Intervista a Miedo12: «Senza i graffiti, mi sento vuoto»

Il writer spagnolo MIEDO12 ci ha raccontato di com’è nata la sua passione per i graffiti, del suo percorso artistico, di come ha conosciuto e sia entrato nella crew italiana BN, della scena dei graffiti di Valencia, di come sia ispirato ai disegnatori di fumetti e videogiochi giapponesi e molto altro ancora…

Ciao Miedo. Grazie per averci dato la possibilità di farti qualche domanda… Per prima cosa partiamo dal tuo background: da dove vieni e quando e perché ti sei avvicinato alla cultura del writing? Come nasce il tuo nome d’arte?

Sono nato a Valencia, in Spagna. Ho iniziato nel ’98 nella periferia della mia città e a quel tempo nel mio quartiere era come vivere in un film di graffiti; tutte le strade erano piene di pezzi, c’erano diversi parchi dove tutti si riunivano per la break dance o il rap. C’era anche l’ingresso alla stazione ferroviaria della città, quindi tutti volevano dipingere lì.

Di tutti i miei amici sono stato l’ultimo a iniziare a dipingere, facevo skateboard tutto il giorno e ascoltavo anche punk e trash metal. Quindi non mi identificavo molto con il movimento dei graffiti e del rap. Così un giorno, per noia, un amico, MIVE, mi chiese di accompagnarlo a dipingere un treno. Allora disegnavo solo fumetti, ma risposi… perché no? La mattina ebbi un incidente in motorino e il pomeriggio stesso andai a dipingere. La prima volta che presi uno spray in mano fu per fare un treno, e per poco non fu anche l’ultima! Ahahaha! Provai a scrivere delle lettere sul treno, copiando da una fanzina. Il risultato fu orribile, come previsto. Le lettere erano talmente scarse, che decisi di migliorare me stesso, in modo da non essere lo zimbello dei miei amici e del mio quartiere.

Mi sono avvicinato alla Cultura del writing mosso da un sentimento adolescenziale di ricerca d’identità. Volevo essere rispettato dalle persone del mio quartiere: i writer erano visti un po’ come dei super-eroi, e per un sentimento di self – improvement.

Il mio nome d’arte è nato perché pensavo fosse molto importante che avesse un significato, che non fossero lettere senza contenuto… paura in spagnolo si dice Miedo. Successivamente l’ho tenuto per una questione di equilibrio estetico; la M è simile a una E sdraiata. Il 12 è una questione di superstizione; è un numero che è sempre stato presente. Quello che mi dà molto fastidio è che gli sponsor delle mostre non lo scrivono. Mi chiamo MIEDO12 non Miedo!!!

Nella tua biografia, racconti di come il tuo viaggio a Milano nel 2005 abbia rappresentato una pietra miliare del tuo percorso di writer… Puoi parlarcene meglio?

È vero che un anno prima ho fatto un viaggio a Milano per vedere i Maclaim dipingere dal vivo all’AIRBRUSH, ma è stato un viaggio con gli amici, anche se facevamo tutti parte della stessa crew (Solo sepia crew). È stato grazie a ROMPE che è venuto a vivere a Valencia e ci ha dato così tanto che non potrò mai ringraziarlo abbastanza. Avevo lasciato la mia città per partecipare alla competizione nazionale di graffiti a Madrid. Seen veniva come ospite e qualche volta ero andato a Barcellona. Ma mai fuori dalla Spagna.

Nel 2005 c’è stato un declino importante dei graffiti nella mia città, c’erano solo risse e writer che si crossavano, quindi volevo andarmene da lì. Avevo stretto una buona amicizia con REBEL – Phantom che ho ancora ed è una delle persone migliori che abbia mai incontrato in vita insieme a Reeno Dosher. Rebel aveva invitato me e la mia crew a partecipare alla mostra organizzata con i BN. Lì ebbi l’opportunità di vedere SODA, SMASH, WOW, AKUt, Cruze, Dumbo, BOOST,…. Per me era fondamentale respirare quell’ambiente, poter vedere i miei idoli dipingere, ammirare i writer che avevo visto solo sulle riviste, prendere consapevolezza del fatto che un domani avrei potuto trasformare tutto questo in un lavoro, mi ha aperto la mente. Mi ha fatto cambiare chip e mi ha dato una ragione per perseguire ciò che amavo, senza prestare attenzione alla gente a cui ero abituato nel mio quotidiano.

Come hai conosciuto i membri della crew BN e come sei entrato anche tu in questa crew milanese? Hai qualche aneddoto particolare che vorresti condividere con noi del tempo passato insieme ?

