Pounds448: «L’autenticità è ciò che separa un artista da una leggenda»

Radici siciliane, un’infanzia turbolenta e una carriera costruita su una cruda autenticità. POUNDS racconta il suo percorso dalle case-famiglia alle collaborazioni con Roc Marciano e Griselda Records. Attraverso una discografia solida come roccia e vividi racconti di strada, il rapper di Rochester, NY, si è ritagliato uno spazio unico nella scena underground, portando avanti le tradizioni più crude dell’Hip-Hop.

Peace king, grazie mille per questa opportunità! Siamo fan da anni e una delle cose che ci ha sempre colpito, oltre alla tua musica, è la tua origine italiana. La nostra piattaforma ha base in Italia e sappiamo che sei molto legato alle tue radici. Puoi raccontarci la storia della tua famiglia? Da che parte d’Italia arrivano i tuoi antenati e come sono finiti a Rochester, una città fredda al confine tra New York e il Canada?

La mia famiglia viene da Valguarnera, in Sicilia, e da Pescina, in Abruzzo. Sono arrivati passando da Ellis Island e si sono stabiliti a Rochester nei primi anni del 1910. Si sono trasferiti lì perché all’epoca era dove c’era lavoro.

Com’e’ stato crescere a Rochester da italiano? Com’è la comunità italiana in città?

Quando sono cresciuto io c’era una comunità italiana piuttosto grande a Rochester. C’erano molte più iniziative, festival e cose del genere quando ero giovane, ma col passare degli anni sembra che tutto questo sia andato svanendo.

In diverse interviste hai raccontato che la tua infanzia non è stata facile. Sei cresciuto anche in una casa-famiglia e hai attraversato un periodo molto turbolento, con problemi legali. Puoi raccontarci qualcosa del tuo background, della tua crescita e della tua storia personale? Quali sono state le sfide più dure da affrontare? E soprattutto, come sei riuscito a uscirne?

Sono cresciuto in una casa dove l’alcolismo e l’uso di droghe mi hanno costretto a crescere e a cavarmela da solo molto presto. La mia vita domestica si rifletteva nel mio comportamento a scuola e in generale, così sono finito in una casa-famiglia perché la situazione era completamente fuori controllo. Sono stato cacciato per risse e ci sono voluti anni prima di rimettere insieme i pezzi.

Mentre tutti vivevano la “classica esperienza delle scuole superiori”, io cercavo un’auto aperta dove poter dormire. Alla fine ho iniziato a diventare un hustle e le cose hanno cominciato a cambiare per me.

Come ti sei avvicinato al rap e quando hai iniziato a registrare i tuoi pezzi? Qual è stato il tuo percorso nella scena hip-hop? Come sei riuscito a entrare nel giro e a farti un nome prima a Rochester e poi in tutto l’Upstate New York?

Sono sempre stato dentro il rap. Ma non ho mai pensato seriamente di rappare o registrare fino a quando avevo circa 21-22 anni. Frequentavo gente che faceva musica e sapevo di poter fare meglio di loro, ahah. Il primo beat su cui ho mai registrato è stato “What We Do Is Wrong” di Freeway.
La scena hip-hop a Rochester all’epoca era molto viva. Appena ho iniziato a registrare ci sono andato giù pesante: su ogni mixtape, collaborando con chiunque. Penso che tutti abbiano capito subito che ero serio e che avevo talento come MC.

Quali sono state le influenze musicali e culturali che hanno plasmato il tuo sound? Chi ascoltavi crescendo e chi ti ha spinto a prendere il microfono?

Sono stato fortemente influenzato da Prodigy, Big Pun, Sean Price, Jay-Z e Kool G Rap. Studiavo il modo in cui costruivano le barre come farebbe uno studente universitario. Vengo da quella scuola. Ma è stato quando ho sentito “Problem Child” di 50 Cent che ho capito che questa cosa era per me e che l’avrei presa davvero sul serio.

Negli ultimi dieci anni Rochester e l’Upstate New York sono stati il fulcro di una vera rinascita underground. Condividi la città con artisti fortissimi come 38 Spesh, Eto, il collettivo Da Cloth, e hai collaborato anche con i vostri vicini di Buffalo della Griselda Records: Conway The Machine e Westside Gunn. Quali sono state le performance, le uscite o le connessioni chiave che ti hanno aiutato ad affermarti nella scena underground?

