Intervista Louis Dee Rapper palermo

Louis Dee: «Sto cercando un pubblico adulto…»

In procinto, finalmente, di pubblicare nuova musica, il rapper palermitano Louis Dee ci ha raccontato del suo nuovo singolo con Coez, della sua idea di musica, della giovane realtà discografica “Juicy Music Factory”, della sua città, Palermo, delle sue influenze musicali e tanto altro…

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Ciao Louis Dee, ti ringraziamo per la tua disponibilità a scambiare due chiacchiere con noi e per dedicarci il tuo tempo. Il 15 Luglio è uscito un tuo nuovo singolo con Coez, che, a quanto tu stesso hai affermato sui social, rappresenta” l’inizio di un nuovo viaggio”… Di cosa si tratta? Semplicemente un nuovo album in arrivo e/o un nuovo percorso artistico “sperimentale” ?

Si tratta di un nuovo viaggio artistico. In questo ultimo periodo ho lavorato sodo, dopo una serie di eventi accaduti nella mia vita, ho dovuto ricostruire me stesso umanamente e spiritualmente con la conseguenza di nuova musica e anche se non posso ancora svelare esattamente di cosa si tratta posso anticiparvi che Juicy music factory e tutti gli artisti e la gente che sta lavorando con me è pienamente soddisfatta seguendo la visione che abbiamo e ragionando con la stessa mentalità.

Nulla di sperimentale: è chiaro che il mio gusto potrebbe essere in contrasto con ciò che oggi offre il mercato in Italia, ma io sto cercando un altro pubblico, forse delle persone più adulte o comunque più vissute culturalmente e intellettualmente. Il mio immaginario il mio sound e le liriche ti portano a riflettere su altri argomenti che spesso non vengono trattati da chi ha maggiore visibilità e alla fine il pubblico più grosso continua a essere fatto da ragazzini che basano le loro vite su cose spicciole… Poi però crescono, vivono, fanno esperienze… E sembra che smettano di ascoltare il rap… La causa è evidente appunto: non vogliono più sentire stronzate da ragazzini perché non lo sono più, vorrei fosse questo il mio pubblico oggi… Questo però è un fattore che l’industria discografica non valuta e prima o poi il mercato sarà così saturo da perdere di valore soprattutto qualitativo.”

Com’è nato questo brano? E quando e come nasce il tuo rapporto con Coez?

Ho conosciuto Silvano (COEZ n.d.r) una notte di qualche anno fa a Palermo, siamo entrambe persone appassionate di musica ed è stato facile per me trovare subito il feeling giusto…siamo rimasti in contatto, un anno dopo circa scrissi “Fidarti di me” e la notte stessa in cui gli mandai il pezzo lui scrisse di getto quelle barre infuocate e due ore dopo avevo la traccia completa!

L’energia è stata incredibile e il fatto che un artista del suo calibro abbia avuto piacere a lavorare sulla mia musica mi ha dato la carica giusta per continuare a fare meglio.. Il resto sarà storia.

Raccontaci anche del nuovo “progetto”/etichetta Juicy Music Factory di cui fai parte…

Juicy music factory è la nostra mentalità, il nostro gusto, la nostra pratica, il nostro modo di mettere in atto una visione… Dalla nostra abbiamo la consapevolezza di fare il nostro e continuare a ribadirlo in ogni progetto. ENSI crede nella mia musica quanto me, se non addirittura più di me e discograficamente è un’avventura che richiede degli sforzi non indifferenti proprio perché oggi la qualità della musica viene messa in secondo piano, ma per noi rimane la cosa più importante, ecco cosa intendo quando parlo di una stessa mentalità e della stessa visione”.

In realtà, nell’ultimo paio d’anni hai continuato a pubblicare una serie di “singoli”, o brani con un attitudine più freestyle, intitolata “Flow sui Gradini” sempre prodotta dal tuo socio di lunga data Big Joe e con alcuni featuring tra cui Creep Giuliano, Ensi e Nerone. Qual’è l’idea o la “storia” dietro questa serie di brani e il loro titolo?

FLOWSUIGRADINI è stato il mio modo per tornare a riaffacciarmi su ciò che avevo necessariamente dovuto mettere da parte dopo l’uscita del mio primo album “Sto bene all’inferno” nel 2015. Sono stato fermo per scelta, ma anche se la musica non usciva, quei quattro anni di silenzio discografico sono comunque stati personalmente prolifici, notavo che la mia scrittura cambiava, gli argomenti pure.

