August Fanon ci racconta l’arte del sampling e dell’eleganza underground.

Pochi produttori sanno creare paesaggi sonori così ricchi di texture e immersivi come August Fanon. Il suo nome è diventato sinonimo di eleganza underground: beat polverosi, campioni soul e jazz selezionati con cura, e una visione sonora profondamente radicata nell’amore per la cultura Hip-Hop. In questa intervista esclusiva, Fanon ci guida attraverso il suo viaggio musicale, dall’infanzia a East Oakland allo sviluppo artistico tra Phoenix, Texas, Tuskegee, Philadelphia e Brooklyn, fino alla scoperta del beatmaking nei primi anni 2000. Ha raccontato come è arrivato a produrre per Mach-Hommy, Tha God Fahim e Westside Gunn, collaborazioni che hanno consolidato il suo status come uno dei produttori più raffinati della scena underground americana di oggi. Si apre anche su “Forty”, l’album completo con Blu uscito quest’anno, la sua passione per il digging, le influenze eclettiche che vanno da Nina Simone e Fela Kuti ai Bad Brains o Sade, e la sua instancabile dedizione all’arte del campionamento.

Peace August. È un piacere parlare con uno dei produttori più forti della scena underground secondo noi. I tuoi beat e i campioni soul, R&B e jazz che tagli sono incredibili. Ma dove e quando è nata la tua passione per il beatmaking e per la musica in generale? Qual è il tuo background musicale e avevi musicisti in famiglia?

Non so bene dove sia iniziata, ho sempre amato la musica da quando ero bambino. Ricordo che le mie prime lezioni di musica furono all’asilo. Frequentavo una scuola cattolica a East Oakland e mi ricordo che avevamo due insegnanti di musica. Uno era un fratello che veniva e ci insegnava delle canzoni mentre suonava il piano, l’altra era una vecchia hippy bianca che ci faceva togliere le scarpe e metterci in cerchio attorno a lei mentre suonava la chitarra acustica.

Sono nato nel 1980 e il mio primo ricordo legato al rap è “You Talk Too Much” dei RUN DMC. Credo sia uscito nell’85. Da allora sono rimasto agganciato all’Hip-Hop. Avevo cugini più grandi e un fratello maggiore che mi hanno mostrato delle cose quando ero giovane e da lì non mi sono più fermato.

Per quanto riguarda il beatmaking, direi che è iniziato attorno al 2003/2004. Uno dei miei amici del liceo, Peter, si era collegato a questa app/sito che era una specie di proto-Spotify. Credo si chiamasse Streamload. Per tipo 9 dollari al mese avevi accesso a questo archivio digitale e, fratello, prendevo tutto: Lil Brother, DOOM, Blueprint, Count Bass D, Madlib, People Under The Stairs, Dilla + tutti quegli album Hip-Hop che volevo da sempre ma non avevo i soldi per comprare. In più, rock, soul e jazz. Per un amante della musica era il regalo più bello del mondo. Devo fare un grosso shoutout a Pete per questo.

Dunque ero al college e mi stavo immergendo nell’underground dei 2000, ma allo stesso tempo non mi convinceva l’idea di fare un dottorato. Stavo vivendo un periodo difficile in quel senso, perché sentivo che non stavo seguendo ciò che volevo davvero fare.

Sono sempre stato dentro alla musica, e ora avevo accesso a tutto questo materiale, con in più i progressi della tecnologia. Potevo scaricare gratis Fruity Loops (da adolescente non avrei mai potuto convincere i miei a comprare un MPC, e non è che fossimo poveri, ma nemmeno ricchi… era fuori discussione). Penso di aver preso un’app da DJ nella primavera del 2006 e ho iniziato a fare mix e blend, poi andai a una festa in autunno e un amico di un amico, che non conoscevo ancora, iniziò a parlarmi di Hip-Hop e, in qualche modo, era convinto che facessi beat. Cercai di spiegargli che non era vero, ma lui insisteva: “No, dai, vieni a casa mia e porta qualche beat” (ride). Una o due settimane dopo l’ho fatto davvero e da allora non mi sono più fermato…

L’unico musicista in famiglia che conosco è un cugino di secondo grado a D.C. che era produttore. Penso di averlo incontrato una volta a una riunione di famiglia e mi ricordo che aveva un sito dove offriva servizi musicali nei primi anni 2000, ma non abbiamo mai collaborato.

Sei originario di Oakland, ma ora vivi a New York dopo aver vissuto in diverse città. Ci puoi parlare delle tue radici e di come i vari luoghi in cui hai vissuto — a partire da Oakland, che ha una scena musicale e Hip-Hop davvero unica — ti hanno influenzato artisticamente?

