Selezione Hip Hop di Settembre

Abbiamo preparato delle brevi recensioni per guidarvi all’ascolto di alcuni dei migliori progetti Hip-Hop del mese, selezionati per voi dalla redazione di Throw Up Magazine. Sintonizzatevi sulle nostre playlist di Spotify e… Buon ascolto!

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From King To A God Conway The Machine

Conway, la “Macchina” della Griselda Records , appellativo che si è guadagnato grazie alla facilità con cui distrugge i beats in modalità automatica, senza sforzi, attraverso un flow micidiale e una voce unica, ha deciso di prendersi, finalmente, quello a cui ambisce da tutta la vita: l’Olimpo dei migliori MC’s di sempre, accanto ai vari Rakim, Method Man (presente nel disco con uno dei suoi migliori versi degli ultimi 10 anni), B.I.G etc.

Un obiettivo ambizioso, ma alla portata del rapper di Buffalo, N.Y, che ha lottato tutta la sua vita per raggiungere lo status di divinità del microfono, affrontando e sormontando ostacoli e fatiche epiche, che per noi comuni mortali è difficile anche immaginare di superare. La sua storia di riscatto ha, infatti, risvolti mitologici: da una gioventù violenta nel degrado a diventare benefattore della propria città ; dal trovarsi sul letto di morte con una paralisi facciale, colpito al collo da alcuni proiettili, al “gotha” dell’Hip Hop.

Un’evoluzione, viste le premesse, per nulla scontata, ma, anzi, guadagnata, lottando  a pugni serrati, partendo dalle fondamenta, grazie all’aiuto del solo fratello Westside Gunn e di pochissimi altri della sua cerchia ristretta di amici e collaboratori, tra cui Dj Shay (R.I.P), Dj storico del collettivo Griselda e figura importantissima della scena rap locale,  la cui recente scomparsa, come si evince dal commovente brano del disco, “Forever Droppin Tears”, ha lasciato un segno profondo in tutta la famiglia Griselda.

Da un punto di vista musicale, sapevamo ormai tutti che Conway si trovasse particolarmente a proprio agio su produzioni grezze e dalle vibrazione oscure, come dimostrato negli ultimi  “Lulu” e “No One Mourns The Wicked” ( solo per parlare dei progetti usciti in questa 1° parte del 2020). In “From King to A God”, invece, assistiamo ad una transizione, anche, a livello sonoro. The Machine, infatti, dimostra di poter mantenere intatte, se non addirittura rendere ancora più’ evidenti le proprie qualità liriche e tecniche su diversi stili di produzione. Un album che ha un “feeling” speciale e maggiormente personale, che  permetterà a Conway di far arrivare il proprio talento e la propria storia a più’ persone, traghettando i suoi fan verso l’album di debutto con Shady Records, “God Don’t Make Mistake”.

Only For Dolphins Action Bronson

Mollate Action Bronson! Ormai è nel suo viaggio psichedelico (come dimostra la traccia intitolata con la formula chimica del DMT) , uno stato mentale per cui si sente in sintonia solo con esseri noti per la loro intelligenza e capacità di percepire onde e frequenze che tutti gli altri non intercettano, come i delfini. L’Mc del Queens di origini kosovara in, appunto, Only For Dolphins dimostra, più che mai, di trovarsi a suo agio fuori dagli schemi e sopra le righe, nel senso più positivo possibile. Con pungente  ironia ed eccezionale estro, dipinge un quadro astratto, comprensibile solo a chi viaggia sulle stesse frequenze, accompagnato da un geniale sfondo sonoro, (che svaria da campioni dal Brasilian Funk al Jazz e al Reggae, passando per samples di musica balcanica) prodotto da artisti, tra cui spiccano i nomi di The Alchemist, Daringer, Harry Fraud, DJ Muggs e Budgie Beats. Action Bronson, da qualche anno indipendente, ha deciso di fare un album come cazzo gli pareva, senza dover rispondere a nessuno, se non ai delfini, gli unici “wavy” come lui.