Ho studiato la mia voce più volentieri di quanto non avessi mai fatto tecnicamente tempo prima perché credo mi importasse altro e successivamente sono diventato conscio del fatto che potevo e avrei voluto crescere più di ciò che avevo fatto in precedenza. Il titolo è la verità tutto qui..Da ragazzini io e i miei amici abbiamo iniziato a rappare sui gradini, i freestyle, le collette per comprare le pile per la radio con il lettore cd che scendeva sempre qualcuno e i cd con i beats dei più grandi di quegli anni… Lo facevamo in maniera genuina, innocente senza pretese e solo per divertirci e staccare dalle nostre realtà affinché la musica stessa diventasse la nostra vera realtà in tutto… Eravamo flusso e stavamo giornate intere sui gradini.. This is the truth

Prima, appunto, di questo tuo ritorno con la serie di pezzi “Flow Sui Gradini” ci chiedevamo, perché per qualche anno, dopo il tuo bel primo disco ufficiale “Sto bene all’inferno” del 2015, ti fossi voluto eclissare dalla scena Hip-Hop italiana. È stata solo una nostra impressione o effettivamente non eri più motivato a fare Rap? Avevi forse perso interesse nella scena o hanno influito principalmente altri motivi più importanti, tra cui la responsabilità di crescere un figlio? E, nel caso, cosa ti ha dato la forza e la voglia di rimetterti in gioco?

Dopo il tour di “Sto bene all’inferno” tra il 2016 e il 2017 ho dovuto fare i conti con tutto ciò che della mia vita privata avevo involontariamente messo in disparte e uscire un altro disco nell’immediato non poteva essere una priorità tenendo conto che dal Sud Italia devi lavorare il doppio e anche di più per riuscire a dare continuità alla vita artistica che vuoi condurre…

Così, nonostante non abbia mai smesso di scrivere, mi sono concentrato su me stesso per essere presente nella vita di mio figlio e per far sì che accadesse ho dovuto lavorare duramente su chi sono. Più o meno con quel disco ho provato finalmente ciò che desideravo da ragazzino, quando inizi ad approcciarti a una passione che vorresti diventasse il tuo lavoro, tieni in testa ogni giorno il tuo obiettivo e cerchi di fare meglio che puoi, capii che stavo per riuscirci finalmente…

Quindi mi alzavo la mattina, controllavo in quale città avrei suonato la sera stessa, nel frattempo nei day off scrivevo nuove canzoni, programmavo le possibili mosse future, amministravo le mie risorse e tutto quanto ma ingenuamente non mi rendevo conto di cosa mi stavo perdendo nella vita fuori dai palchi e fuori dallo studio.

Ho fatto delle scelte come tutti e il rap in Italia nel frattempo stava cambiando, c’erano molte più uscite, anche il lavoro attorno a un album si andava col tempo modificando a volte quasi sminuendo, si dava più margine di lavoro sui singoli, tutto stava diventando sempre più veloce e guardare da lontano non mi permetteva di stare al passo con la produttività e soprattutto la continuità di un percorso.

Quando sei entrato sulla scena con Love is Love 1 & 2 (2011-2013), per noi è stato una sorta di “colpo di fulmine” con il tuo modo di fare Rap: Il tuo flow, i testi e le produzioni di Big Joe, in quel periodo hanno rappresentato una vera ventata d’aria fresca per il rap italiano. Quali sono i ricordi più belli che ti porti dietro di quel periodo? E secondo te quali sono state le caratteristiche principali che hanno permesso a te Big Joe di creare uno stile così fresco e innovativo per la scena di quel periodo, (insieme anche ad altri artisti come Johnny Marsiglia)?

I ricordi più belli sono le giornate che ho condiviso con i miei amici in studio, le risate, i sogni e gli incubi tutto in quelle camere da letto che trasformavamo nella nostra base operativa…prima degli studi veri e dalla burocrazia dell’industria, prima della consapevolezza ecco. Delle caratteristiche vere e proprie non ci sono, io e Joe (BIG JOE ndr) siamo degli eterni studenti di questo genere, da sempre nella mia vita la musica ha rappresentato tutto ed è stata una via d’uscita dai labirinti in cui mi andavo a cacciare, non potrei farne a meno neanche volendo… Questo tipo di felicità ha dei fottuti sintomi però ahahah

Palermo è una città fantastica con le sue “contraddizioni”. Com’è cambiata la città e com’è cambiata la scena rap palermitana da quando hai iniziato tu rispetto ad oggi? In cosa Palermo incide maggiormente sulla tua musica?