Bella domanda. Essere a Oakland negli anni ‘80 mi esponeva a un po’ di sapore locale, ma era davvero l’epoca d’oro del rap. Ricordo ancora quando vidi il video di “I Ain’t No Joke” di Eric B. & Rakim nell’87 e ne rimasi ipnotizzato. Amavo KRS-One. Mi ricordo che MC Hammer faceva concerti al Foot Hill Square, che era un centro commerciale a East Oakland.

Ci siamo trasferiti nell’area di Phoenix nei primi anni ‘90, in un sobborgo chiamato Scottsdale. Molto influenzato dalla Southern California: skateboard, gang, e tutto quel mondo. Era tipo una versione westcoast del film Kids. Quando uscirono Dre e Snoop nel ‘92 influenzarono tantissimo il mio orecchio. Ero davvero dentro al g-funk e alla produzione westcoast. Ma proprio mentre andavo al liceo e mi trasferivo in Texas, Wu-Tang e Biggie mi aprirono al suono East Coast. Da allora sono rimasto agganciato: Mobb Deep, Smif-N-Wessun, M.O.P., ecc.

In Texas nel ‘94, non dimenticherò mai la prima volta che sentii “Front Back & Side to Side” degli U.G.K. alla radio. Era tutta un’altra ondata. In realtà avevo già sentito parlare degli U.G.K. dalla colonna sonora di Menace II Society e adoravo “Pocket Full of Stones”, ma pensavo fossero tipi nuovi della west coast. Quando arrivai in Texas, le marching band delle high school e delle HBCU suonavano roba tipo “Lay Em Down” degli 8Ball & MJG. Mi ricordo che iniziai a scoprire anche Master P. Fu un’educazione al rap del sud, ben oltre Gangsta NIP, Geto Boys, Magic Mike & Luke, che erano tutto ciò che conoscevo fino al ‘94.

Nel ‘98 andai all’università a Tuskegee, a un’ora e venti da Atlanta. Ero nel cuore della scena emergente del rap del sud. T.I. veniva spesso nella nostra scuola. Io e Rich Boy eravamo amici al primo anno. Era un tipo tranquillo, veniva da Mobile. Tanti artisti di quell’area e di quell’epoca non sono mai esplosi, ma tutti conosciamo quelli che ce l’hanno fatta. Ricordo un ragazzo di Orlando che portò il CD di Trick Daddy. NESSUNO lo conosceva!

Questo accadde tipo 6-9 mesi prima che “Nann Nigga” con Trina diventasse nazionale. Anche “Back That Azz Up” di Juvenile lo stavamo già ascoltando almeno un anno prima che esplodesse. Bei tempi.

Poi ovviamente ci fu l’ondata Rocafella nel mainstream, Nelly, Eminem, G-Unit, Cash Money Records, Dip Set, ecc.

Quando finii l’università e tornai in Texas per il master, mi immersi nella scena underground. Fino a quel punto non ne sapevo quasi nulla. Ero sempre stato un amante dell’Hip-Hop e cercavo di restare aggiornato, ma non avevo ancora scavato a fondo. Credo di aver comprato il primo Sound Bombing della Rawkus quando uscì.

Mi trasferii a Philly durante l’era dei blog e molti dei ragazzi che frequentavo erano troppo giovani o troppo vecchi o non ascoltavano rap (facevamo principalmente soul e R&B). Poi nel 2007 mi capitò un coinquilino hipster, studente di cinema a Temple, originario della Pennsylvania occidentale. Era molto dentro a “roba da bianchi” lol — per mancanza di un termine migliore — e mi aprì molto la mente: Joanna Newsom, Dirty Projectors, Animal Collective, Boredoms, Fuck Buttons, ecc. Nel frattempo avevo iniziato a fare digging perché producevo beat, quindi quello è stato un viaggio a sé. E poi nel mio ultimo anno di università nel 2003 avevo cominciato anche a immergermi seriamente nel jazz, quindi ascoltavo dischi jazz fin da allora.

I campioni che tagli con tanta maestria mostrano una conoscenza e cultura musicale incredibili. Quali sono le tue più grandi influenze musicali ?

Penso che le mie influenze musicali più grandi siano artisti come Nina Simone, Billie Holiday, Duke Ellington, Miles Davis, Albert Ayler, Fela Kuti, Lightnin’ Hopkins, Eric Dolphy, Roscoe Mitchell, Curtis Mayfield, Bob Marley & The Wailers, Charles Mingus, The Stooges, Pink Floyd, Bad Brains, RZA, Warren G, Sade, Sly Stone e sicuramente tanti altri che ora non mi vengono in mente, ma questi sono quelli che mi vengono in mente ora.

