Tedax Max interview

Tedax Max ci racconta del suo stato di “Forma Olimpica”.

Abbiamo intervistato Tedax Max, rapper emergente di Lione (Francia), che ci ha raccontato della sua città, dei progetti che lo hanno lanciato nella scena underground francese, la serie “Forme Olympique”, le sue fonti d’ispirazione e del ritorno del Rap in Francia.

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Ciao Tedax, grazie per il tuo tempo e disponibilità a rispondere alle nostre domande. Come prima cosa vorremmo chiederti qualcosa della tua storia e il tuo background culturale. Quanti anni hai? E com’è stato, per te, crescere a Lione?

TEDAX MAX: “Sono Tedax, originario di Lione, zona della Guillotière, Place du Pont / Place Voltaire. L’età ai miei occhi non è importante, perciò vi dirò poco…Vi posso dire che ho più di vent’anni da un po’, giusto per darvi un’idea lol. Vivo a Lione da quando ho un anno e mi sono trasferito nella zona di piazza Voltaire quando ne avevo 5. Lì sono cresciuto e ho vissuto in un quartiere in pieno centro città, crescendo tra due mondi e culture diverse. Lione è una città bellissima e ci sono molto affezionato. Per me è la capitale della Francia.”

Invece, come ti sei avvicinato all’Hip Hop e quando hai iniziato a fare le prime rime? E qual’è stato il percorso che ti ha portato al tuo debutto Forme Olympique?

TEDAX MAX: “In realtà, ho iniziato ad avvicinarmi al rap come ascoltatore della prima ora. Da bambino amavo la musica e ne ascoltavo molta. Sono anche di nazionalità congolese e qui in Francia è risaputo che la musica è molto radicata in noi, da un punto di vista culturale. Quindi la musica era la mia quotidianità tutti i giorni, fin dalla giovane età. Ma è verso i miei 7 – 8 anni che mi sono davvero orientato verso il rap”.

Leggevo un sacco di magazine che parlavano di Rap. Mi affascinava il fatto che fosse una cosa di neri e arabi come giù in strada da me, che si vestivano e parlavano come noi e perciò sono stato preso in pieno da questo movimento.

“Ho continuato a documentarmi sul rap fino all’età di 18 anni, quando ho scritto il mio primo testo, insieme ad un amico con cui in seguito ho formato un gruppo. Sentivamo che spaccavamo e da lì abbiamo dovuto continuare a scrivere delle canzoni, e da lì è iniziato. Ho fatto Rap per tanto tempo, ma lo facevo giusto per me e i miei soci. Ho deciso di fare sul serio pubblicando videoclip e i miei brani sulle piattaforme streaming solo dal 2020 con “Maxaveli“. Ho pubblicato una serie di singoli fino al primo progetto “Olympic form“.

È uscito da poco “Forme Olympique: Middle Season”,sequel del tuo primo album solista, Forme Olympique. Raccontaci come è nato l’idea di questa “serie” e qual’è il significato del suo titolo e “concept”. Ci sono delle tracce a cui sei particolarmente affezionato?

TEDAX MAX: L’idea del nome mi è venuta come se non avesse dovuto essere per forza in relazione al suo contenuto musicale. Fondamentalmente, non doveva essere un progetto. Avevamo un surplus di canzoni e per non doverli scartare, ci siamo detti perché non metterle in un unico e medesimo progetto.

Da qui, ho trovato il nome “Forme Olympique”,  che è la forma perfetta per un atleta, per simboleggiare quando si è in grande forma e pronto. Inoltre, ha un significato anche in rapporto alla mia città Lione, e alla sua grande squadra l’”Olympique Lyonnais”.

Una strizzata d’occhio alla mia città e al club che tifiamo e, infine, anche un riferimento agli Dei dell’Olimpo e alla mitologia, che adoro, ma a cui mi sono riferito soprattutto a livello di immaginario e nella cover. “Arrivederci” è una delle mie canzoni preferite del progetto così come “Long Beach“.

Rimaniamo su “Forme Olympique: Middle Season” ed in particolare sulla copertina dell’album che molto spesso attira l’attenzione dell’ascoltatore. Ha un significato preciso oppure una simbologia particolare anche in relazione ai contenuti del disco?

TEDAX MAX: “Rispetto al primo progetto, la cover qui ha una certa relazione con il contenuto. Ho usato gli stessi ingredienti del primo capitolo. Ma abbiamo dovuto spingere il delirio ad un livello superiore, chiamando Dan Shizen che è noto per i suoi lavori Pen & Pixel, un procedimento usato moltissimo per le copertine dai rapper del Sud degli Stati Uniti.

“E allo stesso tempo, le produzioni del del progetto suonano, in qualche modo, come quello degli stati meridionali d’America, con pezzi che funzionano a modo loro (O. Gyssé, Thomas & Laimbeer, Arrivederci), o con canzoni come Long Beach in stile west coast . Copertine e contenuti vanno di pari passo, secondo me”.

Nonostante tu sia un rapper emergente, stai già riscuotendo ottimo successo grazie ai due progetti pubblicati ultimamente. E’ difficile emergere in un mercato musicale così competitivo come quello francese? Qual’è la tua strategia per trovare il tuo spazio?

