Gans, FIA Crew: «Ci siamo riappropriati dello spazio urbano con il sabotaggio e la trasgressione»
GANS ci ha aperto le porte sul leggendario mondo della FIA, una delle crew più iconiche del writing italiano degli anni 2000. Un collettivo che ha scritto la storia sui muri di Milano (e non solo), con nomi, oltre allo stesso Gans, come Dumbo, Shampoo, Panda e molti altri. Dalle prime tag ai bombing sui treni tra Milano e Roma, tra notti in yard, rivalità storiche, incontri leggendari e quell’attitudine radicale che ha reso unica la sua generazione. Un viaggio diretto e senza filtri tra metallo, stile e amicizia vera.
Photo credits: Clark, Secse, Spice
Ciao Gans per noi è davvero un onore poterti fare delle domande, nell’era in cui siamo cresciuti noi (i 2000) il tuo nome giganteggiava ovunque a Milano e idolatravamo crew iconiche come VDS e FIA. Puoi raccontarci di come ti sei avvicinato alla cultura Hip-Hop e dei Graffiti e i tuoi primi passi sulla scena con gli spray? C’è qualcuno in particolare che ti ha introdotto e tirato in mezzo?
Ciao ragazzi, piacere mio e grazie per l’invito. Innanzitutto, complimenti per la vostra rivista e per spingere forte le 4 discipline! Ho iniziato fra i 14 ed i 15 anni a fare le prime tags grazie ad un writer romano che si chiama Urlo era il 1995. Infatti io sono nato a Roma da genitori romani e ho frequentato la capitale spesso e volentieri, pur non avendoci mai vissuto veramente.
Mia zia del Testaccio e mia nonna di via Nomentana mi ospitavano quando ero pischello e andavo a trovare i miei amici del cuore e compagni di scorribande che erano poi un gruppo di ragazzi che frequentava il Circeo, località di mare dove trascorrevo tutte le mie estati romane. Urlo era un mio caro amico e mi ha introdotto spiegandomi un po’ tutto: le tag, i bombing, i treni, le crew, i B-boy e le Flygirl…
Come nasce la tua tag GANS, sia come nome che stilisticamente? Ha avuto un’evoluzione negli anni? E quali erano le superfici (muri, metallo, banchine, portoni, serrande..etc) su cui amavi maggiormente lasciare la tua tag e con quale “attrezzo del mestiere”.
Urlo mi aveva suggerito anche la mia prima tag “Ganjah” 🤣… Di cui ignoravo il significato. Comunque, le lettere ed il mood mi piacevano quindi per un po’ l’ho tenuta. Parliamo comunque di 30 anni fa, internet non esisteva e le informazioni in generale erano poche… Diciamo che era piuttosto semplice cadere nelle ingenuità.
Comunque ancora sapevo poco, a Roma vedevo i pezzi degli MT2 e degli ETC, più mille stranieri che passavano da quelle parti. A Milano invece CKC e DCN erano crew molto attive e facevano pezzi pazzeschi. Stand di Roma mi mandava letteralmente al manicomio: raggiungere o anche solo avvicinarmi a quel livello mi sembrava assolutamente impossibile. A Milano vivevo davanti alla scuola francese e lì ho iniziato a frequentare tre writer di zona: Zink, Fackt e Flun, con cui ho formato la mia prima crew OG (Original Gangster). Avevo cambiato la mia tag in GAN per i bombing e GANER per le grandi occasioni.
Zink aveva una cantina in casa che era la sua tana e anche un crocevia di writer… tramite quel posto ho conosciuto Shampo e Dance degli SAD, che frequentavano il liceo Boccioni e con cui iniziavamo a bazzicare. Fino ad allora avevo dipinto poco, solo con Happy Color o robaccia …e Multona o Sparvar quando andava bene.. ma a quel punto erano arrivate le Montana e i fat cap rosa… Così abbiamo iniziato a divertirci sul serio su tutte le superfici e sono passato alla tag GANS.
Puoi parlarci del tuo incontro con VDS e hai qualche racconto a proposito delle vostre azioni in quel periodo storico? Com’era la scena in quegli anni?
Avevamo una grande ammirazione per i VDS e i Lordz of Vetra con cui siamo entrati in contatto frequentando piazza Vetra e il parco Sempione, che erano i loro punti di ritrovo.