Come descriveresti il tuo processo di digging? Quali sono le prime cose che attirano la tua attenzione quando ascolti un loop, un ritmo o un break di batteria che vuoi campionare?

Faccio digging da quasi 20 anni e ho avuto l’opportunità di esplorare tanta musica, fratello. Mi piacciono i groove rilassanti quando li sento, mi piacciono i suoni dissonanti, incisivi, cose che quando le loopi prendono ritmo, capisci? Amo cogliere piccoli frammenti, magari un’increspatura di un fiato, o l’inizio di un campione vocale e vedere come tutto ha senso una volta messo in loop. È un processo magico ogni volta. È come fare sempre lo stesso trucco, ma continuo a esserne ipnotizzato.

Non sono un batterista e ho avuto poca o nessuna formazione nello strumento, quindi faccio fatica a spiegare a parole cosa sento in un break di batteria che mi colpisce, ma ormai mi piacciono le cose strane, o comunque qualcosa di diverso dai break classici.

Quando e come hai iniziato a produrre seriamente e a farti un nome nella scena? Quali sono i primi beat o collaborazioni con MC che pensi ti abbiano fatto emergere?

Ho iniziato a produrre seriamente nel 2007. Penso che la prima collaborazione che mi ha fatto emergere sia stata quando ho prodotto circa metà dell’album HBO di Mach-Hommy. La mia prima collaborazione con lui è stata nel 2013, con l’album F.Y.I., e la seconda con The God Fahim nel suo Dreams of Medina nel 2015. Il successo che ha avuto HBO mi ha davvero spalancato le porte.

Hai prodotto per Mach-Hommy, e Westside Gunn ha scelto un tuo beat (“GONDEK”). Come sono nate queste collaborazioni e cosa pensi abbia attirato questi due artisti — noti per il loro gusto raffinato — verso le tue produzioni? Hai aneddoti? Cosa ti hanno detto la prima volta che hanno sentito i tuoi beat?

Mach-Hommy mi contattò inizialmente tramite SoundCloud nel 2012. Credo di avere ancora il messaggio. Se ricordo bene, mi scrisse qualcosa tipo “hai un suono davvero colorato, dovremmo fare qualcosa insieme” — sto parafrasando. Andai a controllare la sua pagina, mi piacque molto, e risposi tipo “sì, facciamolo”, e da allora abbiamo continuato a collaborare.

Mach e Wes (Westside Gunn, n.d.r.) erano piuttosto legati all’epoca e credo che Mach mi disse che gli aveva fatto sentire qualcosa o qualcosa del genere, non ricordo bene. La memoria è un po’ sfocata. Ma Westside Gunn mi contattò direttamente su IG e mi disse semplicemente che stava sentendo roba mia, che voleva lavorare insieme, e così fu. È stato davvero bello poter lavorare con questi due, entrambi artisti fenomenali a modo loro.

Hai anche creato progetti interi con Armand Hammer, Ankhlejohn, Vic Spencer, Blu e altri. Cosa ti fa decidere di collaborare con un rapper piuttosto che con un altro? Quali caratteristiche artistiche cerchi in un MC che ti ispirino nella produzione?

Cerco l’originalità. Ho varie opzioni, ma allo stesso tempo non è che stia rifiutando un sacco di rapper forti. Come ho detto, per me l’originalità conta molto. Mi piacciono i rapper che scelgono beat diversi tra quelli che faccio. Creo moltissimi brani di vario tipo. Mi piacciono quelli che riescono a trovare la loro tonalità personale nel sound di August Fanon.

E cosa ti piace di più nel creare un progetto completo dall’inizio alla fine?

Domanda interessante. Penso che la mia parte preferita sia il passaggio da beat a demo a mix — quei tre momenti. Prima creo un beat che già di per sé è figo. Poi un MC ci costruisce sopra un nuovo pezzo d’arte. Infine, quando lo riprendo in mano per aggiustare tutto e metterci le rifiniture finali, avere il prodotto finito tra le mani è davvero una bella soddisfazione.

“Forty” con Blu è senza dubbio uno dei nostri album preferiti del 2025. Lavoro incredibile. Com’è nato l’album? Come ti sei connesso con Blu e com’è stato il processo creativo? È andato tutto liscio e veloce o ci avete lavorato a più riprese? Hai qualche retroscena da condividere?

