Bufón: “L’arte appartiene all’elite, i graffiti alle strade”

Il writer cileno Bufón Pinta ha raccontato a ThrowUp Magazine della sua lunga militanza nella cultura dei graffiti. Dal dipingere con suo padre murales politici contro la dittatura di Pinochet al condividere il proprio talento, passione e visione per il mondo…

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Ciao Bufón! Iniziamo con le domande di rito. Di dove sei? Come hai scelto questo nome? Ha un particolare significato?

Ciao, vengo dal Cile e vivo in una città nella parte nord del paese chiamata Antofagasta. Bufón è la mia tag da 23 anni. Ho scelto questo nome perché mi è sempre piaciuto far sorridere le persone e da quel giorno mi hanno soprannominato Bufón.

Quando e come ti sei avvicinato alla cultura dei graffiti? Quali sono i tuoi primi ricordi di questo momento?

Nel 1986 ho iniziato a scendere in piazza con mio padre per dipingere slogan politici contro Pinochet, il dittatore dell’epoca. Poi ho continuato a dipingere da solo e ho incontrato nel 1994 alcuni amici legati all’hip-hop. Ascoltavamo “Panteras Negras”, “Tiro de Gracia” e i miei viaggi a Santiago de Cile mi hanno fatto approcciare a questa cultura.

Sei stato ispirato da artisti locali o internazionali? Come si è evoluta questa disciplina nel tuo paese nel corso degli anni?

Mi sono ispirato da Oswaldo Guayasamin dall’Ecuador, “Zekis” dal Cile. Os Gemeos AyS di Santiago, Jovenko di Antofagasta, 3Host di Santiago, Lo dal Brasile, Can2 dalla Germania, Loomit dalla Germania, Vitche dal Brasile e Cope2 dagli Stati Uniti. Sono stati i primi artisti di graffiti che ho notato da quando ho iniziato. Ora penso che la mia ispirazione derivi dagli amici che dipingono costantemente in giro per il mondo. Alcuni di loro sono in Bolivia, Brasile, Perù, Cile, Germania, Italia ecc. Ciò che mi ha veramente ispirato è il fatto che loro vivono per i graffiti e l’evoluzione è una visione del nostro paese in cui siamo pronti a prenderci tutti i muri e andare avanti con lo Stile hip-hop.

Quando ti sei avvicinato per la prima volta ai graffiti è stato difficile recuperare informazioni su questo mondo? Dove trovavi gli spray? È stato facile trovare persone accomunate da questa passione?

Qui nella mia città (Antofagasta) il mio amico 3host è venuto un giorno con uno spray e un fat cap. La bomboletta è stata la prima cosa che ho visto. Fino al 2010, le varie marche di spray non erano disponibili qui, quindi dipingevamo con i pennelli, i rulli di vernice e marche qualsiasi di bombolette. Ci sono così tante persone che dipingono anche se solo poche condividono la stessa di passione; quindi è stato molto difficile ottenere risorse sufficienti per continuare a dipingere.

Raccontaci qualcosa della tua evoluzione artistica negli anni. Hai un’idea del numero di muri, treni che hai dipinto da quando hai iniziato? Qual è il concetto e il processo dietro al tuo ‘’puppet’’? C’è qualche legame con la tua vita quotidiana?

La mia evoluzione è quella di perseverare finché non potrò vivere con i graffiti che realizzo e ho realizzato in tutto il paese e in diverse città come Rio de Janeiro, Los Angeles, Miami, Lima, Cochabamba, Madrid, Berlino, Wiesbaden, Dresda, Milano, Praga, Buenos Aires, La Paz, Quito, Vilabamba, Toronto ecc. Viaggiare mi ha aperto una porta verso il progresso, ho imparato e ho incontrato diversi artisti di graffiti. In quasi 25 anni ho perso il conto di quante volte ho dipinto il mio ‘’puppet’’. Ovviamente va di pari passo con la mia storia, il mio percorso, le cose che voglio esprimere. La mia vita e la mia mente sono legate a questo puppet, le mie idee sono ispirate all’hip-hop, ai viaggi e alle esperienze.

La maggior parte del tuo lavoro si riferisce a condizioni sociali e politiche. Quale messaggio vorresti trasmettere attraverso la nobile arte dei graffiti?

Il mio messaggio fa riferimento all’ingiustizia sociale, all’abuso di potere, alla violenza e alle differenze sociali presenti nel nostro mondo. Vorrei incoraggiare le generazioni più old school a condividere con i più giovani. Ho 2 bambini e il mio messaggio per loro è che puoi vivere con i graffiti e la pittura ma devi vivere per te stesso e anche quello di non dare la tua vita a un’azienda o a un sistema. Non importa se vieni dal quartiere più povero e pensi persino di non avere nulla, perché c’è sempre la possibilità di uscire e vedere il mondo e combattere per i tuoi sogni.

Secondo te, cosa pensa la gente del mondo dei graffiti? Questo tipo di arte è davvero apprezzato?

Penso che i graffiti saranno sempre considerati ‘‘scomodi’’ a causa della posizione che occupano nella società. L’arte appartiene all’elite, ma i graffiti appartengono alle strade, alla gente. I graffiti si apprezzano quando sono ‘’universali’ ma quando hanno uno stile diverso questo spaventa.

Ci racconti qualche esperienza fatta nel corso della tua carriera? Qualche fatto divertente che ti è successo da solo o con la tua crew?

Quando si tratta di graffiti accadono sempre cose divertenti. Una volta ho partecipato all’“Urban Giants”, un grande festival a Milano con tanti artisti. Mi ci sono volute 5 ore per dipingere un muro e ho vinto 380 euro!

Vuoi raccontarci chi sei nella vita quotidiana e come hai vissuto questa situazione pandemica a livello personale e artistico,?

Mi alzo ogni mattina per dipingere, cucinare, giocare con i miei figli, pulire la casa e trascorrere del tempo con mia moglie. Durante la pandemia ho avuto la possibilità di vendere i miei dipinti via Internet ed è stato fantastico.

Hai progetti futuri in Cile o all’estero? Che consiglio daresti ai ragazzi che si avvicinano al mondo del writing per la prima volta?

Tra i progetti c’è quello di dipingere il mio puppet in qualsiasi parte del mondo. Voglio un’opportunità. Voglio che i ragazzi che si avvicinano ai graffiti non bevano, fumino, rispettino tutti e disegnino tutti i giorni anche se troveranno porte chiuse. Voglio che continuino a vivere i graffiti.

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