Oyoshe & Dope One: Napoli è Hip Hop

Dope One e Oyoshe da tanti anni rappresentano la scena hip hop di Napoli a 360°. in questa bellissima doppia intervista per Throwup Magazine, ci raccontano del loro amore per i graffiti, la musica, la loro città e i coffee shop olandesi.

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Grandi ragazzi!!! Grazie mille per la disponibilità all’intervista… Raccontateci chi sono Dope One e Oyoshe, sia dal punto di vista artistico, che nella vita di tutti i giorni? E come vi siete avvicinati a questa Cultura?

Dope One: Ho iniziato come writer nel ‘93 la mia tag era OZONO. Nel ‘94 ho iniziato a scrivere le mie prime rime, ad assemblare i primi testi. Nel ‘95 ho cambiato Tag in DOPE ONE e nel ‘97 sono salito sul mio primo palco, precisamente quello dello Skillz Detector ad Officina 99. Da quel momento in poi ho lavorato moltissimo sulla scrittura e sui graffiti (faccio parte della leggendaria NSIS CREW). Il mio modo di vivere, di pensare si rispecchia molto la mia Arte, in quanto cerco di portare il mio essere reale e sincero anche nella Musica.In poche parole, non mi sono mai creato un personaggio, non ne ho bisogno. Hip Hip Culture is for all.

Oyoshe: Oyoshe è un cuore pulsante, il sangue che pompa nelle arterie si chiama passione. Essa permette la continuità vitale dello stesso. Grazie alla passione riesce a mantenere l’essenza artistica. L’arte di Oyoshe Waza è senza forma, è grazie a ciò che riesce a vivere privo da ogni condizionamento, e paletto sociale, politico, e artistico.  Non che non sia una solida identità, ma basandosi sul vuoto rappresenta a pieno il concetto espresso nell’Hagakure: ‘’La forma è il vuoto e il vuoto è la forma.’’

Inizio ad appassionarmi all’Hip Hop in seguito alla passione per i fumetti, i disegni ed il Giappone all’età di 11 anni, esercitandomi nell’arte dei graffiti e del freestyle fissando il soffitto, e poi portando le stesse visioni sul foglio per scrivere versi. Il percorso di ricerca musicale si concretizza grazie alla scoperta di alcune cassette soul anni 70 di mia madre, che mi spingono ad una propensione innata per la black music, e per la ricerca spasmodica di musica generica tra edicola e radio. Oggi mi definisco un amatore e ricercatore di suoni, strumenti e dischi, incidendo i primi demo registrando canzoni con un walkman e facendo basi con un gioco per la play station x che ho poi evoluto in campionatori e computer Recording.

È passato un anno circa dall’uscita del vostro album “Iceolator”: com’è nato questo disco? E come avete coinvolto tutti questi mostri sacri della scena italiana come Esa, E-Green, Inoki, Kiave, Speaker Cenzou, O’Zulù, e tanti altri? Sappiamo, invece, che tu, Oyoshe, e Blaq Poet degli Screwball (leggenda del Queensbridge-New York) avete collaborato altre volte in passato, ma puoi dirci qualcosa su com’è nata questa connessione?

Dope One: Questo disco è nato dall’esigenza di esaltare la bellezza della nostra cultura Hip Hop. Le persone ci hanno chiesto di rappresentarli con i nostro sound e noi lo abbiamo fatto. 4 anni di lavoro in totale connessione con tutti i nostri fans  e supporters. Un disco consolidato anche da una serie di live a Milano, Torino, Pistoia, Bari, Roma, Potenza, Terracina, Caserta. Le collaborazioni sono frutto della stima e rispetto reciproco che c’è nell’Hip Hop Italiano, possiamo solo essere fieri di aver condiviso beatz con dei veri mostri sacri.

Oyoshe: I percorsi miei e di Dope One vantano un background abbastanza individuale ed indipendente, essendo noi figli di due generazioni diverse (io sono del 91, e la scena rap di Napoli mi ha visto nascere e crescere dopo Ivan –  Dope One). Ci siamo ritrovati per puro caso sullo stesso percorso: erano gli altri a volerci insieme, quando ci si trovava ingaggiati come MC’S alle serate, senza pretenderlo, e cosi decidemmo di unire le forze per sviluppare un album insieme, riconoscendo nelle nostre attitudini una forte similitudine spontanea. Abbiamo solidificato il nostro percorso con la nostra presenza in tanti eventi in tutta Italia, guadagnandoci il rispetto vero degli artisti. In ‘’Iceolator’’ ci sono tutti grandissimi artisti con i quali c’è un bellissimo rapporto di stima reciproca, sia umana che artistica.