Ti racconto un episodio che secondo me dipinge quel periodo storico, e la nascita di questo e i 1000 altri incontri fatti in quegli anni… A 18 anni e 1 giorno ho preso la patente ( i miei non si sono mai fidati a comprarmi un motorino ma hanno sempre promesso che mi avrebbero dato una macchina appena avessi avuto la maggiore età). Una sera ero appunto andato a un 18º compleanno di quelli in grande stile: giacca, camicia e scarpa di legno. Poi passata la mezzanotte mi ero defilato e mi aveva raggiunto Sha, mi ero cambiato in strada ed eravamo saltati in macchina (una Fiat regata 70 grigio top, ndr) ed eravamo andati a San Donato, al deposito della gialla dov’è si diceva fosse impossibile dipingere…
Io avevo bevuto un po’ troppo quindi avevo tipo vomitato prima di entrare in yard. Ricordo che Sha mi aveva messo i fatcap rosa sugli spray, perché dovevamo andare veloce. Il deposito era illuminato a giorno e i treni luccicavano. Io ho fatto un pannello (il primo decente) e Sha se non sbaglio un top 2 bottom che era poi uscito anche su Xplicit Grafx, direi la fanza più figa del momento. Dopo aver dipinto, non contenti, eravamo entrati nella cabina del conducente e avevamo spruzzato i comandi, in segno di vandalismo😇.
Dopo le foto di rito siamo usciti dalla yard ed eravamo felici come dei pazzi che ci abbracciavamo; Il sabato seguente alla collinetta del parco Sempione, ricordo qualcuno dei VdS che era venuto a presentarsi e complimentarsi…. Così, si può dire… “ti davano l’amicizia” ai tempi!
La mia preferenza come writer quindi andava decisamente ai treni e al metallo fra FN/Metro/FS non mi sono fatto mancare mai nulla… Quando ogni tanto andavo a Roma anche lì andavo a dipingere i treni… Ed il flavor era tutt’altro!
Lì frequentavo la ballotta di Urlo che si era parecchio allargata… era la rotonda del Colosseo una piazzetta dove si ritrovano writers romani dove facevamo base. C’era Moke e Foot (poi Reps) più un sacco di altri writer simpatici. Con loro abbiamo fatto parecchie scorribande e tag tours che invece a Milano non facevo. Alla yard del Tuscolano si dipingevano gli FS di giorno vista acquedotto romano.. ad Anagnina in metro linea A si faceva a sassate con Gast che praticamente abitava nella yard. La notte si andava a dipingere il Lido in corriera, entrando in yard da tunnel nella boscaglia. Per me il writing all’ epoca era amicizia, avventura e vita, ossia tutto! Sono innumerevoli gli incontri fatti e memorabili..
A proposito di Gast una storia buffa è che dopo averlo incrociato in yard forse nel ’99 circa (con sassaiola annessa, inseguimenti vari) me lo sono ritrovato a casa di un’amica di Milano… Suono apro la porta e me lo trovo davanti! E lui mi fa:”quella volta v’ho fregato io ehh?!?” Io mi sono fatto una risata e poi ci siamo fatti due chiacchiere… Lui voleva fare il fotografo in quel periodo. Credo che ormai avessimo entrambi almeno 27 anni e gli animi si erano abbastanza placati.
Come sei passato in FIA e come nasce la Fuck It All crew ?
Fia crew formazione originale erano Dumbo , Shampoo e Nenche. Si è via via ampliata con Risk e Rocks e poi a seguire altri writers che facevano parte già del nostro gruppo, milanesi e non. Mi ricordo che quando era stato il mio turno , mi avevano scritto un biglietto per dirmi : sei dentro Gans! Era stata una grande felicità e un onore per me naturalmente anche perché non ho mai fatto parte dei VdS che erano una generazione leggermente prima della mia.
Gli anni bomba della Fia Crew sono stati quando a un certo punto a Milano si erano trasferiti anche il Panda e Reps, Fenzy aveva iniziato a scrivere Gees e tutti avevano iniziato a darci dentro sul serio. Eravamo al massimo perché ormai eravamo tutti abbastanza cresciuti e consapevoli di quello che facevamo e di quello che stavamo vivendo… un periodo di transizione storico, in cui Milano diventava una città più internazionale ed aperta, una città dove gli incontri si moltiplicavano e tutto sembrava possibile.