Ho conosciuto parte dei BN a Valencia, grazie a ROMPE, che venne a vivere in città. In estate DOSHER è venuto a fare visita a Rompe e pochi mesi dopo è tornato con REBEL. Non ricordo le date esatte ma quando arrivava l’estate una parte di BN si fermava sempre a Valencia. Ed ero stato a Milano 2 o 3 volte dal 2004. Rebel mi ha invitato a dipingere su un muro con BN alla triennale di Milano, così sono andato e abbiamo dipinto anche altre 2 pareti.

L’ultima sera prima di tornare a Valencia, abbiamo fatto una cena e quasi tutti o molti della crew erano lì. A quel tempo parlavo a malapena italiano, quindi BEPS mi ha dato un cd in cui era scritto …”MIEDO12 GOES BN” ajaajajjajaa. Tra il fatto che non capivo e stavo ancora fumando, non sapevo se fosse qualcosa di serio o uno scherzo da ubriaco. Anche il giorno dopo, mentre andavo all’aeroporto, chiesi a Rebel se fosse successo.

Per me è stato uno shock, sono sempre stati dei maestri per me e ai miei occhi sono sempre stati molto al di sopra di me, in termini di tecnica, storia, abilità e altro. Nonostante gli anni passino, vedrò sempre i BN come la crew che mi ha dato tutto e come i miei mentori. Ovviamente niente di tutto ciò sarebbe successo se non fosse stato per Rebel e Rompe che in seguito si sono uniti alla crew nel corso degli anni.

Quali sono o quali sono state le tue altre crew di appartenenza?

Sono solo in BN e in VOGANS.

Vogans è davvero come un gruppo di soci che vanno d’accordo. Siamo FOLK, LILY BRICK , EMAK. È curioso che ognuno di noi faccia uno stile diverso, ma io e FOLK andiamo molto d’accordo con un 3d super wild (la verità è che non posso essere molto obiettivo con lui perché è uno dei miei migliori amici e qualcuno che c’è sempre stato qualunque cosa), Emak che per me è solo il meglio del meglio del mio paese, molto più avanti del resto dei writers. E Lily Brick ha un talento meraviglioso con gli spray, non conosco nessuno in questo paese che abbia uno stile realistico, con velocità diabolica e facendo dimensioni così grandi.

Prima ero in “TF’s crew” (toy fans crew), la mia prima crew con cui bombardavo, “Only Sepia Crew” la mia crew originale, è sbagliato dirlo ma eravamo troppo in anticipo sui tempi per la nostra città. Ero in Kitche crew, Gpc e in GFx.

Cosa ci puoi dire della scena dei graffiti di Valencia e quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra la scena spagnola e l’Italia o il resto d’Europa? Cosa ci puoi dire della scena spagnola per quanto riguarda treni e metropolitane?

La scena della mia città è cambiata molto. Prima la cosa difficile non era dipingere un muro, era riuscire a dipingere un muro, c’erano sempre risse tra writer, un pezzo poteva durare senza che nessuno lo cancellasse a volte solo 1 giorno. Al giorno d’oggi non sono molto sulla scena e l’impressione che ho è che i nuovi writer vogliano tutto molto velocemente a qualsiasi prezzo. L’importante sono i like.

Le principali differenze che ho visto tra la scena spagnola e quella italiana erano le dimensioni. Architettonicamente, la mia città non aveva mura così grandi. Infatti ho dipinto con la mtn classic la prima volta che sono andato a Milano. Non esistevano spray del genere, quindi ho chiesto se qualcuno poteva darmi uno skinny cap e la sua risposta è stata: …”fai una pezzata più grande…”

A onor del vero c’era un livello più alto a Milano in termini di composizione e murales di vari writer. Lo stile era più wildstyle mentre in Spagna abbondava uno stile più vicino a Sento. La mia città infatti era conosciuta nel resto del paese per la scena dei treni, dove quello che andava di moda era uno stile molto, molto semplice. Parlo di fine anni ’90. È vero che in Spagna, ad esempio, c’erano i puppets di gente come Rostro e Poseydon o i muri elaborati di Morse, Mast, Nem o i muri più antichi di Zeta e chop o Tck ma non erano così grandi soprattutto in altezza secondo me. Probabilmente ci saranno state comunque delle eccezioni.

Per quello che riguarda il panorama dei treni spagnoli, sono super disconnesso da molti anni, però prima uscivo sempre con amici che devastavano la metropolitana. Ma non li sento da molto tempo.

Come si è evoluto il tuo stile negli anni? Su quali altri supporti ami disegnare e quali altre tecniche ti piace usare?

È una domanda difficile da spiegare. Penso che sia legato alla crescita personale, ai viaggi, alla ricerca e alle esperienze. In termini di caratteristiche estetiche, sono passato dal deformare molto le lettere e mettere molte linee di contorno non necessarie a un tentativo più minimalista, passando attraverso una copia di strutture classiche degli anni ’90 a un wildstyle con un punto di equilibrio intermedio.