Nel 2010, grazie a ‘’MySpace’’ decisi di provare a contattare i miei rappers preferiti dei tempi, raccontandogli la mia storia e mostrandogli di cosa fossi capace e cosa già stavo mettendo in atto. Molti mi presero in considerazione, e con quei molti ovviamente ho mantenuto le promesse.  Grazie alla mia credibilità nella mia città, sono riuscito ad ingaggiare serate ed eventi dove ho dato la possibilità ad artisti come Verbal Kent e Rugged Man di esibirsi a Napoli. Addirittura abbiamo combinato collaborazioni come quella tra Rugged Man e Clementino.  Grazie a quell’evento gestito da me e altri co-organizzatori, Clementino ha potuto realizzare anche lui un grande sogno, di cui sono orgoglioso e felice.

Blaq Poet ha creduto tantissimo in me, e infatti con lui la storia si è ripetuto quando il mio album ha visto la luce grazie all’etichetta ‘’Soulspazm’’ di Marco Polo. A quel punto non mi sono tirato indietro dinanzi alle mie promesse, organizzando la serata di presentazione con special Guest la leggenda del Queens, che ha visto le migliori produzioni di Premier. Una delle esperienze più belle della mia vita: in giro per Napoli con Blaq Poet, mangiando pollo, girando il videoclip della nostra hit underground ‘’Deal With It’’ e mostrando le bellezze della mia città. Sono stato tra i primi in Italia insieme a Fabio Musta e Dj Jad a smuovere un evento del genere del mercato discografico Italiano, dato che l’album era in parte prodotto anche dall’etichetta discografica italiana BM Records di Mastafive.

Qual’è stato il processo creativo dietro ad “Iceolator”? Avevate già lavorato insieme in passato, ma come avete trovato la giusta intesa per un album intero e avete due processi di scrittura simili o uno dei due ha bisogno di più tempo dell’altro? chi è il più istintivo? Oyoshe tu hai curato anche la produzione di quasi tutti i brani dell’album…vedi qualche differenza tra il rappare tra su un tuo beat o quello di qualche altro produttore?

Dope One: 4 anni di giornate intere passate a fare musica… Beat, carta, penna, strofa, registrazione, montaggio, mic, master e si ricomincia…notti a progettare il futuro a concretizzare progetti. Prima di Iceolator, abbiamo prodotto alcune tracce insieme e abbiamo rappresentato l’Italia all’Hip Hop Kemp,e attualmente siamo parte di un movimento che si chiama TERRONI UNITI. Siamo nel movimento DEAD POETS, diciamo che oltre alla nostra musica, ci piace anche collaborare nei dischi dei colleghi più stilosi, sempre sotto il nome di Dope One e Oyoshe, ma con il solito stile ICEOLATOR.

Non so chi dei due sia più istintivo. Ci piace molto ragionare sulle cose che facciamo, ma non dormiamo…non perdiamo tempo…produciamo sempre. Ci siamo trovati sempre bene a scrivere assieme, fin dal primo momento, anzi posso dire che Iceolator possiede tutta la magia prodotta da due rappers, che scrivono assieme nello stesso momento con dei grandi sogni nella mente e con tanto amore nel cuore.

Oyoshe: Come producer, dopo anni di esperienza, mi definisco molto schematico. Ho diversi settaggi personali che mi imposto in base al tipo di lavoro che devo fare. Facendo questo per professione ho sentito nel corso degli anni di maturare una determinata consapevolezza per fare le cose ed uscirne soddisfatto. ‘’Iceolator’’ volevamo fosse un album banger, ed ,infatti , ci siamo divertiti per ogni traccia, facendo si che ci proiettasse già verso i live di quei determinati brani. Quindi un’accurata scelta delle produzioni con l’intento che nascesse musica forte, da palco e da pompare a tutto volume. Nel corso dei 4 anni, sono impazzito più volte sviluppando in maniera continuamente evolutiva i tappeti dei brani registrati, aggiungendo strumenti, cambiando i settaggi delle drums e a volte anche remixando totalmente tutto.

