Il “Training Day” di Doye e Giovane Platone. L’intervista.
Doye e Giovane Platone ci raccontano il loro album “Training Day”, un progetto che rappresenta il manifesto di una mentalità underground e indipendente, che prova a resistere all’interno della scena hip-hop italiana, puntando forte su stile, grind e attitudine. Dall’autoproduzione in ogni aspetto alla collaborazione con RRC, passando per il rapporto con Click Head e la gestione in proprio di ogni aspetto creativo: Doye e Platone incarnano la vera essenza dell’underground in Italia, tra indipendenza, sbattimenti, creatività, studio e rispetto della Cultura hip-hop. A dicembre il cerchio si chiude con l’apertura delle date italiane di Thirstin Howl The Third, generale della Lo-Lifes, un momento per celebrare questa cultura.
“Potevano lottare per se stessi, ma hanno scelto l’onore, hanno scelto il mito!”: il potentissimo intro “Saluto Militare” con cui si apre “Training Day”, il vostro nuovo disco, è una chiara dichiarazione di guerra. La marcia militare stesa da Platone lascia ampio spazio alle barre da battaglia di Doye. Avete scelto l’onore e il mito quindi. Come vivete la dicotomia tra questa scelta e la giusta ambizione di farci un lavoro, di non rimanere “senza stipendio”?
GIOVANE PLATONE: Apro con una chicca a proposito del beat, inizialmente prevedeva un campione di “Come Together” dei Beatles che abbiamo deciso di rimuovere insieme in studio per enfatizzare ancora di più quel senso di marcia che hai sentito. Per quanto riguarda il messaggio passo volentieri la palla al mio collega…
DOYE: Come ogni mito che si rispetti “faremo i soldi da morti!” Lol, scherzo (spero). É un discorso un po’ delicato, nel senso che non siamo ancora al punto di riuscire a campare solo di musica, ma l’entrata che ne deriva si fa sempre più grande e costante, quindi ottimo così. Il nostro trick è stato quello di non aspettare che qualcuno ci prendesse dal nulla e ci portasse a mille, ma iniziare subito a farci strada, a lavorare al meglio delle nostre possibilità e a cercare di convertire fin da subito i fan “digitali”, in fan organici diciamo, che quindi nonostante i pochi numeri, investissero in noi e nella nostra musica tramite merch, copie fisiche e quant’altro.
Aggiungi il fatto che oltre alle spese per la produzione della musica (rec mix e master) e i costi dei materiali, non dobbiamo dare percentuali a nessuno, non dobbiamo pagare lavori o altro, essendo che gestiamo e produciamo tutto tra noi, il guadagno è netto e nostro per intero.
Ogni lavoro che fate uscire, riuscite ad alzare l’asticella. “Rosso Corsa” é già un culto dell’underground italiano degli ultimi anni, ma in questo nuovo disco “Training Day” lo step-up é stato totale, nella produzione, nella scrittura, nella comunicazione e anche nella release fisica, curata da RRC. Come vi siete approcciati al progetto e quali obiettivi vi siete posti?
DOYE: Io lo dico, Plato era un po’ restio sul mettersi a lavorare a un disco nuovo, era il periodo in cui stava uscendo LF3 e non sapevamo bene cosa fare né come farlo. Avevamo qualche pezzo pronto che era un po’ lo scheletro di quello che doveva essere il disco nuovo, poi però ci siamo beccati al mare da lui e per 3/4 giorni abbiamo cucinato, andavo da lui la mattina con mic e scheda audio, mandava qualche beat, scrivevo, lui usciva ad allenarsi (Trmnnnn) e io reccavo i provini.
Quei giorni a Celle hanno stravolto tutto quello che avevamo già pronto, tutti i pezzi che avevamo fatto sono stati scartati in favore delle robe nuove, e si può dire che il grosso del lavoro è stato fatto lì. Poi nei mesi successivi abbiamo aggiunto roba, affinato i pezzi, scelto i feat, il concept e tutto. Per il contatto con RRC dobbiamo ringraziare Edo dei BLVD of Death, che ha passato la nostra roba a Domenico, che si è gasato e siamo entrati in contatto. Appena abbiamo avuto il disco pronto, glielo abbiamo girato e gli abbiamo proposto di fare la release fisica assieme, lui ha accettato ed eccoci qua, coi dischi pronti prima della release, come gli artisti seri (Lol).
Gli obiettivi sono chiari se ascolti il disco, questo è il nostro Training Day, siamo Jake che sale sulla macchina di Alonzo, che capisce che il mondo che aveva idealizzato in realtà è una merda, ma che non ci sta a sta roba, ecco, penso renda bene il concept.
GIOVANE PLATONE: Il disco è nato in un periodo in cui Ciccio (Doye) è venuto a trovarmi al mare verso marzo. Abbiamo allestito uno studio improvvisato sotto la mia mansarda e sono stati dei bei giorni pieni dove ci alzavamo, cercavamo di lavorare insieme al sound, poi io uscivo ad allenarmi e Ciccio chiudeva i pezzi. Abbiamo deciso a disco finito i featuring sulla base di quello che ci ispiravano i pezzi e siamo andati in studio a Milano a registrarlo, mixarlo e masterizzarlo (thx my man Carlito Shak3).