Penso che Heavy Lies The Crown mi abbia aiutato a piantare la mia bandiera. Poi, dopo Pee Wee Kirkland con il suo co-sign, Trafficante con Buckwild mi ha davvero fatto esplodere. Ma quando sono usciti There Is No Mafia e TONY 2 hanno consolidato tutto in modo permanente.

Hai un catalogo impressionante e molto solido: da 448 Grams (2014) a Heavy Lies the Crown (2016), Trafficante con Buckwild (2019), There Is No Mafia (2020), fino ai più recenti We Kill Everything We See (2023) e Vacuum Seal Valedictorian (2024), For Dealers By The Dealers. Quali sono i progetti di cui sei più orgoglioso o che ritieni più importanti nella tua discografia, e perché? Pensi che il tuo lavoro riceva il rispetto che merita nella scena underground?

La risposta precedente introduce un po’ questo discorso. Per quanto riguarda il rispetto, penso che ci sia. Ma mi sono sempre sentito sottovalutato e continuo a sentirmi così. Tutti i miei lavori sono estremamente importanti per me, quasi come fossero i miei figli. Sono super coinvolto in ogni fase del processo: gestisco ogni singolo aspetto dei progetti, tranne il mastering. Shout out a Spittzwell. Ma i progetti che produco io stesso sono sicuramente quelli più importanti per me.

Di recente hai pubblicato anche We Kill Everything We See: Director’s Cut, una sorta di “best of” che rilegge alcuni dei tuoi classici, in collaborazione con Trillmatic Goods. Puoi raccontarci questo progetto? Qual era il concept dietro la rivisitazione di questi brani e cosa ha portato Trillmatic Goods?

In realtà Trillmatic ha supervisionato soprattutto le fasi finali, ma è ABAT LBUT che ha prodotto e remixato tutto con una precisione estrema. Amo quello che ha fatto, ha cambiato completamente i soundscape di questi pezzi.

Nel corso della tua carriera hai lavorato con pilastri della scena underground come Roc Marciano, Benny The Butcher, Rome Streetz e molti altri. Qual è stata la collaborazione più significativa per te, a livello personale e artistico? Hai qualche aneddoto o retroscena su queste collaborazioni? E con quali MC o producer sogni ancora di lavorare?

Roc e Benny, senza dubbio. Mi piace confrontarmi con i pesi massimi. Ma con Conway, Flee e Meyhem mi sono divertito di più in studio. Grandi tavolate di cibo e tanta “gas”! Sto ancora aspettando questo feat con Action Bronson, ahah, e ovviamente una collaborazione con Alchemist.

Nei tuoi testi parli spesso della strada e di come ti abbia forgiato, nel bene e nel male. Dal tuo punto di vista, com’è cambiata Rochester rispetto a quando la vivevi tu? L’autenticità nella tua musica è innegabile: come l’hai costruita? Come ti sei guadagnato il diritto di parlare di certe cose nei tuoi pezzi?

In realtà non sono state la strada o le cose legate a quel mondo a cambiarmi, ma la nascita dei miei figli. Altrimenti non avrei mai rallentato. Per quanto riguarda la credibilità, ho fatto quello che ho fatto. Tutti lo sanno. Ne parlo perché l’ho vissuto. L’autenticità è ciò che separa un artista da una leggenda.

Dopo Vacuum Seal Valedictorian, If He Dies, He Dies nel 2024 e For Dealers By Dealers nel 2025, cosa bolle in pentola? Stai lavorando a nuovi progetti? Possiamo aspettarci altre collaborazioni o magari un album interamente prodotto da un singolo producer?

Ho una mezza dozzina di progetti in coda, tra cui quelli con Crisis, BodyBag Ben, un progetto interamente autoprodotto e TONY 3. Il prossimo sarà Juiced con Digiscale Donnatella dal Texas (uscito il 25 Dicembre ndr), con cui ho anche un progetto completamente prodotto da me in uscita, oltre ad altri otto progetti come producer. E speriamo arrivi presto quel progetto con Alchemist, ahah.

In un’intervista hai detto di essere un eccellente chef italiano: quali sono i tuoi piatti migliori e quelli che ami di più mangiare? Dove hai imparato a cucinare?

Sono super preparato su tutto ciò che è italiano e siciliano. Ho una comprensione profonda dei profili di gusto italiani e latini. Il mio palato e le mie capacità in cucina si sono sviluppati molto presto grazie a mia nonna. Era come una madre per me. Cerco di tramandare quante più sue ricette possibili ai miei figli. Ma braciole, gnocchi e lasagne sono alcuni dei miei piatti “next level”, quelli che non sbagliano mai.

 

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