If I Don’t See You in Paradise Crimeapple

Uno dei talenti più originali e creativi di questa ondata di MCs e liricisti che ha travolto l’ underground statunitense è, sicuramente, Crimeapple, Infatti, dopo “Jaguar On Palisade”, pubblicato ad inizio anno, il rapper del New Jersey di origini colombiane torna con If I Don’t See You In Paradise, un progetto curato e concepito con eccezionale gusto artistico e originalità:  dall’artwork, creato dal bravissimo illustratore Bernard Rollins ( @bnardartwork),  all’eccezionale tappeto musicale composto da Michealangelo, Buck Dudley e RLX tra gli altri. Il flow bilingue dell’MC di Hackensack ( NJ ), come un flusso di pensieri e di considerazioni ironiche sulla propria vita, scorre liscio incastrandosi perfettamente ai samples ricercati del sottofondo sonoro.

Da Fixtape DaCloth

Se cercate Hip Hop che abbia ancora l’odore inconfondibile dell’asfalto bagnato, le atmosfere brutali e cupe degli angoli più bui della città e ancora vi piace il rap di strada autentico, che dia ancora “pane al pane e vino al vino”, la direzione in cui guardare è Rochester, NY.  Qui, infatti, risiede (oltre i vari 38 Spesh, ETO, Pounds etc.) la crew DaCloth, formata da i rapper MAV, Rigz, Rob Gates, Mooch, Illanoise, Times Change e Symph, senza dubbio, uno dei collettivi più hardcore e sottostimati della scena Hip Hop Americana.

Dimenticatevi singoli riempi pista, ritornelli cantati, gimmicks e autotune, questa crew non bada, certo, a convenevoli e fronzoli, come dimostra Da Fixtape, l’ultimo mixtape del collettivo, riunitosi per l’occasione, dopo un anno di eccellenti progetti solisti. La DaCloth riporta infatti il rap duro e puro delle strade nella sua versione più cruda, che rievoca l’atmosfera che Mobb Deep e soci hanno rappresentato per il QueensBridge tra anni ‘90 e 2000. 

Lessons MC Eiht

Prendete carta e penna, aprite le orecchie, concentratevi e cercate di trarre degli insegnamenti. Si, perché a tenere le lezioni non c’è “solo” un professore di questa Cultura, che già a fine degli anni ‘80, con i Compton Most Wanted, è stato tra i primi a raccontare le strade dei ghetti di Los Angeles con il gangsta rap, ma anche un esempio vivente di autentico O.G. (Original Gangster) , come si usa, nel gergo delle strade oltreoceano, per indicare lo status di ex membri di una gang di grande esperienza e con una lunga militanza alle spalle. 

MC Eiht, per sua fortuna, grazie all’Hip Hop si è lasciato alle spalle il passato criminale tempo fa ed è uno dei pochi superstiti della sua generazione. Un veterano che può fregiarsi a pieno titolo del termine di Leggenda del gangsta rap West Coast. Allora, se prende la parola MC Eiht tutti gli appassionati della Cultura Hip Hop e di Strada dovrebbero fermarsi ad ascoltare questo custode di verità e codici dimenticati. Non solo, il navigato rapper ha ancora un grande gusto ed orecchio musicale e a 49 anni ci ha regalato un altro album di ottima fattura, che riesce nell’impresa di mantenere l’anima del Gangsta rap della West Coast, senza suonare come uno scolorito ricordo, ma, anzi, ancora attuale.

There is no Mafia Pounds

Una volta, le famiglie di Cosa Nostra della zona dell’Upstate New York, da Rochester a Buffalo, ai confini con il Canada, erano tra le più ricche e temibili della East Coast degli Stati Uniti. Affondate dai R.I.C.O ( le durissime leggi federali contro riciclaggio e crimine organizzato) o inabissate, per non destare sospetti, contaminando economia legale e finanza, a Rochester come nell’entroterra siciliana, hanno deciso che la cosa migliore per il funzionamento dell’organizzazione fosse che di Mafia se ne parlasse il meno possibile. Pounds, rapper italo-americano di Rochester dimostra di conoscere bene le dinamiche della cultura mafiosa e il codice del silenzio, anche se cresciuto sul suolo americano:  la via più redditizia è quella di evitare i riflettori, al contrario, ad esempio, di quanto aveva rappresentato John Gotti con la sua figura glamour negli anni ’90.