Le tue produzioni, Plato, sono molto varie. Il suono è crudo, denso per la maggior parte del disco il singolo: “Wackass” ha vibes più chill, il banger “Spenderli e Rifarli” feat Gionni Gioielli poggia su un campione infettivo, ma con atmosfere più “morbide”… La title track “Training Day” è una cavalcata claustrofobica in cui sembra davvero di annaspare in una palude con i coccodrilli.puoi raccontarci la visione dietro la produzione del disco e come le hai fatto prendere forma?
GIOVANE PLATONE: Il beat di Training Day è uno dei miei preferiti del disco e di sempre. Ho rigirato il sample 3 volte prima di farlo suonare così, la batteria l’ho suonata sotto la supervisione di Ciccio Doye che la voleva il più minimal possibile. In fase di registrazione, poi l’abbiamo dovuto velocizzare un po’ per renderlo ancora più incalzante e farlo suonare meglio con il rap di Ciccio.
In “fratelli miei”, Doye racconti la realtà di Saronno, della tua gente, reclami spazio e opportunità per te e i tuoi fratelli. La zona é molto prolifica e in fermento, vi state prendendo tutto! Quanto è stato importante l’ambiente in cui siete cresciuti (“leggilo in faccia alle persone:quà é provincia, brother!”) e dove vi vedete per il futuro? Quali sono i vostri sogni e ambizioni?
DOYE: Penso che l’importanza dell’ambiente in cui sono cresciuto derivi principalmente dal fatto che, nell’effettivo, non c’è niente da fare, quindi uno si deve aggrappare a qualcosa pur di sconfiggere la noia e lo sbatti. Per il futuro vedremo, non voglio tirarmi sfiga addosso quindi non faccio pronostici, però shoot for the stars, aim for the moon questo sempre.
In “Demolition Derby pt.2” torna la coppia di “Tweanz”, l’Avalanche Team al completo per il nuovo anthem con il vecchio lupo Clickhead, leggenda dell’underground a 360 gradi. Come e quando vi siete conosciuti, quanto è stato importante per voi avere un mentore/amico come lui? Avremo presto un disco del Team Valanga?
DOYE: Avalanche Team in this Bitch!
Lillo (Click Head) l’ho conosciuto un po’ di anni fa ormai, diciamo per vie traverse tramite alcuni amici (IYKYK). Poi a lui serviva un ragazzone per uno shooting di “Usual” e da lì abbiamo iniziato a beccarci con più frequenza, ma al tempo stava ancora a Milano. Poi quando è tornato a Saronno ci siamo locckati nella DOPE Mansion, e lì per me é stata una specie di stanza dello spirito e del tempo in versione Hip hop, tra libri, dischi, interviste, storie, film, rap e tutte cose… la mia knowledge è cresciuta in maniera esponenziale (Loool) e penso di essere riuscito a capire ancora meglio il concetto di coolness/dopeness, ad affinare l’occhio e a riconoscere la roba wack. Quindi si dai, direi che un po’ mentore lo è stato (anche per un fattore anagrafico tvb Lillo) ma lo vedo più come un fratellone. Per quanto riguarda un disco Team Valanga mai dire mai, diciamo che col freddo rendiamo meglio.
GIOVANE PLATONE: Io e il lupo (Click) ci siamo conosciuti qualche anno fa una sera in cui mi invitò a casa sua per lavorare insieme alla sigla del “Dopecast” : fu subito amore a prima knowledge! Da quel momento possiamo aprire una lunghissima parentesi fatta di serate, dormite, risvegli, pranzi, rap, compleanni e chi più ne ha più ne metta. Per il disco al completo vi dico che i beats miei e di Lunar sono sempre pronti per loro 2…
“…E con l’industria non c’entro un cazzo! come un artigiano!” (cit.). Entrambi siete alfieri dell’autoproduzione: dalle copie fisiche del disco, alle grafiche (@nikelauda), al merch (@leatherfacemansion), avete il completo controllo sui vostri progetti. Collaborereste con realtà più grandi per ampliare la vostra visibilità ? E in quali modalità?
DOYE: Sostanzialmente é fare di necessità virtù, mi spiego: quando abbiamo iniziato a lavorare con Plato, non avevamo altra scelta, non avevamo soldi da investire in grafiche, video, ufficio stampa, comunicazione ecc (non che mo li abbiamo eh!). Quindi le opzioni erano o stare con le mani in mano ad aspettare qualcosa, o rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare. Io sono diplomato come perito grafico, é una cosa che mi è sempre piaciuto fare, quindi una volta che capisci un po’ il funzionamento dei programmi, é tutta questione di inventiva e creatività.
Non sono il più skillato dei grafici, né dei videomaker, però mi sento di dire che ho un buon occhio e qualche buona idea, e sostanzialmente questo ci è bastato a costruire una immagine stilosa e credibile, dal merch, alle cover dei dischi, ai video e quant’altro. La logistica invece è questione di sbatti, e finché non c’era qualcuno che se lo smazzava per noi, lo facevo io. Collaborazioni non ne escludo, io sono grande fan delle visioni che si uniscono per creare qualcosa di unico, quindi certamente, sia per un fattore di visibilità, che non guasta mai, sia perché credo esistano molti artisti, strutture, creativi o player in generale che possano aiutarci a sviluppare la nostra visione e a impreziosire quello che è il nostro prodotto.