La città è cambiata sotto alcuni aspetti ma in tantissime cose è sempre uguale.Cambia la mentalità della gente, per fortuna c’è ancora chi crescendo vuole provare a migliorare ciò che gli sta attorno…

Qui abbiamo l’oro, spesso se ne accorgono da fuori ma chi vive qui in certe condizioni economiche e sociali nasce quasi rassegnato. Le cose non devono per forza andare in un solo modo, vorrei lo capissero i più giovani. La scena rap palermitana è viva, ma piena di gabbie mentali! Non c’è unione e la conseguenza è inevitabile.

Quando ero agli inizi di tutto questo ho avuto tanti amici, alcuni sono rimasti altri no ma ho comunque passato dei momenti di aggregazione, ho acquisito cultura anche da chi faceva l’opposto di ciò che provavo a fare io. Oggi non c’è questo riscontro e io sto provando a portare avanti il mio concetto di unione, le prime due date di “FLOW PER SEMPRE” con Elia Phoks, Big Joe, Dj Rage, Spika, Turi Moncada, sono andate molto bene, volevo si rendessero conto di come avessimo tirato su un vero e proprio show di Rap … Tutti artisti diversi provenienti da diverse realtà, è stato uno spettacolo che non si vedeva da anni a Palermo, spero di aver dato il mio contributo e continuerò a farlo… Immagino Palermo… Un giorno diverso.

“Nero d’Inferno” di Stokka e Mad Buddy,  uno dei classici  per eccellena dell Hip-Hop italiano che parlano di writing, viene proprio da Palermo. Inoltre, proprio quest’anno nella tua città si è svolta la prima edizione di un grosso festival di graffiti (Palermo FestiGraff) …Sulle pagine del nostro magazine abbiamo , anche, ospitato il writer rosanero Mister Acker  della Skills Burners crew…Insomma, c’è una scena abbastanza viva in città per quel che riguarda i graffiti… Hai qualche legame con la scena dei graffiti palermitana?

Sono un fan del bombing, sinceramente continuo a preferire “l’illegalità”, sono cresciuto col mito di TSF, La fanzine GoTaste è stata come una bibbia…andavo in giro per treni anche io con alcuni dei più forti tra cui Tordo (r.i.p) Waka, Poldo e quelli che sarebbero successivamente diventati dei fratelli, CFK che ha contribuito al “Rinascimento” di quella che era una scena di writers che stava per spegnersi a Palermo… Tra questi ho anche un cugino con cui ho iniziato a muovere i primi passi , un altro di loro ha lavorato a tutte le cover di ogni episodio di FLOWSUIGRADINI, un altro di loro è uno dei miei più stretti amici e oggi è uno dei tatuatori più forti di tutta l’isola.

Insomma questa roba non se n’è mai andata dalla mia vita e mi ha dato tanta passione. Oggi non vedo molto movimento, almeno per quello che riguarda illegal e robe un po più hardcore… Potrebbe rinascere tutto chissà, c’è bisogno di stimoli forse, a volte riguardo vecchi spezzoni di Dirty handz e robe del genere che mi emozionano ancora come se fosse il primo giorno di una scuola vorrei non finisse mai”.

Hai sempre affermato che le tue influenze musicali sono sempre state per lo più quelle provenienti dalla West Coast americana: oggi, invece, cosa ascolti maggiormente? E chi sono i rapper della West Coast attuali che preferisci ? E qual’è la tua top 5 di sempre?

Si è vero, la scena Californiana mi ha praticamente forgiato, quel tipo di suono, le atmosfere… Crescendo ho apprezzato anche la costa East, ascolto tutta la musica in generale, ma i miei riferimenti rimangono li, 2Pac, Dpg, EastSidaz, Nate Dogg, Butch Cassidy… I nuovi artisti sono pazzeschi, Nipsey Hussle tra tutti è stato esemplare, Yg, il figlio di Nate Dogg si chiama Nhale è pazzesco, anche Doggystyleeee è uno fortissimo, mi piace molto anche Ty Dolla. Nella mia top five metto Jay Z, Nas, Nipsey Hussle, Kid Cudi, Isaiah Rashaad e tutta la TDE nessuno escluso tra i più e meno noti.

Chi invece tra le nuove leve palermitane meriterebbe maggiore attenzione secondo te?

L’attenzione la meriterebbero tutti perché come detto in precedenza Palermo ha l’oro e non lo sa ancora nessuno , tra i preferiti c’è sicuramente Spika e Dirt Ò Malley, Jess Maestro, Kilo,Turi Moncada.. Ascolterete buona musica molto presto.

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