Come scrittura invece sono più spontaneo, istintivo, alla ricerca dell’emozione che genera la poesia. Rifletto spesso sempre l’ascoltatore perché mi reputo una persona empatica. Sicuramente rappare su un beat di un altro producer mi proietta meglio verso la ricerca delle sensazioni che deve dare la scrittura. Così come per il beat concentro le energie per strutturare le musiche e le sequenze, se salto questo step, quelle stesse energie le riservo per la scrittura. Allora, forse, a volte tendo anche a dare di più come rapper su beat altrui, ma anche sui miei beat quanto sento il giusto feeling rendo ugualmente, solo che per una questione di autocritica ci metto più tempo a trovare il sound giusto per me!

Penso che sappiamo tutti cos’è l’ ice-o-lator (Ahaha!), ma come mai avete intitolato l’album così? E visto che siamo in argomento….qual è la vostra varietà di fumo o erba preferita? E il coffee shop preferito di Amsterdam?  l’ “Abraxas”, citato, anche,nell’album? 

Dope One: Si chiama ICEOLATOR come  Ice-O-Lator ed è un metodo semplice e puro di estrazione, con acqua e ghiaccio. L’uso della doppia o tripla sacca garantisce un prodotto finale veramente puro e le particelle di polvere e gli scarti della pianta rimarranno nell’acqua. Un processo delicato e meticoloso, proprio come la creazione del nostro disco. Hashish preferito ICEOLATOR, weed preferita TANGERINE, coffeeshop preferito THE GREEN HOUSE

Oyoshe: Proprio poco prima dell’uscita di “Iceolator”, ho avuto la fortuna di fare un secondo mini tour in Olanda nella storia della mia carriera (il primo lo svolto grazie al mio album internazionale “Bring Da Noise 2”). In quella occasione, ho assaggiato per la prima volta in vita mia l’AK47 a Rotterdam, rappresentando l’Italia al BEAT M UP BEATS BATTLE, in condizioni veramente high. Sono stato ospitato all’HUNTERS CAFE’ e al CAFE’ DE DUIVAL, locali culto per l’hip hop locale, per live e dj set, dove ho assaggiato un ottimo ICEOLATOR.

Poi il mio concerto ad Eindhoven, insieme alla leggenda DEVIN THE DUDE, dove ho conosciuto MAMA RASCHA WIJEN, una gentilissima signora, o meglio “mammasantissima”, cresciuta a Weed e Hip Hop. Addirittura, anche il WU TANG CLAN, quando è in tour in Olanda, passa prima a salutare lei. Anch’essa mi ha riempito di ottimi regali ‘’medical’’. Potete vedere tutto questo che vi sto raccontando nel documentario del mio mini tour che prende il nome di LYS – A NETHERLAND TOUR DOCUMENTARY  che ha anticipato la mia collaborazione con lo storico producer Ice One, per il singolo LEAVE YOUR SIGN con il videoclip appunto, interamente girato in Olanda.

Nel singolo “Napoli Spara” nella tua strofa, Dope One, dici “Il Rap è Cultura, nu bene comune per tutto il tessut’ sociale”…Puoi spiegare meglio ai nostri lettori questo concetto fondamentale? Come è recepita a Napoli, oggi, la Cultura Hip Hop, soprattutto in quei contesti più complicati? E in che modo, secondo te, può essere, appunto, un “bene”?

Dope One: Certe cose non cambiano mai…la povertà, la depressione, la solitudine, la mancanza di fiducia in se stessi, e tante altre visioni negative portano le persone ad alienarsi e la cultura Hip Hop offre un’altra via, un’altra opzione di vita.Una famiglia dove non verrai giudicato per sesso, razza, religione e ceto sociale. Una famiglia dove c’è condivisione, aggregazione, comunicazione e soprattutto rispetto. This is Hip Hop Culture: un concetto molto semplice che sia nella mia città che nel resto del mondo ha salvato tantissime vite. Napoli respira da sempre Hip Hop e così sarà per sempre. Il Rap appunto è un bene comune atto a soddisfare ogni utente che ne ha bisogno. È un’energia che non va privata a chi la richiede .È dietro la porta e magari non si vede, ma grazie magari a delle Hip Hop Heads come me, magari nelle scuole o nelle carceri, si trasmette la giusta vibrazione di questa cultura.

