Jay Exodus sta ridefinendo il suono di Buffalo, oltre la formula Griselda.
Buffalo, New York è finalmente sulla mappa, ma per JAY EXODUS la questione va ben oltre il semplice cavalcare l’onda Griselda. Proveniente dalla Eastside con un suono che fonde soul, boom bap, jazz e vibrazioni West Coast, sta dimostrando che nella città ci sono più strade da percorrere. Dal superare problemi di salute alla crescita spirituale, fino a collaborazioni con nomi come Mick Jenkins, Jay Worthy, Camoflauge Monk e Conway, JAY EXODUS sta riscrivendo cosa significa venire da Buffalo nel 2025. Niente etichette, niente scorciatoie: solo barre e una visione tutta sua.
Peace Jay! Iniziamo con una domanda: cosa significa essere un rapper di Buffalo oggi, rispetto a dieci anni fa quando hai iniziato a pubblicare musica? Com’è cambiata la scena, come si sono evolute le opportunità, e com’è cambiata la tua percezione della città come artista?
Essere un rapper di Buffalo oggi è decisamente diverso. Dieci anni fa, se dicevi a qualcuno che eri di Buffalo, a malapena gliene importava, magari non avevano nemmeno mai sentito parlare di Buffalo. Ma da quando Griselda ha sfondato le porte, ora quando dico che vengo da Buffalo la gente spalanca gli occhi. Non importa dove mi trovi nel mondo, si aspettano già che tu sia forte, perché West e gli altri hanno alzato l’asticella così tanto.
Con l’ascesa di Griselda, Buffalo si è guadagnata finalmente un posto nella mappa globale del rap. Ma senti che quella visibilità porta con sé anche pressioni o aspettative—come il rischio di essere incasellati in quel suono ruvido e sporco? Pensi che oggi ci sia la tendenza a relegare gli artisti di Buffalo in una corsia troppo stretta, anche quando vanno oltre quello schema?
Come dicevo prima, la gente si aspetta automaticamente che tu sia bravo, quindi… meglio esserlo davvero! lol.
In secondo luogo, sì, un po’ veniamo incasellati perché Griselda è probabilmente l’unico riferimento che la gente ha su come suona Buffalo, e non posso biasimarli per questo, ma proprio per questo io tengo molto alla mia versatilità, e sento sia mio compito mostrare altri paesaggi sonori.
Sono uno di quelli che ora sta davvero iniziando ad avere un’influenza su come suona l’hip hop qui.
È anche rischioso cercare di rompere certi schemi, ma qualcuno deve farlo, quindi perché non proprio qualcuno che sappia fare bene sia il boom bap che il suono moderno più mainstream?
Quando e perché hai iniziato a fare musica? Parlaci un po’ del tuo background musicale—cosa ascoltavi da piccolo e cosa ti ha spinto a scrivere e registrare i tuoi primi brani?
I miei genitori non ascoltavano molto hip hop quando ero piccolo, quindi sono cresciuto ascoltando un sacco di musica degli anni ’70 e ’80. Mio padre era molto dentro al jazz, quindi ho assorbito molto anche da lì. Avevo anche una cugina più grande che stava spesso con noi e ascoltava solo rock alternativo, quindi c’era una bella miscela di generi in casa.
Intorno agli 8 anni ho cominciato a interessarmi davvero al rap: Three 6 Mafia, 50 Cent, Nelly, Ludacris, OutKast, giusto per citarne alcuni. Ricordo che in terza media ho sentito un brano di Papoose chiamato “Alphabetical Slaughter” e sono rimasto talmente colpito dal suo livello lirico che ho preso la penna e ho iniziato a scrivere rime.
L’ho fatto per qualche anno. Ma è stato solo verso il terzo anno delle superiori che il mio amico DTM mi ha spinto a registrare la mia prima canzone. Aveva visto che avevo quaderni pieni di rime e mi disse: “Bro, devi iniziare a registrare!”
Aveva uno studio casalingo nel suo appartamento nelle popolari di Langfield. Non era granché lol, ma mi ha insegnato a registrare, e da lì è partito tutto.
Il tuo suono è una fusione fluida di jazz, soul, boom bap e vibrazioni West Coast. Come riesci a fondere tutte queste influenze mantenendo una voce unica e riconoscibile? E cosa della tua Buffalo resta ancora presente nella tua estetica musicale?
Fondere le influenze mi viene naturale, è letteralmente come ascolto la musica. Poi ci metto tanta pratica, ho sicuramente superato le mie 10.000 ore, quindi so come devo suonare a seconda del beat.
L’Eastside di Buffalo sarà sempre presente nella mia estetica musicale, perché è lì che ho passato la maggior parte del mio tempo, ed è lì che ho vissuto molte delle esperienze più intense—sia belle che brutte.
Il tuo ultimo progetto, Flowers Never Bloom Before The Sun Comes, riflette davvero la tua visione musicale e spirituale. Cosa rappresenta per te questo progetto e qual è il significato del titolo?