GIOVANE PLATONE: Ti confermo che abbiamo autoprodotto tutto il nostro catalogo di dischi e merchandising fino ad oggi. Ora, avendo avuto la proposta di un’etichetta internazionale molto coerente a noi come RRC, abbiamo deciso di affidare a loro il lavoro di stampa, in modo tale da avere una distribuzione ancora più ampia. La visione artistica/grafica dell’intero progetto è ovviamente però rimasta a noi.
Doye il tuo rap è attitudine e tecnica.sei di una precisione chirurgica sul beat.quali mc ti hanno influenzato o ispirato nella formazione della tua scrittura? Quali sono i tuoi preferiti, con chi sei cresciuto
DOYE: Un milione frate hahaha… Però devo dire che la mia primissima formazione è tutta italiana, nel senso che da piccolo non capivo bene l’inglese e non coglievo appieno il rap americano, quindi ho ascoltato davvero tanta roba di casa nostra. In un certo senso, a livello di scrittura sono stato più ispirato/formato da rapper italiani piuttosto che USA: il mio tridente è Club Dogo – Noyz (e Truceklan)- DSA Commando, che oltre all’immaginario mega riconoscibile di tutti e tre, mi ha sempre gasato come riuscissero a descrivere delle situazioni e scene mega nitide che sembra quasi di vederle. Dagli states invece direi che l’influenza è stata più sulla delivery/attitude e più in generale proprio sul suono delle parole, e il mio tridente qua è WSG – Camron – Ghostface.
Presto al Biko di Milano vi incontrerete con l’ambasciatore Lo-Life, Thirstin Howl the Third (Info & Tickets qui ) in una serata/evento che si preannuncia storica, replicata poi il 6 Dicembre al CSOA la Strada di Roma. Per voi, che siete fan della Lo-Life in Italia, cosa significa?
DOYE: Allora, innanzitutto ci tengo a chiarire una cosa, non siamo LoLifer, certo, siamo super estimatori di questa cultura, di Ralph Lauren e di tutta la Legacy che questo movimento ha generato, ma nell’effettivo, siamo incredibilmente lontani da quella che è la realtà in cui il movimento affonda le radici…Nel senso, non ho mai svaligiato uno store di RL, né gonfiato qualcuno in mezzo alla strada per rubargli la giacca (lol) Poi ovviamente molti aspetti/codici/divise li condividiamo, come il Love&Loyalty, il rockare Polo pieces a ogni occasione ecc, però ecco, è più il fattore di stima/ammirazione piuttosto che l’essere effettivamente LoLifers.
La serata di Dicembre si preannuncia già come storica! E’ la prima volta live in Italia di un monumento come Thirstin, e già questo basterebbe a renderla un’occasione più unica che rara. Per me è ovviamente un onore aprire entrambe le date italiane, perché comunque è stato una grande reference per quello che è il mio percorso ad oggi, quindi mi sembra un ottimo modo per coronare la cosa e chiudere un cerchio. S/o a mio fratello OG BIGG DABB che organizza la bazza e si sbatte come un drago per la storia e per la cultura, tvb.
GIOVANE PLATONE: Io sinceramente lo vedo come un bel test per capire se in Italia ci sono le basi culturali per poter organizzare questo tipo di eventi potendolo monetizzare. Sono molto curioso della risposta della gente a un evento del genere.
Tra l’altro a in questo 2025 è uscito il disco della leggenda Thistin Howl III. Alla produzione tra i nomi di Dj Muggs e Psyco Les, spunta quello di GIOVANE PLATONE. Come è nata la collaborazione con l’Mc di Brownsville?
GIOVANE PLATONE: Ti spoilero che abbiamo pronto un pezzo di Og Bigg Dabb da oltre 2 anni con Thirstin’ “il Gufo”. Praticamente inviandogli la cartella dei beats tra cui scegliere lui da buon hustler ha deciso di tenerne un altro mio per il suo disco. Direi che il mio nome tra quelli ci sta proprio bene ahahahah.
Tutti e due siete molto legati al mondo dei graffiti. Potete raccontarci come vi siete avvicinati a questa cultura, come la vivete, in che modo influenza la vostra produzione artistica?
GIOVANE PLATONE: Io ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’hip-hop tramite i miei amici di una vita: gli ATR (Basèg – Speed – Acto + Santo). Poi ho capito che ero scarso a dipingere ed era meglio fare i beats ahahah
DOYE: Ho sempre avuto amici che fanno graffiti però per quanto mi riguarda no, zero, non è proprio il mio sport, apprezzo sempre, mi gasa molto come roba, ma non fa per me, l’unica cosa che mi riservo è il fatto di riuscire a non rovinare un disco se devo firmarlo lol.
INTERVISTA DI ELIA FACHERIS
FOTO 📸 di @FOTACCE