In diverse vostre tracce, non solo dell’album, ma come anche in “Back To The Style”, fate riferimento al mondo dei Graffiti. Qual’è il vostro rapporto con questa disciplina dell’Hip-Hop? Dipingete o avete “pittato” anche voi?

Dope One: Ho iniziato a mettere delle semplici tags, dapprima con i famosi mattoni della Montana comprato tramite “AL”,dopo con gli spray. Ma la sensazione più bella è quando ho pittato i treni: per due, tre anni assieme a Acet1 e Sgo, ho pittato tantissimi treni e devo a loro tutti i miei bellissimi ricordi riguardo il bombardare treni. Scrivere il tuo nome ,lasciare la tua firma, un segno…dei concetti che si muovono su rotaie…adrenalina…coraggio…passione…

Oyoshe: I graffiti sono stata una delle prime forme di espressione dell’Hip Hop con le quali ho approcciato, in contemporanea con la produzione musicale, il rap e il freestyle. I graffiti sono quel training per la ricerca di un’identità. All’inizio impazzisci per trovare la tua tag, fino a quando non prende forma il tuo stile, e il gioco ha inizio. Preferisco non parlare delle cose fatte in passato con i graffiti, ma chi vive nella mia città sa dove ho lasciato il segno, su quali palazzi e su quali superfici mobili. La mia passione e la mia devozione per i graffiti l’ho espressa anche nel mio brano ‘’Adrenalina’’.

Parliamo spesso di adrenalina, perché differentemente da tantissimi altri writers di altissimo livello, noi amavamo la sensazione più ‘’sportiva’’ e ‘’fisica’’ di questa disciplina. Di scendere, organizzare il colpo, il luogo dove lasciare il segno in silenzio e fotografarlo il giorno dopo. Tantissimi ricordi legati a questa cosa abbastanza ‘’estrema’’ che tutt’oggi ancora pratico quando reputo il momento adatto!

Napoli, oltre che essere una città stupenda, è in qualche modo anche capitale della musica italiana e ha sempre recepito, più delle altre città, gli influssi della musica afroamericana dal Jazz al Funk e al Blues (penso a Napoli Centrale o a Enzo Avitabile). Come mai secondo voi? Si può dire lo stesso per l’Hip-Hop? 

Dope One: L’Hip Hop è Jazz, Funk e Blues…è Enzo Avitabile. L’Hip Hop sono i Napoli Centrale…è Africa…ogni angolo di Napoli è Bronx e questo ci è stato detto dai numerosissimi artisti che hanno suonato nella nostra città. Ognuno di loro ci diceva:”Sembra di stare a casa”. La Musica Rap appartiene alla Black Music e a Napoli anche se siamo bianchi, dentro siamo SUPER BLACK.

Oyoshe: Napoli sprigiona arte da ogni foro. Già dal quadro che puoi intravedere dallo squarcio di Posillipo di una bellezza poetica, fino alle pietre storiche del centro, alla visione urbana e industriale della periferia che sembra sempre fare un richiamo costante alle metropoli Statunitensi. Spesso è capitato anche a me di confrontarmi con gli artisti americani che ho ospitato e di sentirmi dire ‘’sembra di stare a New York, solo con più motorini (ahah). È una città ribelle dallo spirito indipendente come narra la nostra storia, e fortunatamente le radici tradizionaliste ci donano una proprietà di espressione unica in tutta Italia, e ciò ci contraddistingue in maniera spropositata dandoci quella marcia in più per differenziarci dal resto. E’ l’Hip Hop è anche questo: stile in continua evoluzione e competizione con il rispetto delle radici.

A Napoli sono nati gruppi  leggendari per l’Hip Hop italiano, come la Famiglia, 13 Bastardi, Co’sang, oggi secondo voi chi tra le nuove leve rispecchia di più questa mentalità? Nomi su cui puntare?