Grazie! Sia io che Blu siamo davvero orgogliosi di Forty. Sono un fan del lavoro di Blu e lo seguo da più di 15 anni. Un amico comune e MC, Stik Figa, mi stava facendo ascoltare un suo brano con un feat. di Blu, quindi gli ho chiesto: “Fratello, ma conosci Blu? Puoi metterci in contatto?”. Stik Figa ha fatto questo favore e Blu è stato aperto fin da subito a sentire dei beat miei.

Credo di avergli mandato subito tipo 200 beat e mi ha detto che già nei primi 50 aveva sentito l’album che poi è diventato Forty. Ricordo che mi scrisse molto presto dopo aver ricevuto i beat dicendo che voleva fare un album. Ero gasatissimo quando me lo disse, tipo: wow, così veloce, facile e fluido come dicevi tu. Entro il primo mese da quando gli mandai i beat e lui mi disse che voleva fare l’album, mi informò che avremmo dovuto aspettare un po’ perché aveva altri progetti da completare prima, ma per me non era un problema. Sai com’è? Nel mese successivo Blu mi mandò tutti i suoi versi per Forty.

L’intero album — anche con i feat — era praticamente finito entro tre mesi dalla nostra connessione iniziale. Potrei sbagliare di poco, ma è stato tutto super fluido e veloce.

Tra tutti i progetti e i beat che hai prodotto, ce ne sono alcuni che ti colpiscono ancora oggi in modo particolare — quelli che senti davvero diversi o che toccano una nota emotiva speciale quando li riascolti?

Bella domanda. Penso che questo cambi continuamente in base a dove mi trovo nella vita. In questo momento, sto sentendo particolarmente un brano con Kendall Spencer che si chiama “GOD.” Mi piace davvero tanto anche una traccia dal progetto Blackchai che si chiama “War Rations.” E poi una traccia su HBO (l’album di Mach-Hommy) che si chiama “Plenty.”

Ce ne sono tante altre che ho in mente ma di cui non ricordo i titoli al momento. Potrebbe sembrare strano, ma in un certo senso ho smesso di stare dietro a titoli e persino a interi album, perché faccio così tanto digging e ascolto così tanta musica io stesso che finisce tutto per mischiarsi. È lì che la mia vita digitale prende il sopravvento su quella analogica.

Ho dovuto fare uno sforzo cosciente per comprare più media fisici, come vecchie riviste, e ho anche ricominciato la mia collezione di cassette e mi sono comprato un walkman. Ma sì, quei brani che ho menzionato sono alcuni dei miei preferiti in questo momento.

C’è un beat — prodotto da qualcun altro — che avresti voluto fare tu?

Niente in particolare che mi venga in mente. Magari mentre ascolto qualcosa mi ci fisso e mi immagino di averlo prodotto io. A dire il vero, metà della buona musica — o almeno quella che io considero buona — l’ho prodotta nella mia testa almeno una volta, in qualche forma, nella mia immaginazione.

Tra tutti gli MC con cui hai lavorato, chi pensi sia il più sottovalutato, uno di quei talenti incredibili che la gente prima o poi finirà per riconoscere?

Forse il più sottovalutato in assoluto, tra quelli con cui sto lavorando ora, è Anwar HighSign. Prima si faceva chiamare Has-Lo, ma ha cambiato nome poco prima della pandemia, credo.

Anwar HighSign è un matto.

Ad esempio, sappiamo che hai collaborato molto con Obijuan — anche lui è tra i nostri preferiti nell’underground. Cosa ti colpisce del suo stile o della sua energia che ti fa venire voglia di continuare a lavorare con lui?

Obijuan è incredibile anche lui. C’è qualcosa nella sua sintassi, nel modo in cui struttura i versi, che mi fa percepire ciò che fa come autentico.E mi ha fatto davvero piacere conoscerlo anche a livello personale mentre lavoravamo insieme.

Se potessi scegliere un solo rapper con cui fare un album collaborativo completo, chi sarebbe e perché?

Penso che sceglierei Yasiin Bey (a.k.a. Mos Def, n.d.r.). Penso che lui sia un tradizionalista che però non ha mai smesso di crescere, leggere, imparare, riflettere, desiderare, vivere, ecc. — vorrei poter dire lo stesso per tanti dei suoi coetanei. Ma quel fratello è sempre tagliente, sempre attento, e posso solo immaginare cosa farebbe sulle mie produzioni.

Sei un produttore incredibilmente prolifico — puoi dunque anticiparci qualche progetto in arrivo?

Ancora più Lungs e Mach (Mach-Hommy n.d.r).

 

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