Questo è il concept ripreso da Pounds per questo album intitolato, appunto, There Is No Mafia. D’altronde questi sono i codici e i comandamenti con cui Pounds ha avuto a che fare da vicino durante il suo passato nel mondo criminale sotterraneo della sua città e di cui attraverso la musica ce ne da, solo, qualche squarcio, senza però, svelarci troppo.

Stuff of Legend Napoleon Da Legend x Ro Data

Mentre in superficie arranca, il “mondo di sotto” dell’ Hip-Hop, l’underground, è, a nostro parere, in un momento storico eccezionale. Aperta una falla nell’Algoritmo, hanno trovato il loro spazio e il modo di emergere grandi talenti, nascosti agli occhi dei più, come l’MC originario dell’arcipelago africano delle Comore, ma abitante da lungo tempo del quartiere newyorchese di Brooklyn, Napoleon Da Legend e il produttore Ro Data. Grande appassionato di manga, Napoleon Da Legend, fluente con le rime sia in inglese che in francese, è un liricista capace di far scorrere le parole con grande facilità, con un approccio onesto e sincero, lontano dagli stereotipi del gangsta rapper, ma capace di parlare la lingua della gente comune e degli “ultimi”. Dotato di un’eccezionale etica lavorativa e creatività, frutto, anche, del melting-pot culturale di cui è figlio, N.D.L vanta un catalogo estremamente vasto: solo quest’anno ha pubblicato almeno cinque o sei progetti. Per “Stuff of Legend” viene accompagnato dalle ottime produzioni di Ro Data, per un disco che conferma ulteriormente il pedigree pregiato del MC nativo delle Comore.

The Hiroo Onada Poppa Gee & Mr.Phil

Poppa Gee è la figura più enigmatica e misteriosa dell’Hip Hop italiano del momento: in pochissimi ne hanno sentito parlare, ancora meno ne conoscono la vera identità, nessuno, probabilmente lo ha mai visto, ma qualcosa fa presagire che dietro a questo rapper di Milano, unica informazione che si evince dai suoi testi, non si celi sicuramente un emergente, né uno sbarbato alle prime armi.

Infatti, la sicurezza e l’esperienza con cui Poppa Gee snocciola, senza remore, i propri versi al vetriolo e si è lanciato in una personale crociata contro i toy e i fake dell’industria dell’Hip Hop Italiano, ci danno l’impressione che si tratti di un rapper navigato, un veterano che si sta , finalmente, togliendosi dei sassolini dalle scarpe, sputando alcune verità sul rap game italiano, che in pochi hanno trovato il coraggio di dire così onestamente e apertamente.

Non a caso, a conferma di queste nostre supposizioni, che, in fondo, lasciano il tempo che trovano, quest’ultimo Ep di Poppa Gee ( dopo aver pubblicato in sordina diversi altri progetti nel giro di un paio d’anni) intitolato Hiroo Onada, è stato prodotto interamente dallo storico produttore romano Mr.Phil, anche lui, non certamente l’ultimo arrivato. D’altronde, lo stato d’animo che muove questo misterioso MC è assimilabile a quello di Hiroo Onoda , il soldato veterano giapponese, rimasto, per quasi 20 anni, a combattere i nemici, nascosto nella giungla di un’isola sperduta del Pacifico, convinto che la Seconda Guerra mondiale non fosse mai terminata. Poppa Gee, indifferente alle meccaniche subdole della scena, fottendosene di compiacere o, viceversa, indispettire qualcuno, si erge ad essere uno dei pochi ultimi cavalieri “templari” della Cultura Hip Hop in Italia, tramandando concetti e codici che sembrano sepolti, come, ad esempio, testimoniato dai continui riferimenti al mondo sotterraneo e hardcore del writing, dai “un flash nel tempo come un wholecar che passa in Cadorna” a “gli scazzi per le yard, gli schiaffi”.

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