Per quanto riguarda la parte psicologica, sono passato dal nascondere le lettere all’avere fiducia in me stesso e nella mia tecnica per fare dei tratti corretti, per poi cercare un’aggressività esagerata nelle forme, che esprimono violenza e paura ma con un grande tocco ironico. Per finire, provai a trovare un senso di movimento delle lettere statiche con un focus di aggressività e stile.

La verità è che non ho mai dato importanza al disegno, fino a quando non ho finito la mia laurea. Metto il disegno di personaggi e le pezzate allo stesso livello. Per la mia cerchia familiare, i miei insegnanti, amici o ex partner, disegnare lettere o personaggi che non fossero autoritratti o riproduzioni realistiche, era una perdita di tempo e significava che non avrei mai avuto un buon lavoro in futuro.

Per il resto del mondo, al di fuori dei graffiti ero un perdente. Quindi ho sempre disegnato in segreto. Lo dico perché è stato solo quando ho deciso di iscrivermi a un laboratorio di fumetti di quartiere che ho capito cosa mi piacesse disegnare. Avere tempo per me stesso è stata una rivoluzione. Chi mi conosceva in quel momento, ogni volta che arrivavo in una casa, prendevo una penna, un pezzo di carta e cominciavo a disegnare per ore e ore. Mi piace molto disegnare personaggi ma ho ancora molto da migliorare. La tavoletta grafica è una delizia anche se mi rallenta davvero molto. Di tanto in tanto mi piace l’acrilico e la pittura su tela. anche se non c’è niente come la vernice a spruzzo.

Chi sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente negli anni? Chi sono i tuoi punti di riferimento artistici ?

All’interno dei graffiti, sono super influenzato da MODE2, MORSE, WOW, CES e t-KID in termini di lettere. Per quanto riguarda i personaggi TOAST, LOGAN, POSEYDON, BOOST, ANUS e PEQUE. Ovviamente MODE2 e TRETZE…. Anche se so che non potrò mai fare niente di simile.

Penso che sia necessario nominare chi sono stati i miei insegnanti diretti o indiretti.

EROZ, MIVE, BERS, SEB(tBS), ICH (SAOK), DIME-LOE, JN2 ,BREAK, REBEL,

DOSHER, BOOST, FOLK, ZEUS (Wildboys), AROE, PENCIL, SWET, TRETZE, BONZAI, EMAK, NASE, DIOM, SUCIR, ZOER(Z-ROCK) , ZURIK, MANKEY e BNCREW.

I miei riferimenti artistici…. Potrei dire che i maestri del Rinascimento italiano, ma sarei pedante e bugiardo. Ho iniziato a dipingere da adolescente. La mia influenza sui personaggi è Toriyama, Otomo, i personaggi dei videogiochi degli anni ’90 di CAPCOM, c’è stato un periodo in cui mi sono ispirato a Jordi Labanda e in generale, il fumetto europeo come Skydoll.

Spesso, molti writer, ad un certo punto nella traiettoria della propria carriera preferiscono concentrarsi sulla propria arte e abbandonano quello che da molti è considerata l’essenza del writing ovvero treni e muri…E’ stato anche per te così? In che momento e perché è arrivata questa decisione?

La verità è che dal 2005 ho smesso di dipingere e mi sono concentrato su qualcosa di “SERIO”, ma non è mai successo. Quando passo il tempo senza dipingere, divento triste e mi sento molto vuoto. Ho bisogno di dipingere su un muro o la mia testa inizia a concentrarsi su mille pensieri. Mi concentro sulla pittura di un muro.

Nel mio caso, 8 anni fa ho deciso di lasciare il mio lavoro di ingegnere industriale per concentrarmi su ciò che mi piace e ciò che mi riempie,  la pittura. È vero che ci sono momenti in cui non ho tutto il tempo che vorrei a causa del lavoro (fare tele o illustrazioni). Ma ho bisogno di dipingere. Per me, fare un’illustrazione a tema o una commissione è come fare il cameriere. È un lavoro ma un po’ meglio. Non ho mai visto i graffiti come qualcosa per gli altri o per cercare approvazione. Era ed è qualcosa per me.

Concentrarsi su una carriera artistica va di pari passo con la creazione di un prodotto che il mercato o la società accetta e apprezza. I miei graffiti sono per me, quindi non mi interessa se al mercato non piace, perché per avere approvazione posso sempre fare tele, piatti colorati e inventarmi qualcosa di noioso. Ahahahah.

Hai qualche progetto particolare o obiettivo in mente per il futuro?

Dipingere e recuperare la fotta che avevo qualche anno fa (la vita a volte ti colpisce e ti devi fermare). Ci sono progetti di un libro, serigrafie, bambole, ecc… Ma si vedrà. La cosa fondamentale è che niente e nessuno mi allontani dalla pittura sui muri. La vita è troppo breve per prestare attenzione alla visione e alle opinioni degli altri.

 

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