Dope One: Noi del mondo dell’Hip Hop rispettiamo il passato e tramite l’arte del beatmaking attingiamo dal passato campionando dai vinili. E questo è un processo intelligente e interessante che ti fa crescere, che ti fa conoscere chi erano i padri del Rap e dell’Hip Hop. Non voglio fare nomi o a chi figli e a chi figliastri, come si dice a Napoli. Per me sono tutti forti, diversi, brillanti e pieni di energia. Davvero ce ne sono tantissimi e ognuno con un flow diverso. NAPOLI IS ON FIRE. Non so chi rispetta la mentalità dei gruppi che hai menzionato, forse nessuno, in quanto loro hanno segnato delle epoche…dei segni indelebili. Ma sono fiducioso nelle nuove leve, perché che sia boombap o trap, hanno miliardi di rime, tecnica, flow e musicalità, quindi c’è una vastissima gamma di scelta.

Oyoshe: Hosawa, Angelo Dt1 (anche futura promessa del Cinema che vanta già una bella partecipazione al cast del film “Ultras” su Netflix), Mattewh, Atol (che rappa completamente in inglese e con un fluido extrabeat da farti domandare se è veramente di Napoli). Poi tantissimi altri, dato che, fortunatamente, grazie al mio impegno sociale nelle scuole campane, seguo tantissimi giovani e futuri talenti della scena che se continueranno a coltivare portanno lasciare un segno anche loro.

Che musica state ascoltando in questo periodo della tua vita? E chi/cosa vi ispira di più artisticamente?

Dope One: Sto ascoltando molto Styles P e Dave East, Madlib e Freddie Gibbs, e tantissima musica reggae roots. Ultimamente, anche, molto rock progressive anni ‘70. Tutto mi ispira. E quando dico tutto è davvero tutto. La bellezza è nascosta dietro ogni cosa sta a me in quanto artista cogliere il messaggio e vedere la bellezza anche in una pozza di fango. Poi ripeto quando la musica è bella, e per te rispecchia i tuoi canoni di bellezza (viva la libertà’ ognuno si deve sentire libero di ascoltare la SUA musica). Come me sai bene che, anche, da un suono indiano può partire una hit. Allora, allarghi i tuoi gusti e ascolti tantissima musica, che comunque servirà ad allargare la tua cultura.

Oyoshe: In questo periodo di quarantena sto cogliendo l’occasione per riscavare tra i miei vinili. Un salto nel passato con Gil Scott Heron ‘’The Revolution Will not be televised’’ , Stevie Wonder, Micheal Jackson, e tantissimo  Marvin Gaye ‘’What’s Happening brother?’’ Per il ramo rap sono sempre in fissa con Kendrick e la squadra TDE, J Cole e l’impeccabile squadra Dreamville, la speranza nutrita dai lavori di Conway e Westside Gunn in un ritorno della roba pesante e anticonformista, Dave East in assoluto nella mia top 5, e ogni giorno come se fosse una medicina: Nipsey Hussle.

Abbiamo finito…Volete parlarci dei vostri progetti per il prossimo futuro? O ci tenete a dire qualcosa che non vi abbiamo chiesto?

Dope One: Sto per uscire con il mio primo Mixtape dopo 9 dischi. The Dope Mixtape Vol.1: 17 tracce in collaborazione con artisti made in Usa e Uk. Sono fierissimo di questo lavoro che racchiude due anni di duro lavoro,e che mi ha fatto stringere connessioni ad Atlanta, Los Angeles, Brooklyn, Connecticut, Birmingham e tantissimi altri posti. Non vedo l’ora di poterlo pubblicare, di fare gli instore e di suonarlo in giro. Tutto dipende da questa maledetta pandemia. Ma siamo abituati a combattere. Siamo quelli delle Yard.  In più ho già pronti due dischi con due pietre miliari dell’Hip Hop Italiano…ma…niente spoiler.  Ringrazio tutta la redazione di ThrowUP Magazine per avermi concesso questo spazio in cui ho potuto parlare dei miei progetti e della mia persona. One Love ci vediamo sui treni e presto sui palchi di tutta Italia. “Hip Hop is over Here like Krs One”.

N.d.r : DOPE ONE a Maggio pubblicherà anche un EP insieme a Maury B, intitolato “NA.TO Qui”

Oyoshe: È da poco uscito WAZA BEST RAP 2. Il secondo capitolo della mia raccolta/mixtape che mette insieme tutto il materiale raccolto in giro per l’Italia negli ultimi anni. Le sonorità sono fortemente hardcore, è fuori dal 22 Aprile 2020 su tutti i digital stores e sul mio sito www.oyoshe.com dove sono disponibili copie fisiche di tutti i nostri lavori.

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