sbattendomi e lasciando che tutto il resto vada al suo posto. Inoltre, per la cronaca, sto attualmente lavorando a nuova musica con tutti quelli che hai menzionato… Il lavoro non si ferma mai.
Oltre al rap e ai graffiti, hai un’altra grande passione: il cibo. Infatti, partecipi assiduamente a vari food show come “Munchies” e “F*ck That’s Delicious” per emittenti di fama mondiale… Come sono nati questi programmi di cucina e da dove deriva la tua passione per il cibo?
Questo è un altro di quei bellissimi errori, non ho mai pianificato di diventare una figura nel mondo del cibo. Mi è sempre piaciuto cucinare ed esplorare cucine diverse, ma non avrei mai pensato che sarebbe diventata una forza trainante nella mia carriera.
Una cosa di me, però, è che se mi capita un’opportunità la prendo sul serio e ci corro, ed è esattamente quello che ho fatto. La mia passione per il cibo è iniziata nel Queens. Abbiamo un’abbondanza di diversità, puoi letteralmente mangiare indiano che spacca, greco, thailandese e italiano tutti nello stesso isolato.