Cosa secondo te vi ha reso una delle crew più iconiche d’Italia e vi ha differenziato dalla competizione? Hai anche qualche aneddoto da raccontarci a proposito?
La particolarità di Fia Crew, secondo me è quella di mettere insieme almeno due generazioni di writers , non per forza legati fra di loro dalla vicinanza geografica, quanto più dal condividere un approccio radicale e libero a questa arte.
Puoi raccontarci anche dell’attitudine dei diversi membri storici come Shampo, Panda, Dumbo e di avventure leggendarie passate in loro compagnia?
L’attitudine che ci contraddistingueva era in realtà una genuina emozione ed eccitazione nella consapevolezza di fare qualcosa di speciale, segreto e meravigliosamente fine a se stesso. Era vivere la pienezza della nostra vita in ogni attimo. Di certo non mancava la competizione, la voglia di emergere, di essere migliori degli altri e di essere rispettati, non tanto per essere i più bravi a chiacchiere, quanto per essere oggettivamente quelli che spaccavano di più sia in termini di stile che di quantità. Ma eravamo capaci anche di grandi alleanze, ad esempio con i VMD che considero fratelli con cui abbiamo dato l’assalto ai capannoni della metro verde in 20 o fatto i primi wholetrain nei tunnel. Spesso siamo riusciti come writer ad andare oltre le rivalità e ci siamo sempre aperti alla novità e alle contaminazioni con chi era ricettivo.
Eravate al top della scena, ma avevate qualche rivalità o vi sentivate in competizione con qualcuno in particolare?
Come dicevo rivalità c’erano, sicuramente e come è normale che sia. Devo dire che col passare degli anni alcune di queste rivalità si sono trasformate e in qualche modo risolte, altre sono rimaste sempre latenti e riaffiorano anche a distanza di ere glaciali: poco tempo fa ho incontrato uno della “vecchia scuola” (di cui non farò il nome 😅) diciamo uno di quelli che hanno qualche anno in più di me e che già avevano fatto parecchio quando io muovevo i miei primi passi nel writing beh, insomma, a un certo punto mi fa: “…sì, ho capito, voi eravate quelli cattivi…”.Probabilmente scherzava ma ci ho letto una punta di fastidio.
Gans girava ovunque sia sui muri che metallo… Ti ricordi la prima metro e l’ultima metro che hai dipinto? E puoi raccontarci qualche storia a proposito?
Mi ricordo perfettamente! La cosa buffa è che le due storie coincidono: il primo treno che ho dipinto è stata una metro verde! Fu appunto una di quelle notti in cui con i VMD in 15-20 writer siamo entrati in un deposito della linea verde. Era il 1996 o 97 non ricordo esattamente …però mi ricordo che eravamo fuori dal deposito e c’era Neuro che era un po’ l’organizzatore, che si sdraiava per terra appena vedeva le luci delle macchine passare perché era abbastanza in ansia. Invece Sha si era addormentato fuori dalla recinzione, in attesa di entrare perché era molto stanco e abbastanza disinteressato ad eventuali conseguenze. Comunque quella prima volta avevo fatto una patacca tremenda tre lettere senza 3D ne luci… troppa ansia!! In ogni caso è un bel bellissimo ricordo.
L’ultima metro invece credo di averla fatta nel 2004 con Rocks di giorno linea rossa in capannone : divertente!! Mi ricordo che avevamo trovato la porta sul fianco aperta e c’eravamo intrufolati una mezz’oretta; Siamo usciti dalla yard senza problemi.
Ci sono tante storie divertenti di fughe in particolare le prime volte che andavo a dipingere un po’ disorganizzato capitava spesso di dover scappare e succedeva sempre un po’ di tutto; Una volta ho abbattuto una recinzione in rete metallica mentre scappavo a tutta birra, non l’ ho vista, presa in pieno e abbattuta mi sono rialzato tutto impigliato nei cavi metallici ed ho continuato a scappare come se non ci fosse un domani.
