Fosk: passione indelebile per gli spray e i graffiti

Fosk, con umiltà, stile e costanza, è riuscito negli anni ad affermarsi come uno dei writer più forti e originali di Milano. L’abbiamo intervistato in esclusiva su ThrowUp magazine.

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Ciao Fosk, facci una breve intro su chi sei, da quanto dipingi e  su quali sono i tuoi segni distintivi…

Nato a Milano nel 1988, dipingo dal 2002. Ho iniziato a scrivere il mio nome per passione, per la voglia di vederlo in giro, per esprimermi; questo mi ha spinto a evolvere sempre di più il mio modo di dipingere. Ho spesso cambiato modi e stili nel corso degli anni per cercare di superare sempre più il mio livello e completarmi sotto ogni aspetto. Gli elementi che mi hanno sempre contraddistinto sono sicuramente quelli di creare effetti nelle lettere che ricordano il metallo o la pietra, con giochi di luci e ombre. Ispirato, per un periodo, dai fumetti, inserivo anche soggetti come occhi, bocche all’interno dei caratteri.

C’è un significato particolare dietro al nome Fosk?

Fosk è l’abbreviazione di “Foskia”, deriva dal fatto che quando fumavo si creava la nebbia, e gli amici del tempo mi hanno dato quel soprannome; così ho deciso di scriverlo.

Come ti sei avvicinato al mondo dei graffiti e quali sono le tue crew di appartenenza ?

I graffiti che vedevo in zona e per le strade della mia città mi hanno spinto ad avvicinarmi a questo mondo, in particolare le “pezzate” dei 16K (dal 2015 ne faccio parte). La Crew con la quale sono cresciuto è la UOK. Ne ho avute altre prima, ma eravamo molto piccoli e inesperti. Con la UOK ho condiviso molte esperienze che mi hanno formato sia come persona che stilisticamente.

Oltre a disegnare con gli spray utilizzi altre tecniche? Su quale supporto preferisci dipingere?

Mi piace sperimentare diverse tecniche come acquerello e acrilico, ma prediligo ovviamente i muri per disegnare, anche se ogni superficie che affronto è una sfida e un modo per studiare nuove tecniche. Ho fatto tante esperienze che mi sono rimaste impresse disegnando su “metallo”: le fughe, le botte ecc… Ricordo una sera, mentre stavamo entrando a dipingere in una famosa yard in nord Italia, ci siamo trovati mezza scena di writer milanese, facendo un doppio “wholetrain” per caso. In quell’occasione mi sono sentito parte di una cosa che mi rese veramente orgoglioso. Quella notte ho capito che nonostante tutto i graffiti uniscono le persone.

Che approccio consigli a chi vuole fare strada nella scena dei graffiti sia a livello locale che internazionale?

Gli unici consigli che mi sento di trasmettere è quello di essere umile, imparare da chi è venuto prima e cercare di evolvere sempre lo studio delle lettere, praticando il più possibile; non dare nulla per scontato.

Cos’è per te la disciplina del writing? E’ riuscito nel tempo a diventare un lavoro oltre che un hobby?

“Writing” è espressione e un modo di comunicare, che ti alimenta e ti butta giù. Qualcosa che può capire solo chi ne fa parte. La mia passione nel disegno l’ho sempre coltivata in parallelo con i graffiti. La mia fortuna è quella di vivere di ciò che mi piace fare: dipingere, dividendo sempre il writing da altre forme artistiche.

Come vedi la scena attuale rispetto a quando è arrivato questo fenomeno in Italia?

È del tutto cambiato o trovi qualche analogia? sicuramente è cambiata sotto molti aspetti, sia stilistici che di mentalità. Ho notato che ora lo stile va in seconda posizione rispetto alla quantità, ma comunque penso che oggi ci sia gente molto valida che spinge, portando ventate fresche alla scena. Credo che l’esigenza di esporsi sia immutata.

Che insegnamenti di vita hai tratto da questa nobile arte?

Mi ha insegnato molto. Ho vissuto episodi che mi hanno fatto crescere come persona e come artista/writer; grazie a questa disciplina ho imparato la cosa che secondo me è la più importante: il rispetto.

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