Peter Wit: «Con Payback Rec. vogliamo costruire qualcosa di duraturo, senza scorciatoie»
Peter Wit, classe 2004, racconta la sua crescita artistica con la Payback Records sotto l’ala di EGreen. Sul finire del 2025 ha pubblicato “Giovani d’oggi”, il suo progetto più maturo fin ora. Un disco che vuole essere specchio della sua generazione, tra riflessioni intime e spregiudicatezza. L’obiettivo? Creare musica che resista nel tempo, senza scorciatoie.
Era il 2022 quando abbiamo sentito il tuo nome per la prima volta. Da allora è passato parecchio tempo e, nonostante la giovane età, hai pubblicato davvero tanti progetti. Grazie a chi ti sei avvicinato a questa cultura? Quali sono stati gli stimoli che ti hanno spinto a muovere i primi passi?
Sicuramente grazie ai miei fratelli, mia sorella ballava break e mio fratello ascoltava i Dogo, scaricavano le canzoni dal computer che avevamo a casa. Io come ogni fratello minore volevo copiarli in tutto, quindi andavo a recuperarmi tutto quello che ascoltavano loro.
Chi è stata la prima persona a riconoscere il tuo talento? Qualcuno dal parere autorevole, già nel Rap game, che ti ha detto “spacchi per davvero” “hai qualcosa di speciale”?
Se con autorevole intendiamo il parere di una persona che aveva già costruito una carriera significativa e duratura sicuramente Nicolas (EGreen ndr). Colgo però l’occasione per menzionare tutti i produttori con cui ho avuto il piacere di lavorare e costruire dei bei rapporti di amicizia negli anni, perché lo abbiamo sempre fatto sulla base del rispetto e della stima reciproca.
Fai parte di una realtà indipendente, nata recentemente, ma con già una forte credibilità nella scena underground, grazie alla supervisione di un nome come E-Green. Com’è avvenuto il tuo ingresso in PayBack Records?
Allora, posso dire orgogliosamente che Payback l’ho vista nascere, esiste da due anni e io e Nico quest’anno ci conosciamo e lavoriamo assieme da quattro. L’ho vissuta dall’inizio e non vorrei essere da nessun’altra parte.
Qual è il DNA, la filosofia che caratterizza l’etichetta e Cosa significa per te avere E-Green come mentore? Come si lavora, ci si confronta e si parla di Hip-Hop e di vita con una figura di riferimento di una generazione diversa dalla tua?
Penso che no Shortcuts sia un motto che riassume perfettamente lo spirito di quello che stiamo facendo. Siamo qui con il coltello tra i denti per provare a costruire qualcosa di duraturo, senza la necessità di dover inseguire delle logiche di mercato che puzzano di marcio. Per me comunque avere Nicolas (EGreen) dalla mia è una gran fortuna perché è una persona che ha già vissuto le dinamiche di questo gioco e naviga in questo ambiente da vent’anni. La mia sensazione, sinceramente, è quella di essere in una botte di ferro.
Sei uscito questo mese con “Giovani d’oggi”: cosa rappresenta questo disco per la tua giovane carriera e cosa rappresenta il titolo? Tu potresti essere considerato un “Giovane d’oggi”, ma com’è raccontare la tua generazione? In cosa ti rispecchi e in cosa invece pensi di essere differente? C’è qualcosa in particolare che le generazioni più grandi te non comprendono della tua generazione?
Questo disco per me è il mio progetto migliore finora, per il mio percorso vorrei che rappresentasse quel piccolo salto di qualità, mi piace pensare che finora abbiamo giocato e che questo è il vero inizio. Il titolo l’ho scelto perché ho deciso di affrontare delle tematiche che non riguardano solo me, volevo che più persone possibili potessero rispecchiarsi, soprattutto i miei coetanei e i più piccoli perché sono quelli che possono capire meglio cosa mi ha portato a scrivere determinate cose.
L’unica cosa che mi ha sempre fatto sentire “diverso” è sempre stato che tra i miei amici della mia età sono stato il primo a lasciare la scuola e ad andare a lavorare, ma comunque mi sento assolutamente come tutti gli altri, parte del problema. Probabilmente, pensando ai discorsi dei miei colleghi che hanno tutti l’età di mio padre, il solito discorso da “io a 20 anni avevo già una casa tre figli una macchina eccetera eccetera”….. non si rendono conto di come sia cambiato il mondo e di come sia peggiorato questo paese.
In alcuni brani dell’album si percepisce una scrittura più riflessiva, meno orientata alla sfida pura. È cambiato il tuo modo di scrivere o è cambiato quello che senti di dover raccontare?
Forse entrambe le cose. Se da piccolino i pezzi che scrivevo più facilmente erano quelli meno impegnati, ora è l’esatto contrario. In questo disco mi andava di dire delle cose, continuerò a farlo in futuro finché sentirò questa esigenza.
C’è qualcosa che prima non avresti mai messo in un testo e che oggi invece senti il bisogno di dire, anche a costo di esporti?
Beh sicuramente, riprendendo anche la domanda precedente tutti i temi un po più delicati rispetto ai quali sono abbastanza fragile, come per esempio “in tutta la vita”.
C’è un pezzo in particolare di questo ultimo progetto a cui sei più legato? Uno che racconta meglio chi è Peter Wit oggi?
Probabilmente proprio “Giovani d’oggi” e “Terra promessa” mi rispecchiano più di tutte le altre.
Parli anche dei tuoi nonni in alcuni brani: cosa dicevano loro di questa tua passione per il Rap? Ti hanno consigliato qualcosa o hanno osservato in silenzio lasciandoti fare?
Ovviamente non è che ci capissero tanto, però sapevano che avevo una passione che amavo con tutto me stesso e mi hanno sempre consigliato di portarla avanti.
Sei giovanissimo, ma hai già rilasciato diversi dischi, EP e hai tante collaborazioni all’attivo. Come ci si giostra tra gli impegni lavorativi, la vita quotidiana, il divertimento e l’aspirazione di perseguire una carriera artistica?
Sono del 2004, e onestamente non è facile. Non lo faccio nel migliore dei modi perché mi rendo conto che spesso cado in delle distrazioni evitabilissime, però ci sto provando. Per rispondervi meglio, vi dirò una cosa che mi ha detto Nico in un momento in cui ero particolarmente giù e sentivo il bisogno di cambiare quella che era la mia routine, mi consigliò di dedicarmi a questa cosa come un lavoro e mi disse “ti sembrerà di avere meno tempo a disposizione, ma avrai solo il tempo necessario per fare le cose importanti”. Ad oggi credo sia uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto.
Qual è l’obiettivo più grande che vuoi raggiungere con la tua musica? Non solo in termini di numeri o visibilità, ma di impatto e messaggio.
Rimanere nel cuore delle persone. Pensare che magari tra 30 anni qualcuno farà sentire “Giovani d’oggi” a suo figlio in risposta a una domanda tipo “pa ma tu cosa ascoltavi alla mia età?” Mi fa venire la pelle d’oca.