Un’ altra notte sulle ferrovie Nord invece di scappare mi sono mimetizzato nelle ante di un treno: le guardie mi sono passate a 50 cm e non mi hanno visto per miracolo. Penso di non aver respirato per almeno cinque minuti per non fare rumore. Ripresomi dallo spavento ho raggiungo la macchina dell’amico che guidava, non c’era nessuno dei miei amici ma per fortuna una portiera era aperta così entro e mi metto a dormire aspettando gli altri… Dopo parecchio tempo esco dalla macchina per vedere se qualcuno tornava, e mi rendo conto che aveva tutte e quattro le ruote a terra! Praticamente quelli della sicurezza avevano sgamato che era la nostra e avevano tagliato le gomme… Nessuno si azzardava ad avvicinarsi alla macchina per paura di essere sgamati, io che ero scappato per conto mio non sapevo niente… Dopo qualche ora ho rincontrato il resto della crew e siamo tornati a casa come si suol dire sani e salvi.
Mi sono divertito anche a dipingere all’estero, in particolare in un anno vissuto in Cina a Shanghai con il mio amico Oboe ed un writer francese Dezio andavamo a dipingere in posti assurdi con spray da 50 cents comprati nei colorifici cinesi. Era il 2009 e in Cina ancora erano poco diffusi i graffiti quindi i nostri tour avevano un sapore pionieristico. Andavamo in giro a dipingere di giorno indisturbati suscitando la curiosità dei locals.
Sicuramente ti capita anche oggi di vedere pannelli, throwup, tag e pezzi vari in giro per la città…la scena del writing è ancora attiva…Cosa pensi quando vedi ragazzi che continuano nel solco di quello che avete fatto voi, dello stato di questa cultura oggi e dell’evoluzione dello stile se mai c’è stata?
Vedere che i graffiti continuano ad esistere, a svilupparsi ed evolversi in maniere anche inaspettate mi fa piacere e mi interessa. Penso che sia naturale che ci sia un’evoluzione nelle cose anzi vorrei che fosse ancora maggiore, e tutto sommato mi fa piacere comunque vedere che questa cosa è ancora popolare tra le nuove generazioni. I graffiti sono ancora qualcosa di sufficientemente concreto e sufficientemente astratto per impegnare positivamente le menti giovani e affamate, per imparare ad avere una cognizione di sé, a prescindere dal proprio ceto sociale. Una volta un writer romano disse“….nella vita di tutti i giorni sei quello che sei..ma nei graffiti puoi essere quello che vuoi”. Ed è proprio così: è questa la magia.
Tanti writers negli anni hanno evoluto, sperimentato o cambiato radicalmente (dipende dai punti di vista) il loro approccio artistico, applicando la loro visione artistica ad altri supporti, tecniche e filosofie, attraverso canali legali e ufficiali, commercializzando la loro arte. Qual’è il tuo punto di vista e com’è evoluto il tuo approccio artistico oggi? Hai sperimentato o sperimenti tutt’ora altri supporti, tecniche e canali di diffusione?
Nei graffiti ho sperimentato molto.. penso che il mio stile sia abbastanza eclettico.I miei pezzi sono parecchio diversi tra di loro questo perché quello che mi piace di più è sperimentare anche se il risultato alle volte può essere stridente. Chi fa arte, in generale, non può correre il rischio di essere ripetitivo o autoreferenziale: meglio buffo che ripetitivo.
Quello che i graffiti hanno dato a me, oltre all’immenso bagaglio di relazioni sociali, ed aver in generale ampliato le mie vedute, mi hanno dato anche la capacità di guardare alla città e alle sue infrastrutture in maniera diversa: non più carcasse abbandonate, barriere o ghetti, ma opportunità estetiche e sociali. Quello che abbiamo fatto come writer, anche inconsapevolmente, è intervenire sul paesaggio mettendo in atto una riappropriazione dello spazio urbano tramite il sabotaggio e la trasgressione.
Oggi faccio l’architetto e questa conoscenza della città e capacità di guardarvi in profondità è un grande vantaggio, quindi diciamo, che in qualche modo queste esperienze si sono fuse e trovano una certa continuità in quello che faccio oggi per lavoro.
Saluto tutta la mia crew FIA e gli amici vari: VDS, TAK, GR, RNS, MDF, SAD, LORDZ, VMD, GRUPPO OK, OAS, BN, CTO, BBS, TRL!
Un ringraziamento speciale per Dj Rash – VDS