TEDAX MAX: “Ti risponderò: sì e no. Ci sono troppe cose da tenere in conto. Quel che è certo è che oggi puoi essere in rete e gestire il tuo business da solo e dal tuo telefono. A ciascuno il suo modo di vedere e di fare. Parlerò per ciò che mi riguarda e penso che mi trovo in una nicchia molto sottosfruttata o sottovalutata in questo momento, ma che sta tornando molto forte. In Francia, stanno emergendo un sacco di bravi MCs che spaccano. C’è un ritorno di coloro che fanno rap crudo e di chi sputa fuoco con le barre e dei liricisti. Poco a poco stanno tornando e io sono sicuramente in questa ondata. La prova che funziona è che stiamo facendo parlare di noi.

Io non sono salito su un carro che stava vincendo, sono sempre rimasto fedele a ciò che facevo, e poco a poco, il lavoro porta i suoi frutti. Penso che ci sia spazio per tutti se ognuno resta al proprio posto. Se siamo riusciti a distinguerci è perché abbiamo fatto le nostre cose, senza guardare cosa funziona e cosa no.

Sicuramente, uno step importante è stata la tua partecipazione al noto format “Colors”. Com’è nata questa collaborazione?

TEDAX MAX: “Si, Colors ha giocato a mio favore in termini di visibilità. E’ una piattaforma molto grossa ed è un onore per un artista come me, aver partecipato. Bene, ascolta, semplicemente ha funzionato tutto così, loro sono entrati in contatto con me e mi hanno proposto di partecipare e fare una performance per loro, ho accettato e il seguito lo conoscete…”J’ai Te Jure”

Dopo un 2021 ricco di soddisfazioni hai ancora del materiale pronto da pubblicare oppure delle idee per nuovi progetti in uscita prossimamente?

TEDAX MAX: “Sì sì è tutt’altro che finita. Abbiamo ancora tante cose da offrire, al momento stiamo lavorando all’ultima sezione di “Forme Olympique” per prima del 2022. Poi vedremo…”

Entriamo in maniera un po’ più approfondita nel tuo mondo di rime, musica e flow. Ci sono degli artisti a cui ti sei ispirato oppure a cui ti ispiri tuttora? La nostra impressione è che il tuo approccio, soprattutto in termini di flow e metrica, sia vicino a quello dei big della vecchia scuola, con l’aggiunta di sonorità fresche proprie della tua generazione. Puoi confermare?

TEDAX MAX: “In effetti, ho molta influenze in termini di Rap e persino di musica. Sono figlio della grande epoca del Rap. Il periodo dei liricisti e di chi performava. Potrei davvero nominare un nome o più nomi sicuro. Ma nel complesso sì, il mio mondo e un ottimo mix di Dipset e Mobb Deep e tutta la scuola del QueensBridge. Il lato appariscente e alla moda dei ragazzi di Manhattan o Brooklyn  e il lato lugubre e famigerato del Queens, del Bronx, di Staten Island o di Yonkers. E comprende tutta New York e una sfilza di artisti che mi hanno costruito. Ma non che sia così vecchio, mi sono ammazzato con il rap West Coast o di Memphis, potrei citarvi un mucchio di artisti.

E in Francia è lo stesso: la mia più grande influenza sono i rapper dagli anni ’90 al 2010 ascolto di tutto anche io sono un appassionato di Rap. Quindi nel  mio modo di fare le cose ho ripreso questa cosa da queste scuola di liricisti e gente che spacca con le barre, ma sì, cerco di adattarmi, anche, alle produzioni attuali.

“Non per strategia, ma proprio perché mi piace molto quello che c’è oggi. E anche nel rap newyorkese attuale ci sono ragazzi che mi ispirano e li amo come il team Griselda, Musalini, Rome Streetz (uno dei miei preferiti) Sha hef, Fly Anakin e tutta la Mutant Academy, Roc Marciano, Meyhem Lauren, FleeLord , Eto, RJ Payne, Westside Parlé, Navy Blue, SmokeDza, Planet Asia, ragazzi che non sono necessariamente di New York ma chi sono forti in questa roba Boldy James, Freddie Gibbs, Willie the Kid. Ovviamente, Larry June, Curren$y , è uno dei miei preferiti, Ankhlejon è un mostro. Ma ascolto troppe cose, credo che potrei passare ore a farti nomi”.

Come avrai avuto modo di vedere, siamo sempre molto interessati a scoprire delle nuove realtà underground interessanti e stimolanti. Con attenzione particolare alla tua città, ci sono degli artisti emergenti che secondo te meriterebbero maggior visibilità o che faranno il botto a breve?

TEDAX MAX: Sì, ti consiglio di aprire fortemente gli occhi sul mio ragazzo LawsBabyface, non è solo perché è un mio “potò” (fratello). È davvero talentuoso ha un universo tutto suo che padroneggia dalla A alla Z. E’ un grande rapper, ovviamente della mia città ed è nel mio ultimo progetto nel brano “Thomas & Laimbeer” . Ho, anche, altre canzoni insieme a quelle leggermente più vecchie clip “Taga”. Altrimenti a Parigi ci sono ragazzi come BlazPit, Ratu $, Souffrance o Double Zulu che meritano molto di più in termini di visibilità e che trovo molto forti. Approfondite, anche loro.

 

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