Vengo da Buffalo. Qui abbiamo sei mesi di inverno, letteralmente metà anno, quindi al primo marzo sono già stanco di stare in questo posto lol. Questo album è stato il mio modo di far sbocciare la primavera, o iniziare davvero il nuovo anno. Da qui i temi dei fiori e dei nuovi inizi nel progetto. In un certo senso, è stato terapeutico per me.
All’inizio del 2025 hai anche pubblicato Art of Expression in collaborazione con Camoflauge Monk, un produttore legato a Griselda. Cosa ti ha spinto a costruire un progetto intero con lui? Vi conoscevate già? L’album è nato in studio o più a distanza?
Io e Monk ci conoscevamo già, anche se non molto bene. Un giorno è passato a Ground Control, il nostro store qui a Buffalo, e abbiamo iniziato a parlare di musica. L’idea iniziale era di prendere solo qualche beat da lui, ma i primi brani che abbiamo fatto erano così forti che abbiamo finito per fare un progetto intero.
Credo che siano stati Pray for the Eastside con Conway e Arm & a Leg a far partire davvero tutto. Ha iniziato a mandarmi pacchetti di beat, io sceglievo quelli che mi piacevano e una volta trovata la giusta sonorità ho cominciato a registrare. Monk ha partecipato a molte sessioni in studio. Alcune delle strumentali le ha create sul momento, quindi l’esperienza è stata super: lui lavora veloce, e io pure.
Com’è stato lavorare con Camoflauge Monk a livello creativo? Sei entrato nel suo mondo sonoro o si è adattato di più al tuo? Cosa ti ha sorpreso di più in questa collaborazione?
Penso che alla fine ci siamo incontrati a metà strada e abbiamo imparato molto l’uno dall’altro come artisti. Descrivo sempre i suoi beat come cinematografici, ogni suono sembra una scena di un film, quindi volevo che anche il flow del progetto fosse così.
Lui, inizialmente, mi mandava cose a caso per vedere cosa mi piacesse, ma già dal terzo pacchetto di beats che mi ha mandato erano molto più vicini ai miei gusti.
La cosa che mi ha sorpreso di più è stata la velocità con cui ha capito cosa mi piaceva—dalla scelta dei suoni al tempo dei beat. Per riuscire a fare una cosa del genere devi essere un vero produttore.
Nel disco compaiono nomi importanti come Conway, Boldy James e ANoyd. Come sono nate queste collaborazioni e cosa cercavi negli artisti che hai deciso di includere?
Griselda è famiglia—siamo tutti di Buffalo, quindi è stato piuttosto facile avere Con (Conway The Machine) nel disco. Ho conosciuto Boldy durante un tour l’anno scorso con Benny. ANoyd invece l’ho scoperto su Instagram. Lo seguivo e apprezzavo tantissimo la sua etica lavorativa, così un giorno l’ho contattato per fargli conoscere ciò che stavo facendo. Il resto è storia—essere di Buffalo nel 2025 ha un peso diverso, lol.
Hai sempre avuto una connessione con il suono della West Coast—nei progetti precedenti come 44 e The Exodus hai lavorato con Jay Worthy e Kamaiyah. Come sono nate quelle collaborazioni, e cosa ti attrae di quel tipo di vibe, apparentemente lontano dalle tue radici ma così coerente col tuo sound?
Nel 2020, quando stavo tornando attivamente alla musica, andavo spesso a Los Angeles. Quell’ambiente ha gettato le basi per il mio ritorno. Ho fatto un sacco di belle connessioni là. Jay Worthy è anche lui connesso con Griselda, quindi nel giro di qualche telefonata sono riuscito a contattarlo.
Ci siamo incontrati allo studio di Bootleg Kev a LA. L’idea era di fare un solo brano per il mio mixtape Rocketman, ma quando ho iniziato a fargli ascoltare altra roba, si è gasato così tanto per un pezzo che ne abbiamo finiti due.
L’altro brano che abbiamo fatto quel giorno non l’ho ancora pubblicato, ma lo sentirete presto.
Quando ho iniziato a registrare musica, ero molto influenzato dal movimento Taylor Gang x Jet Life. Wiz Khalifa ha sempre avuto un suono che richiamava la West Coast pur essendo dell’Est, quindi direi quello… e poi, il fatto che ho passato molto tempo là, assorbendo quella cultura.
Tra il 2017 e il 2021 hai avuto una pausa significativa nella tua produzione musicale a causa di problemi di salute. In che modo quell’esperienza ti ha trasformato? Come ha cambiato la tua visione della vita e della musica?
È una di quelle esperienze che sono davvero dure mentre le vivi, ma quando finalmente ne esci e ti guardi indietro, ti rendi conto di quanto ti abbia reso forte.
Durante quel periodo ho imparato molto su come funziona veramente il corpo umano, e ho capito che la maggior parte di noi non ne sa nulla: semplicemente consumiamo ciò che la società o la cultura ci propone.
Quell’esperienza mi ha permesso di connettermi profondamente con la spiritualità, e in generale di conoscere meglio me stesso. E’ stato come una rinascita. Dal processo di guarigione, al ritrovarmi di nuovo nello spazio musicale.